Borse Ue giù, bene i futures Usa. Euro sotto 1,32 usd

29 Novembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Falsa partenza per le piazze finanziarie europee che, dopo aver puntato verso l’alto nelle prime battute della sessione, ora tornano preda delle vendite. Inizialmente l’entusiasmo era stato alimentato dal via libera di ieri da parte dell’Unione europa al piano da 85 miliardi a favore dell’Irlanda, e anche dalla buona performance della borsa di Tokyo, favorita dal deprezzamento dello yen, che ha sostenuto i titoli dell’export.

Ma dopo un avvio promettente, Londra cede alle 13 ora italiana circa lo 0,38%, Francoforte fa -0,58%, Parigi arretra dello 0,75% e Madrid perde lo 0,82%. Bene invece i futures Usa, con i contratti sul Dow Jones che salgono di 37 punti, quelli sul Nasdaq di 3,50 punti e quelli sullo S&P 500 di 4,60 punti.

A Piazza Affari, il Ftse Mib torna a scendere sotto quota 20.000 cedendo lo 0,90% circa, e vede in rosso di nuovo i bancari, che avevano fatto sperare ovunque in un rally del settore.

In un listino quasi tutto tinto di rosso, si mettono in evidenza tra i finanziari i cali di Ubi Banca (-2,66%), Intesa SanPaolo (-2,23%), Banco Popolare (-2,08%), Mediobanca (-1,35%) e Mps (-0,57%). Tra gli altri titoli no, Impregilo fa -1,83%, Fondiaria-Sai fa -1,56%, Finmeccanica -0,56%. Tra i titoli in territorio positivo, al momento solo tre, bene A2A (+0,78%) e Autogrill (+0,60%).

Giù anche Fiat (-0,83%), che ingrana la retromarcia: attesa per l’esito della riunione tra l’amministratore delegato Sergio Marchionne e gli analisti: tema del giorno lo spin off di Fiat .

In generale, restano le tensioni legate alla zona euro con i timori di un effetto domino di Dublino su altri paesi periferici.

Sotto i riflettori oggi la Spagna, con i i rendimenti dei bond a dieci anni al nuovo massimo dal 2002.

Sul mercato valutario, a New York l’euro incrementa i ribassi nei confronti del biglietto verde, con il cross eur/usd che scambia a 1,3177, sfondando così al ribasso un’altra importante soglia psicologica. E c’è chi parla di nuove vendite sulla moneta unica dopo la rottura di diversi supporti importanti. Il rapporto euro/yen è anch’esso in calo a 110,92, mentre il dollaro guadagna nei confronti della valuta nipponica a 84,16.

Tra le commodities, sul Nymex i futures sul petrolio sono in crescita di 77 centesimi a 84,53 dollari al barile, mentre l’oro scambiato sul Comex scende a 1.360,4 dollari l’oncia, in flessione di 2 dollari.

Sul fronte macroeconomico, grande trepidazione per l’appuntamento clou di questa settimana, ovvero la riunione della Bce, che deciderà sul costo del denaro di Eurolandia. La scorsa settimana il presidente dell’Eurotower, Jean-Claude Trichet, ha detto che la Banca centrale europea potrebbe decidere un rialzo dei tassi di interesse, prima di terminare il ritiro delle misure non convenzionali, avvertendo del pericolo che le misure prese durante la crisi possano trasformarsi in dipendenza.

Al numero uno della Bce, ha fatto eco Axel Weber, accelerando sui tempi di ritiro delle misure exit strategy. Il membro del Board dell’Istituto centrale europeo e Presidente della Bundesbank, ha affermato che, trattandosi di una misura anti-crisi, è “transitoria” e pertanto non bisogna attendere troppo per terminarla.