Borse europee aprono in rosso. Consob: stop per tre mesi alle vendite allo scoperto

18 Marzo 2020, di Mariangela Tessa

I maxi interventi dei Governi occidentali a sostegno dell’economia e del sistema finanziario in risposta alla pandemia di coronavirus non bastano a spingere verso l’alto i mercati europei. In avvio continua a prevalere la volatilità: Piazza Affari, che nelle prime battute era arrivata a cedere il 2,2%, ha prima ridotto i cali allo 0,8% e si è poi assestata a -1,8%,

Vendite anche a Parigi -3%, Francoforte -4%, Madrid -3,11% e Londra -3,68%, anche se il Governo ha detto che farà tutto il possibile per sostenere l’economia.

A Piazza Affari i titoli viaggiano a corrente alternata. In coda al Ftse Mib scivola Fca (-7,5%), dopo che le immatricolazioni di nuove auto del gruppo in Europa (Ue + Efta e Gb) hanno segnato un calo del 6,9% a febbraio.

Nella galassia Agnelli-Elkann giù anche Cnh Industrial (-5,4%) e cali oltre il 4% anche per Enel e St. Si distinguono invece in positivo Tenaris (+3,1%), Telecom e Atlantia in rialzo superiore al 2,7% e Campari (+2%, dopo essere arrivata in avvio a crescere piu’ del 4%).

Infine, lo spread apre in calo a 278 punti base, dai 285 di ieri, ma il rendimento decennale sale ancora al 2,45%.

Ancora in calo il petrolio: il Wti ad aprile cede il 3,27% a 26,07 dollari e il Brent a maggio cala dell’1,25% a 28,38 dollari. Sul mercato valutario, l’euro è stabile sotto la soglia degli 1,1 dollari a 1,098. L’euro vale anche 117,92 yen (117,5 ieri), mentre il cambio dollaro/yen vale 107,31.

Consob: stop alle vendite allo scoperto per tre mesi

Nel frattempo, anche le autorità di Borsa si stanno muovendo: la Consob corre ai ripari e decide, dopo lo stop di ieri, di allungare a tre mesi il divieto di vendite allo scoperto. La comunicazione è arrivata nella tarda serata di ieri, quando adottando due provvedimenti volti da una parte a contenere la volatilità dei mercati finanziari e dall’altra a rafforzare la trasparenza delle partecipazioni nelle società italiane quotate in Borsa.

“Le misure si sono rese necessarie alla luce delle forti turbolenze innescate negli ultimi giorni dalla pandemia da Covid-19” spiega un comunicato.

A partire dalla seduta di ieri la Consob ha introdotto un divieto alle posizioni nette corte (vendite allo scoperto e altre operazioni ribassiste), dopo aver ricevuto parere positivo dall’Esma.

Il divieto, per la prima volta, a differenza dei giorni scorsi, si applica a tutte le azioni negoziate sul mercato regolamentato italiano. Al tempo stesso la Consob ha deciso anche di introdurre temporaneamente un regime di trasparenza rafforzata sulle partecipazioni detenute dagli investitori nelle società italiane quotate in Borsa (48 le società oggetto del provvedimento) a più alta capitalizzazione e ad azionariato diffuso.

Consob precisa nel comunicato che, in base al divieto di vendite allo scoperto, che fa seguito a quelli già adottati per le sedute del 13 e del 17 marzo, è vietata ogni forma di operazione speculativa ribassista, anche effettuata tramite derivati o altri strumenti finanziari.

Sono vietate anche le operazioni ribassiste intraday. La decisione di applicare misure restrittive sull’intero listino, spiega la Commissione, è stata adottata con l’obiettivo di ripristinare l’integrità del mercato, anche alla luce delle misure eccezionali sulle vendite allo scoperto adottate nei giorni scorsi dall’Esma e dalle autorità di vigilanza di Spagna, Francia e Belgio.

Analisti: P/E restano elevati

In un contesto di estrema volatilità,  Guilhem Savry, Head of Global Macro and Dynamic Asset Management di Unigestion si aperta che “l’incertezza legata alla situazione di Covid-19 rimanga ancora per qualche tempo e che spinga l’economia globale in recessione”.

Inoltre, “I rapporti P/E sono ancora elevati su base storica e diminuiranno in linea con i passati episodi di pricing da recessione. Inoltre, non sono ancora stati resi noti dati macro per le economie sviluppate coinvolte in questa situazione in rapida evoluzione. Il dato sulla fiducia dei consumatori negli USA, rilasciato venerdì scorso, è aumentato, così come è salito quello relativo al mercato del lavoro statunitense nel mese di febbraio. La debolezza dei dati macroeconomici dovrebbe essere evidente tra due settimane negli indici ISM e PMI, e sappiamo tutti quale sarà la direzione del cambiamento”.