Bossi: “Il governo salta se il PDL non vota la mozione della Lega”

2 Maggio 2011, di Redazione Wall Street Italia

MILANO – ”Se non la vota vuol dire che vuol far saltare il governo”. Lo ha affermato il leader della Lega Umberto Bossi mandando cosi’ un esplicito messaggio a Berlusconi sul voto alla mozione della Lega sulla Libia. Bossi che sta partecipando alla ‘Batelada’, una passeggiata organizzata dal Sindacato Padano sul battello al lago di Como, ha quindi ribadito il suo no all’intervento in Libia: ”Non serve a niente bombardare ammazzi solo la gente. Poveracci, poi scappano”.

LIBIA: FRATTINI, COMPLESSO FISSARE DATA PER FINE RAID – ”Fissare una data” certa per la fine dei bombardamenti italiani in Libia, come chiede la Lega, ”e’ complesso”, ma il Parlamento sara’ periodicamente informato. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, in un’intervista a Libero. ”Possiamo ragionare su formule che sono gia’ state adottate per altri Paesi. Ovvero delle formule che prevedano un monitoraggio costante del Parlamento e la sottoposizione periodica della prosecuzione o della modificazione del nostro impegno”, ha spiegato il titolare della Farnesina, rassicurando sul fatto che ”di sicuro non stiamo parlando di azioni militari che durano mesi e creano uno status quo pericoloso”. Secondo Frattini, inoltre, nelle minacce di Muammar Gheddafi di spostare la guerra in Italia ”non c’e’ nulla di credibile, non c’e’ mai stato”. ”All’inizio del conflitto – ha ricordato il ministro – La Russa ci spiego’ che l’arsenale del Colonnello, allora al cento per cento, non era in grado di colpire il suolo italiano. Figurarsi ora con tutte le perdite che ha dovuto subire”.

MARONI: MINACCE SERIE, AUMENTATI CONTROLLI – ”Le parole di Gheddafi confermano che la situazione e’ da tenere sotto controllo, lo stiamo facendo e abbiamo intensificato azioni di verifica sul territorio nazionale”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni a margine dell’inaugurazione di una sede della Lega Nord. A Maroni e’ stato chiesto di commentare la minaccia di Gheddafi di portare la guerra in Italia, dopo che il nostro paese ha accettato di partecipare ai raid. ”Ovviamente questa minaccia non va sottovalutata – ha risposto il ministro dell’Interno -, anche i servizi segreti non la stanno sottovalutando. Non mi sento di dire che la sua e’ una battuta propagandistica”. In piu’, l’uccisione la notte scorsa di uno dei figli del rais e’ probabile, ha aggiunto Maroni, ”fara’ arrabbiare Gheddafi ancora di piu”’. Da quando e’ scoppiata la crisi libica comunque ”noi abbiamo intensificato le attivita’ di controllo – ha concluso Maroni- per evitare che succeda qualcosa”.

