Brexit, Barnier striglia tutti: “No deal mai così vicino”

13 Marzo 2019, di Alessandra Caparello

Il voto di ieri sulla Brexit al Parlamento inglese prolunga  e aggrava l’incertezza. E il rischio di un no deal non è mai stato così alto. Così Michel Barnier, il capo negoziatore dell’Ue per la Brexit parlando alla plenaria del Parlamento europeo che fa un appello a Londra che deve decidere il da farsi.

“La responsabilità sulla decisione della Brexit è esclusivamente britannica e oggi la prima responsabilità per uscire dall’impasse ricade sul Regno Unito. Se continuano a voler uscire l’accordo negoziato è e resterà l’unico trattato disponibile. Abbiamo fatto tutto ciò che potevamo fare.

Barnier sottolinea di non vedere altre soluzioni se non l’accordo di recesso del negoziato.

Barnier: rischio addio disordinato non va sottostimato

“Questa resta la nostra posizione e non cambierà. La soluzione ora deve arrivare da Londra. Il momento è molto grave, lo spettro di un ‘no deal’ non è mai stato così vicino, il rischio di una uscita del Regno Unito disordinata non va sottostimato per le conseguenze che comporta e noi ci stiamo preparando. Invitiamo in modo solenne tutte le parti interessate a prepararsi”.

Dicendo che “noi non abbiamo mai lavorato per un ‘no deal’ ma siamo pronti ad affrontare questa situazione”, il leader dei negoziatori Ue sulla Brexit lancia così la palla a Londra. Le autorità politiche britanniche devono decidere in fretta sul da farsi, come ha ribadito il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans.

“Barnier e Juncker hanno fatto sforzi enormi per chiarire” le cose. “Ora gli unici che possono dirci che strada seguire sono i parlamentari britannici”.

Presentato emendamento compromesso di Malthouse

Per scongiurare un no deal disordinato, in aula è stato proposto un emendamento che sarebbe una sorta di piano B. Si tratta del discusso e controverso Compromesso di Malthouse, che prende il nome dal ministro della Casa Kit Malthouse. Il testo definisce un nuovo backstop con aspetti tecnologici per gestire i controlli alla dogana irlandese. E stabilisce quanto segue:

“Per ridurre al minimo le turbolenze che creerebbe una Brexit senza un withdrawal agreement concordato, si propone:

  1. che il governo pubblichi immediatamente i suo piani sui dazi.
  2. che si preparino le aziende a rendere operativi i dazi, che il governo tenti di rinviare l’attivazione dell’articolo 50 alle 22:59 del 22 maggio 2019, ora in cui Londra abbandonerà l’Ue;
  3. in uno spirito di cooperazione e per avviare le trattative per definire i futuri rapporti tra le due parti, il governo dovrebbe offrire un nuovo set di accordi di moratoria comuni per un periodo che non vada oltre il 30 dicembre 2021. Durante quel periodo Londra verserà i contributi finanziari equivalenti ai fondi netti che dovrebbe all’UE e rispetterà gli altri impegni legali;
  4. il governo dovrebbe garantire unilateralmente i diritti dei cittadini europei nel Regno Unito”.

La premier Theresa May voterà contro la prospettiva di un no deal. Downing Street però ha fatto sapere che i parlamentari del partito dei conservatori saranno liberi di votare come meglio credono sull’emendamento Malthouse. Se il testo passasse Londra lascerebbe l’UE senza accordo ma il periodo di transizione sarebbe promulgato di un anno, fino a fine 2021.

Da parte sua Bruxelles è contraria all’iniziativa. Secondo l’eurodeputato del PD e negoziatore del gruppo dei Socialisti S&D sulla Brexit Roberto Gualtieri è troppo tardi per una Brexit netta. May ha commesso un errore madornale nel modellare la sua strategia sulla base delle richieste dell’ala più radicale del suo partito, quella degli euroscettici più convinti. E la tattica si è rivelata un boomerang, dice Gualtieri.

Ora Downing Street “non ha altra scelta se non quella di lavorare seriamente con i laburisti per una più stretta relazione tra l’Unione europea e il Regno Unito o lasciare la parola al popolo britannico con nuove elezioni o un nuovo referendum“.