Borse Ue incerte. Cautela in attesa di Wall Street

14 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Passi indietro per le borse europee, che dopo aver puntato verso l’alto riducono i guadagni, non riuscendo quindi a beneficiare a pieno della scia rialzista sia di Wall Street – che ha visto gli indici americani rivedere i massimi degli ultimi cinque mesi – che di Tokyo(Nikkei +1,91%).

Dopo aver azzerato tutti i guadagni della mattinata, Piazza Affari tenta però di nuovo il trend rialzista, con l’indice Ftse Mib che alle 13 circa ora italiana guadagna lo 0,16% circa. Indicazioni confortanti arrivano d’altronde dai futures americani, che puntano verso l’altro, lasciando prevedere un avvio positivo per Wall Street.

Nel resto dell’Europa, Londra fa -0,29%, Francoforte sale dello 0,38%, Parigi è piatta con un -0,07%, Bruxelles cede lo 0,28% e Amsterdam fa +0,34%.

Protagonista anche oggi sui mercati valutari l’ennesimo rally dell’euro , che è arrivato a volare anche sopra quota 1,41 dollari, ai massimi da oltre 8 mesi. La moneta europea ha testato il picco di 1,4120. La nuova impennata dell’euro si spiega con la stretta monetaria della banca centrale di Singapore, che ha portato la valuta del paese a toccare un un livello record sul dollaro Usa, a quota 1,2888.

Gli smobilizzi sul dollaro continuano a essere confermati anche da altri rapporti di cambio: il dollaro/yen testa i nuovi minimi in 15 anni e scivola anche sotto quota 81,15, mentre il dollaro australiano è salito ai massimi da 28 anni sul biglietto verde a 0,9983.

In definitiva, la moneta americana è arrivata a toccare il valore più basso in dieci mesi contro il basket di riferimento delle valute.

L’attenzione rimane sull’arrivo di una nuova ondata di liquidità firmata Fed, dunque sull’adozione di un quantitative easing che di per sé peserebbe comunque sul dollaro.

Ma non tutti sono d’accordo né sull’efficacia di una nuova manovra né su quegli effetti che finora sono stati dati quasi per scontati dai mercati: il professore della New York University Nouriel Roubini, per esempio, ha rivisto al rialzo le stime relative al rischio di un double dip negli Stati Uniti fino al 40%, mentre Pimco, guardando a un’ottica di strategie di investimenti, ha deciso di ridurre la quota di Treasury in portafoglio.

L’incertezza sul futuro dell’economia globale è tangibile ed è dimostrata di nuovo dal trend dell’ oro, che ha segnato in mattinata un nuovo record a 1.381 dollari l’oncia e che secondo alcuni analisti, proprio per la sua natura di bene rifugio per eccellenza, potrebbe toccare presto quota 1.400 dollari l’oncia.

Occhi puntati anche sul petrolio, che è salito a 83,72 dollari al barile durante gli scambi in Asia, in crescita di 71 cent rispetto alla quotazione precedente. Anche il Brent e’ in rialzo a 85,17 dollari.

Intanto gli operatori attendono con trepidazione alcuni dati economici cruciali dagli Stati Uniti.

Nella giornata di oggi verranno diffusi i sussidi alla disoccupazione, la bilancia commerciale, i prezzi alla produzione e le scorte di petrolio mentre domani sarà la volta dei prezzi al consumo, dei salari reali, delle vendite al dettaglio, dell’Empire State index, della fiducia dei consumatori e delle scorte all’industria.

Tornando a Piazza Affari e all’indice Ftse Mib, svetta Telecom Italia (+2,09%). L’azienda guidata da Franco Bernabè ha annunciato, ieri a Buenos Aires, che è stato formalizzato l’accordo per l’incremento della partecipazione del Gruppo Telecom Italia in Sofora Telecomunicaciones S.A. – holding di controllo di Telecom Argentina. Bene anche Buzzi Unicem (+1,64%) e Parmalat (+1,20%).

Tra le peggiori c’è STM (-1,06%) che sconta oggi la buona performance di ieri sull’onda della trimestrale del colosso dei chip USA, Intel.

Giù anche la Fiat (-1,86%). Ieri il titolo del Lingotto ha superato seppur brevemente la soglia dei 12 euro. Invitalia, in una nota di ieri, ha precisato che il gruppo giapponese Toyota non ha al momento manifestato interesse per la riconversione dello stabilimento Fiat di Termini Imerese.

Deboli le banche. Freccia rossa per la Pop di Milano (-0,71%). La fondazione Monte Parma ha detto no alla proposta cash e carta ricevuta dalla Banca milanese per l’acquisto del 51% di Banca Monte Parma.

In rosso Unicredit(-0,64%). Secondo alcune indiscrezioni il neo aministratore delegato Federico Ghizzoni avrebbe deciso di affidare la direzione generale alla coppia Nicastro-Ermotti in modo da dividere le responsabilità tra banca commerciale e le attività corporate.