LEGA FISSA PUNTI. PREMIER,CONTRIBUTO PRAGMATICO di Serenella Mattera – Diplomazie al lavoro, tra Pdl e Lega. Dopo gli strappi e la plateale presa di distanza di Umberto Bossi dall’impegno assunto per l’Italia da Silvio Berlusconi a colpire obiettivi militari in Libia, pace potrebbe essere fatta attraverso un voto in Parlamento. Almeno, e’ questo l’obiettivo cui si lavora in queste ore: una mozione che parta dai sei paletti fissati dalla Lega, con alcuni aggiustamenti da parte del Pdl. Il via libera alla mediazione arriva dallo stesso Berlusconi, che definisce quello di Bossi un ”contributo costruttivo e pragmatico”. Parole salutate con soddisfazione dai vertici leghisti, con Roberto Maroni che definisce ”positiva” l’apertura del Cavaliere, e Roberto Calderoli che pur apprezzando la posizione del premier, sottolinea come le minacce di Muammar Gheddafi all’Italia possono avere ”pesanti ripercussioni”. La ”mozione della Lega per far chiarezza” compare come annunciato sulla prima pagina di oggi de ‘la Padania’, pronta per essere presentata alla Camera. Sei gli impegni dettati al governo: due sul fronte immigrazione, anche considerata la bocciatura del reato di clandestinita’ da parte dell’Ue, quattro sull’intervento militare (iniziativa diplomatica per la pace, no ad azioni di terra, l’indicazione di ”un termine temporale certo” per le azioni dei caccia, niente nuove tasse per finanziare la missione). Si tratta di ”un contributo costruttivo e pragmatico per trovare la soluzione al dibattito in corso tra le forze politiche sulla vicenda libica”, dice Berlusconi, in una stringata nota di palazzo Chigi. Ed e’ il segnale piu’ chiaro che le diplomazie sono al lavoro. Bisogna fare in fretta, del resto, dal momento che martedi’ sono in calendario alla Camera le mozioni sulla Libia. E l’intervento del premier aiuta a sgombrare la strada, anche se slitta ancora l’incontro chiarificatore con Bossi, che arrivera’ non prima di martedi’. Ad ogni modo, dalla maggioranza si dicono convinti che l’esito possa essere positivo. La mozione della Lega appare fin da subito, infatti, meno tranchant di quanto ci si potesse attendere. Certo, crea qualche difficolta’ la richiesta di fissare un termine alla missione libica, per l’esigenza di non venir meno all’impegno internazionale. E dal fronte pidiellino si cerca anche di ammorbidire la linea sulla questione dei costi della missione. Del resto ”tre mesi, tutto compreso, costano 150 milioni di euro: la meta’ del costo per rimborsare le quote latte”, dice il sottosegretario Guido Crosetto, che aggiunge: ”c’e’ un limite a misurare tutto con il denaro”. Intanto, il testo preparato da Bossi raccoglie il plauso dei ‘Responsabili’, che dell’intervento in Libia non si sono mai mostrati entusiasti: ”Siamo pronti a non presentare la nostra mozione e a sottoscrivere quella della Lega”, dice il capogruppo Luciano Sardelli. Mentre l’opposizione rispedisce al mittente l’invito che arriva da Calderoli a convergere tutti, anche le forze del centrosinistra, sulla mozione targata Carroccio. Proprio mentre si cercano di mettere in risalto le divisioni interne alla maggioranza, infatti, non si vuole cadere nella trappola di darle una mano. Sarebbe ”assurdo” per Antonio Di Pietro (Idv). E Dario Franceschini (Pd) proclama: ”Non ci faremo coinvolgere dai giochetti della Lega”. Mentre Lorenzo Cesa (Udc) spiega che in realta’ il Carroccio ha gia’ rinunciato ai suoi ”sacri principi” in cambio di qualche posto in piu’ nel governo. Comunque, al di la’ del muro rispetto alla maggioranza, l’opposizione resta divisa sull’intervento in Libia. Contro l’Idv, a favore Terzo polo e anche il Pd. Ma al partito di Bersani l’Idv, con Massimo Donadi, pone un dilemma: ”Meglio bombardare in Libia o mandare a casa Berlusconi?”.

«Da una parte c’è una Lega contrariata e contraria al crescere di una partecipazione ad azioni militari. Dall’altra esiste la precisa volontà di evitare la crisi di governo». Questi i “principi ispiratori” della mozione leghista sulla Libia, pubblicata su La Padania e annunciata venerdì in serata da Umberto Bossi. Un documento a cui hanno lavorato lo stesso Senatùr, Roberto Maroni, Roberto Calderoli, Giancarlo Giorgetti e che «ha portato alla presentazione di una mozione – si legge sul quotidiano leghista – in sei punti. «Mozione che porrà fine alle ostilità», come ha sottolineato lo stesso Bossi.

LA MOSSA – La Lega pone dunque sei paletti per trovare una quadra sulla Libia e in particolare chiede che venga indicata una data entro la quale ci sia lo stop di ogni azione militare. «Il primo punto chiave della mozione – si spiega su La Padania – riguarda la guerra a Gheddafi: non ci sia un escalation che porti ad azioni di guerra».

Il secondo punto: «Occorre intraprendere una intensa azione diplomatica perché purtroppo le bombe non sono mai intelligenti». Per questo, e siamo al punto focale della mozione, vien proposto – scrive sempre La Padania – di «fissare un termine entro il quale far cessare qualsiavoglia azione militare. Termine rigorisissimo, da comunicare immediatamente al Parlamento». Il Carroccio chiede inoltre che «non avvenga un inasprimento della pressione tributaria per finanziare le nostre missioni». Ultima, «ma di assoluta importanza, la richiesta di promuovere un concorso reale tra tutti i paesi alleati sui temi scottanti delle ondate migratorie». Tema ancora più caldo dopo la bocciatura della Corte di Giustizia europea del reato di immigrazione clandestina.

