Brexit, Ue: “Compromesso Malthouse? Il No Deal dei fuori di testa”

4 Febbraio 2019, di Alberto Battaglia

Il compromesso Malthouse, che prende il nome dal parlamentare conservatore riuscito a far convergere il partito verso una nuova proposta all’Ue, non godrebbe di grande credito presso la politica Ue. E’ quanto scrive il Guardian analizzando le chance che possa concretizzarsi una rinegoziazione del Brexit deal, per quanto solo nella parte relativa al backstop. Un funzionario Ue anonimo avrebbe detto al prestigioso quotidiano che questo compromesso altro non è che “il piano No Deal dei fuori di testa”.

Il Compromesso Malthouse prevede due scenari, battezzati dalla stampa come piano A e piano B. Nel primo scenario vengono previste nuove garanzie sul fatto che il confine fra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda rimarrà “poroso”. Nello specifico, viene auspicata la costituzione di “trattato di libero commercio di base”, che sia l’anteprima del rapporto completo che regolerà gli scambi fra Ue e Regno Unito a Brexit avvenuta. Ovvero, quando sarà terminato il periodo di transizione. Quest’ultimo, sempre secondo il “compromesso”, verrebbe esteso dal 2020 al 2021 compreso.

Il problema del confine irlandese non è solo di importanza locale, come tutela della pace nell’isola. In un’ottica europea, il fatto che esista una non-frontiera dalla quale possano transitare liberamente merci non compatibili con il mercato unico europeo costituisce una potenziale minaccia. Infatti, se dal Regno Unito venisse importata, ad esempio, della carne allevata con l’utilizzo di ormoni proibiti ed essa raggiungesse, senza controlli di frontiera, la Repubblica d’Irlanda, da lì potrebbe legalmente penetrare in Europa. Questo proprio perché le merci circolano liberamente all’interno del mercato unico europeo. Anche per queste ragioni, la questione del backstop è più spinosa di quanto potrebbe apparire a prima vista.

Se l’Ue dovesse respingere il primo pacchetto di proposte, il piano B del “compromesso” prevede che l’Ue riconosca il fatto che non ci sarà nessun accordo entro la deadline del 29 marzo. Ma anche che essa lasci in piedi il periodo di transizione che permetterà alle parti di organizzare il divorzio senza accordo. Durante questo periodo tutto rimane, dai diritti dei cittadini ai vari aspetti commerciali, come se il Regno Unito restasse membro Ue.