CALDEROLI – Roberto Calderoli rivolge «un appello» a tutte le forze, di maggioranza e di opposizione, perché votino la mozione della Lega. «È la più equilibrata e completa e dovrebbero votarla tutti, non soltanto gli alleati di maggioranza ma anche le forze di opposizione che, diversamente, negherebbero i valori della sinistra storica», afferma il ministro della Semplificazione. «La nostra mozione parla di pace, di diritti civili, di stabilità, di fine dei bombardamenti, di diplomazia, e non a caso nelle ultime ore Gheddafi ha proposto un cessate il fuoco, e dice no ad azioni militari di terra, ad aumenti di tasse e a esodi di massa», conclude l’esponente leghista.

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Bossi da Milano avverte che sulla Libia la Lega ha pronta una mozione tutta sua. Da Gubbio Berlusconi replica che le differenti posizioni di Pdl e Lega sul nostro intervento militare in Libia sono in via di soluzione. E’ vero però che la minaccia della Lega di un clamoroso strappo (minaccia che aveva portato il premier Silvio Berlusconi a un pentimento sulla sua scelta di non aver avvisato l’alleato politico dell’escalation militare in atto) all’interno della maggioranza si concretizza. La Lega infatti si differenzierà dal Pdl sulla crisi libica. «Abbiamo presentato una mozione, la potete leggere sulla Padania, in cui tra le altre cose si chiede di stabilire la data in cui si terminano le ostilità» in Libia. Comincia così il nuovo comizio del leader della Lega Umberto Bossi a Milano. Che poi si lancia in una difesa a spada tratta del ministro dell’Economia Giulio Tremonti: «Senza di lui saremmo come la Grecia».

LA MOZIONE – Questi alcuni dei contenuti della mozione della Lega presentata in Parlamento: «Fissare un termine temporale certo, da comunicare al Parlamento, entro cui concludere le azioni mirate sul territorio libico» e comunque nel «pieno rispetto dell’art. 11 della Costituzione». No ad aumenti della pressione tributaria per finanziare la missione operando invece esclusivamente nell’ambito degli stanziamenti ordinari della Difesa. Dalla Lega giunge anche un deciso «no» ad un’eventuale partecipazione italiana a future azioni di terra chiedendo invece che si moltiplichino gli sforzi per un’azione diplomatica internazionale per la ricerca della pace nella regione. La mozione affronta anche l’emergenza immigrazione e chiede che il governo intraprenda ogni iniziativa finalizzata al superamento delle criticità derivanti dalla recente sentenza Ue sui diritti umani, promuovendo parallelamente il reale concorso di tutti i paesi per fare fronte alle ondate migratorie e agli oneri legati al diritto d’asilo dei profughi e al contrasto dell’immigrazione irregolare.

BERLUSCONI – La replica del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, arriva quasi subito, da Gubbio, dove il capo del Governo è intervenuto telefonicamente a una manifestazione del Pdl. La maggioranza, ha spiegato Berlusconi, sta «superando» le difficoltà create dagli ultimi sviluppi della guerra in Libia: la coalizione di centrodestra, insomma, «non corre rischi». Berlusconi ha ribadito che sulla questione libica «la Lega sta preparando una mozione per quanto riguarda il nostro doloroso impegno in quel paese. È un problema questo – ha aggiunto il premier – che ha creato qualche scombussolamento e qualche fibrillazione, ma che stiamo assolutamente superando. Già ci sono le loro dichiarazioni (della Lega, ndr) che non hanno assolutamente mai pensato di creare problemi alla nostra maggioranza».

«Va pian» – Ma anche Bossi, nonostante la sua confermata opposizione alla guerra libica, non sembra avere intenzione di portare alle estreme conseguenze il dissenso suo e del suo partito, almeno a giudicare dalla replica in dialetto («Và pian») a un militante del carroccio che gli urla: «Mandiamo Berlusconi a casa». Poi però precisa «Se dici una cosa, però la devi mantenere», ricordando che Berlusconi, «in Consiglio dei Ministri aveva detto “la guerra non si fa”». Poi, ha ricordato, il premier ha incontrato «il presidente francese che non è esattamente una persona tranquilla e si è messo a picchiare i pugni sul tavolo». Il leader leghista ha ribadito la sua contrarietà alla partecipazione italiana ai bombardamenti in Libia: «Noi siamo contrari alla guerra».

PARMALAT – Bossi è apparso deciso a differenziarsi dal premier non solo sui temi di politica estera. E così si è detto scettico sulle possibilità di successo dell’opa annunciata dalla francese Lactalis per acquisire la Parmalat. «Noi avevamo fatto una legge per impedire che ci portassero via la imprese strategiche – ha detto dal palco della festa dei giovani padani – secondo me non riescono a prenderla».

MORATTI – Il «Senatur» ritorna su tutti i suoi tradizionali cavalli di battaglia a cominciare dal federalismo e dallo «spostamento di alcuni ministeri da Roma». Bossi sottolinea che l’introduzione del federalismo fiscale «cambierà il Paese» e aggiunge che «a giorni» arriverà la firma del presidente della Repubblica su tutti i decreti attuativi. «Secondo me la Moratti pensava di andare al mare, invece dovrà lavorare» spiega poi Bossi, rivolto al sindaco di Milano Letizia Moratti, sul palco della festa del movimento Giovani Padani che si svolge nel capoluogo lombardo. «Non ci sono scuse – ha incalzato il leader leghista, rivolto al sindaco uscente in corsa per la riconferma – se vieni rieletta avrai anche i soldi per realizzare le idee, grazie al federalismo fiscale». «E io – ha aggiunto – potrò venire in centro a Milano senza pigliare tutte le buche».

MARONI – Sulla questione libica ritorna più tardi il ministro dell’Interno Roberto Maroni: «Ieri sono iniziati i bombardamenti italiani, oggi dalla Libia sono arrivati 800 profughi: bombe uguale a clandestini, come ha scritto la Padania, e si sta verificando».

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Le frenate e le accelerazioni di Umberto Bossi sulla missione italiana fanno fibrillare la maggioranza. Il leader della Lega ha alzato i toni sin dal mattino con un avvertimento a Berlusconi e la richiesta della fine dei raid in Libia. Avvertimento esplicitato in serata, con l’annuncio della presentazione della mozione della Lega in Parlamento nella quale si pone una data precisa per la cessazione delle ostilità. Un annuncio al quale Berlusconi ha risposto con una nota nella quale ribadisce che “il governo non corre rischi” e si stanno superando le difficoltà.

Bossi attacca. “Se Silvio non cambia posizione sulla Libia allora può capitare di tutto”. Dura solo poche ore la frenata di Bossi 1 sulle divisioni con il premier a proposito della crisi libica. Il Senatur aveva detto che non avrebbe fatto saltare il governo a causa della guerra e, pur non risparmiando frecciate e critiche al presidente del Consiglio soprattutto quando ha detto “meno male che c’è Tremonti”, il ministro delle Riforme aveva lasciato capire che la crisi sarebbe stata superata. E, se fossero rimasti dubbi, l’affondo in serata durante una iniziativa elettorale a sostegno della Moratti: “Oggi abbiamo presentato una mozione, la potete leggere domattina sulla Padania, in cui tra le altre cose si chiede di stabilire la data in cui si terminano le ostilità in Libia”.

La Padania insiste. Dunque ancora la Padania a mostrare che i contrasti interni alla maggioranza non sono superati e neppure facilmente superabili. Nel numero in edicola questa mattina l’organo leghista spiegava che “Il ministro Bossi è uomo di pace. La Lega è partito di pace. Ma essere contro la guerra non vuol dire subirla. Oltretutto una guerra subdola e mediatica, fatta di giornalini e giornalai che, guarda caso, fanno riferimento diretto al premier. Ovvero sono di Silvio Berlusconi che ci mette i soldi e ci mette (o ci toglie) pure i direttori. E allora fa perlomeno sorridere che ieri, oltre a quelli partiti dalla base di Trapani, si siano sollevati due caccia tornado dalle edicole, entrambi per colpire duro Giulio Tremonti”, scrive il quotidiano del Carroccio riferendosi agli attacchi al ministro dell’Economia. Il quotidiano della Lega accusa Il Giornale, di proprietà della famiglia del Cavaliere, che ieri “alzava in volo la penna del direttore Alessandro Sallusti per colpire il ministro dell’Economia. In compenso – prosegue La Padania – non una parola sul silenzio disinvolto con il quale il premier aveva tenuto a debita distanza quello che si ostina a chiamare il suo principale e più fedele alleato. Così è sempre stato Umberto Bossi che qualche rospo di troppo in quest’alleanza lo ha buttato giù”.

Calderoli rilancia: “Non vedo vie d’uscita”. Ancora nel pomeriggio il ministro Calderoli rilancia a IlSussidiario.net 2: “A oggi, non vedo vie d’uscita, e si rischia di chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati”. “Partito il primo raid – continua il leghista – è tutto molto più difficile”. Quanto all’ipotesi di una crisi di governo, per Calderoli “i giornalisti ne parlano da tre anni, e io mi limito a dire che abbiamo fatto bingo, con l’immigrazione che crescerà ancora, anche perchè stiamo parlando di una guerra civile in cui ogni tribù cercherà di prevalere sull’altre e una parte della popolazione cercherà sicuramente rifugio da noi. Per non parlare dell’incremento delle spese e, di conseguenza, delle tasse. Cosa si può fare di più, o di peggio?”.

Infine, l’annuncio che la Lega si tiene la mani libere nel voto parlamentare sulla missione. “La politica estera è una cosa, la missione in Libia un’altra, così come non fa parte del programma elettorale. Non ci sentiamo legati al programma su questo, anche perchè non se ne era mai parlato”.

Frattini smorza. “Troveremo certamente una sintesi – dice il ministro degli Esteri Franco Frattini – Bossi ha parlato con chiarezza di una strumentalizzazione della sinistra su una grande questione di politica estera, attaccare il governo e magari metterlo in crisi. La cosa certa e’ che noi lavoriamo nell’ambito di una missione che l’Onu ha chiesto, che la Nato coordina e che i partner internazionali stanno conducendo assieme a noi. Non potevamo rimanere indietro”. Il cambio di linea? “I fatti ci hanno obbligato a farlo”:

Bersani replica all’Idv. La mozione sulla Libia che il Pd presenterà alla Camera il prossimo 3 maggio non sarà la sponda al governo. “E’ l’esatto contrario del salvagente. La nostra è una mozione in grado di fare emergere le storture della maggioranza. Di questo si tratta”. Così il segretario del Pd , Pier Luigi Bersani, a margine di un appuntamento elettorale a Trieste respinge le accuse dell’Italia dei Valori. Ma i dipietristi insistono: “Non vorremmo mai che il voto del 3 maggio si trasformasse da una Caporetto del centrodestra nella pietra tombale del centrosinistra”, dice il capogruppo alla Camera, Massimo Donadi. “Tutte le opposizioni, unite, votino contro la risoluzione del governo – aggiunge Antonio Borghesi – la maggioranza è in frantumi e dobbiamo cogliere questa straordinaria opportunità”.

Sono cominciati i raid dei Tornado italiani armati di bombe sulla Libia. Ieri mattina, intorno alle 10.30, almeno una coppiad i Tornado IDS (interdiction and strike) è decollata dalla base di Trapani Birgi, scortata da due Eurofighter, per la primamissione finalizzata a neutralizzare “specifici e selezionatiobiettivi militari”. E intanto a Bengasi sono arrivati i primi 10 istruttori militari italiani con il compito di operare, insieme a 10 britannici e 10 francesi, “a sostegno del personale libico del costituendo comando operativo del Cnt”, il Consiglio nazionale transitorio.

NAPOLITANO,IMPEGNI COERENTI – BERLUSCONI RASSICURA – Colloquio al Quirinale tra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Berlusconi ha illustrato i motivi delle decisioni del governo sugli sviluppi della partecipazione italiana alle operazioni militari in Libia sulla base della risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e del voto già espresso dal Parlamento italiano. Il Presidente della Repubblica ne ha preso atto richiamandosi alle posizioni espresse nel suo intervento pubblico del 26 aprile, in coerenza con gli indirizzi dell’ultima riunione del Consiglio Supremo di Difesa”. Lo rende noto un comunicato della presidenza della Repubblica. Lo scorso 26 aprile il Capo dello Stato aveva definito io nuovi impegni militari dell’Italia uno sviluppo naturale della scelta compiuta dall’Italia a metà marzo, secondo la linea fissata nel consiglio supremo di difesa e confortata da un ampio consenso in Parlamento.
Questo il testo integrale del comunicato diramato dall’ufficio stampa del Quirinale dopo il colloquio di circa un ora al Quirinale fra il capo dello Stato e il presidente del Consiglio: Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto nel pomeriggio al Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, con il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta. Il Presidente del Consiglio ha illustrato i motivi delle decisioni del governo sugli sviluppi della partecipazione italiana alle operazioni militari in Libia sulla base della risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e del voto già espresso dal Parlamento italiano. Il Presidente della Repubblica ne ha preso atto richiamandosi alle posizioni espresse nel suo intervento pubblico del 26 aprile, in coerenza con gli indirizzi dell’ultima riunione del Consiglio Supremo di Difesa. Il Presidente del Consiglio ha preannunciato la prossima nomina di Sottosegretari in sostituzione di quanti hanno lasciato la compagine governativa.

BERLUSCONI,NON SIAMO INGINOCCHIATI DAVANTI A FRANCIA – “L’Italia non si è inginocchiata davanti alla Francia. E’ esattamente il contrario”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi durante una telefonata ad una convention per la presentazione del candidato sindaco del centrodestra a San Benedetto del Tronto Bruno Gabrielli. Rispondendo indirettamente a Bossi che nei giorni scorsi aveva criticato l’atteggiamento di sudditanza dell’Italia alle posizioni francesi, Berlusconi ha voluto sottolineare come “la bilancia commerciale è in attivo per noi” e che “ci sono 1.800 aziende italiane che lavorano bene in Francia. Abbiamo cercato di fare un patto, ma loro”, ha concluso riferendosi alla sinistra, “continuano a ribaltare la realtà pur di darci addosso”.

BOSSI, NON VOGLIO CERTO FAR SALTARE GOVERNO – ‘Crisi di governo? Speriamo di no’. “Speriamo di trovare una quadra con Berlusconi. Non vogliamo far cadere il Governo per la Libia”: lo ha detto il leader della Lega, Umberto Bossi, al termine di un comizio a Domodossola, parlando con i giornalisti che gli chiedevano se ci sarà una crisi di Governo. “Io non voglio certo far saltare il Governo. Alla sinistra interessa farlo cadere nell’illusione di andare al Governo lei, ma la sinistra al Governo non ci andrà mai”. “Secondo me con gli aerei non vinci. Gheddafi ha un sacco di armi nascoste nel deserto e un sacco di oro per pagare i soldati. Io sono contrario ai bombardamenti: se butti bombe e missili gli immigrati aumentano e questo non va bene perché costa troppo. Non vorrei che, quando è finita, ci dovesse toccare anche pagare i danni di guerra”. Ha detto il leader della Lega.

“Povero Berlusconi: è rimasto un po’ scombussolato dalle richieste di Sarkozy”: ha detto il Senatur citando i casi Parmalat, Edison, il nucleare e la partecipazione italiana ai bombardamenti in Libia. “Questa guerra – ha aggiunto – l’ha preparata Sarkozy e per non restare solo è saltato addosso a Berlusconi”.

“Se andiamo là a bombardare, alla fine, se si vuole vincere, ci toccherà mandare le truppe di terra. E’ meglio stare fuori dai pasticci”: ha detto il leader della Lega.

MOZIONI IN AULA CAMERA IL 3 MAGGIO – Le mozioni presentate sull’intervento italiano in Libia saranno discusse nell’Aula di Montecitorio il prossimo 3 maggio. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo.

CALDEROLI, PRIMI RAID? DI MALE IN PEGGIO – “Di male in peggio”. Non dice di più il ministro della Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli, ai cronisti a Montecitorio che gli chiedono un commento sui primi raid armati italiani in Libia. “Solo quattro parole”, come precisa l’esponente leghista che però evidenziano che lo scontro tra Carroccio e Pdl sulla missione militare libica è ancora molto aspro.

BERSANI: RIBADIAMO MOZIONE GIA’ APPROVATA, E LEGA? – “Noi sostanzialmente ribadiamo la mozione già approvata dal Parlamento sulla situazione in Libia. Nell’ambito dell’azione dell’Onu integrata nel comando Nato sono possibili operazioni militari solo finalizzate al fatto che Gheddafi non massacri le sue popolazioni ribelli. Da li in poi deve partire una azione diplomatica”. Così Pier Luigi Bersani, segretario del Pd spiega in un’intervista a Youdem il senso della mozione presentata alla Camera dal suo partito sulla situazione in Libia. “Vogliamo capire però – sostiene – se la maggioranza è in condizione di confermare questo impegno italiano nelle linee essenziali del mandato Onu. perché quando ministri come Maroni e Bossi sparano a zero sulle condizioni implicite di quel mandato allora l’opposizione ha il diritto di sapere che politica estera vuole fare il governo. La Lega – prosegue Bersani – ha un andamento altalenante: un conto è quando le spara da Radio Padania e un altro quando si accosta alle vacanze romane prossime al Miliardario. Dovranno però dirci” cosa vogliono fare, conclude.

MOZIONE PD, PROTEGGERE CIVILI IN CORNICE ONU – La mozione che il Pd ha presentato alla Camera sulla Libia impegna il Governo ”a continuare nell’adottare ogni iniziativa necessaria ad assicurare una concreta protezione dei civili, in coerenza con le deliberazioni adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e le conseguenti deliberazioni del Parlamento Italiano, mantenendo altresi’ costantemente aggiornate le Camere sulla quotidiana evoluzione del contesto libico”. La mozione del Pd richiama la risoluzione approvata dalla Camera il 24 marzo scorso, prende atto delle comunicazioni di La Russa e Frattini alle commissioni di Camera e Senato il 27 aprile ed evidenzia ”il drammatico aggravarsi della situazione umanitaria in Libia, con particolare riguardo alle aree oggetto di pesanti e indiscriminati bombardamenti da parte delle truppe del colonnello Gheddafi, specie nell’area di Misurata e Zintan, dove si stanno consumando vere e proprie stragi di civili”.

ARRIVATI A BENGASI 10 ISTRUTTORI ITALIANI – Sono atterrati oggi all’aeroporto di Bengasi gli istruttori italiani ”destinati ad operare, insieme con i colleghi britannici e francesi, a sostegno del personale libico operante nel costituendo comando operativo del CNT (Consiglio Nazionale Transitorio)”. Lo rende noto lo Stato maggiore della Difesa.
Dell’imminente invio in Libia di 10 istruttori italiani aveva riferito ieri, in Parlamento, il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Questi addestratori militari, insieme a 10 forniti dalla Francia e a 10 dalla Gran Bretagna, “saranno inseriti – ha spiegato il ministro – nella costituenda struttura militare di comando del Consiglio Nazionale di Transizione a Bengasi”. “Gli uomini dei tre gruppi – ha aggiunto – non avranno un’unica struttura gerarchica, con un unico comandante, ma agiranno in coordinamento fra loro, con il compito di assistere e consigliare gli ufficiali del Consiglio Nazionale di Transizione nei vari settori (personale, operazioni, logistica, comunicazioni, eccetera), al fine di attuare le misure più proprie per proteggere la popolazione civile dagli attacchi delle forze fedeli a Gheddafi”.

VIOLENTA ESPLOSIONE A TRIPOLI DOPO SORVOLO AEREI NATO – Una forte esplosione e’ stata udita a Tripoli dopo il sorvolo da parte di aerei della Nato della capitale libica. Lo riferisce un giornalista della France Presse presente sul posto. Altre quattro esplosioni hanno scosso la capitale libica prima dell’alba di stamani, hanno riferito testimoni.

ARTIGLIERIA GHEDDAFI CONTRO MISURATA, 7 MORTI – L’artiglieria del colonnello libico Muammar Gheddafi ha colpito nella notte la citta’ costiera di Misurata causando la morte di almeno sette insorti. Lo affermano fonti sanitarie della citta’. “Un gruppo di quindici ribelli che controllavano un checkpoint sono stati colpiti dall’artiglieria e dai razzi delle forze di Gheddafi nel corso della notte. Ci sono stati sette morti e quattro feriti”, ha riferito un medico dell’ospedale di Misurata.