BORSE: ECCO COME STANNO CAMBIANDO GLI SCENARI

di Redazione Wall Street Italia
28 Giugno 2005 01:52

*Sara Silano è Caporedattore di Morningstar in Italia. Il contenuto di questo articolo esprime esclusivamente il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Nessun mercato ha la forza di emergere: luci ed ombre su Eurolandia, come su Wall Street e Tokyo. Aumenta l’avversione al rischio, ma una recessione economica appare improbabile.

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Diminuiscono le differenze tra le aree geografiche. Da inizio anno, le Borse di Eurolandia hanno corso più di Wall Street, ma la situazione sta cambiando. Nel Vecchio continente, le valutazioni sono attraenti se confrontate con quelle delle obbligazioni e i risultati societari sono positivi, tuttavia il debole quadro macro ha portato a una moderata revisione al ribasso delle stime sugli utili.

Per contro, negli Stati Uniti, l’economia è solida e le previsioni di profitti sono state riviste al rialzo, ma i margini aziendali sono sotto pressione, come prova la graduale crescita del costo unitario del lavoro.

Da inizio anno, l’indice Msci Europe è salito del 12% in euro contro il –0,3% dell’Msci Nord America in dollari. E nell’ultimo mese, il rialzo è stato del 4% per il primo a fronte di un leggero ribasso del secondo (-0,1%). Nel complesso, le Borse internazionali hanno messo a segno un risultato positivo dell’11,7% da gennaio, cui ha contribuito soprattutto l’area emergente, compreso il Pacifico. Più fiacco il mercato giapponese, che soffre della debolezza del ciclo economico globale, a cui è particolarmente esposto.

“Le opportunità per un’allocazione geografica stanno diminuendo, dal momento che nessuna area è in grado di emergere realmente”, dice Delphine Georges di Crédit Agricole asset management. “Questa situazione è tipica delle fasi di decelerazione economica, che generalmente sono meno favorevoli a questo tipo di diversificazione, rendendo più efficace quella settoriale”.

Sui mercati internazionali è tornato a farsi sentire il peso del caro-petrolio. A New York, il contratto Wti ha superato i 60 dollari al barile, dopo aver toccato nella seconda metà di maggio i minimi del trimestre a 48 dollari. A nulla è servita la decisione dell’Organizzazione dei Paesi esportatori (Opec) di aumentare la produzione di 500 mila barili al giorno, di fronte alle preoccupazioni di carenze strutturali nell’offerta.

L’elevato prezzo del greggio è uno dei fattori che ha contribuito a far aumentare l’avversione al rischio degli investitori per gli effetti negativi sulla crescita economica. Nonostante le valutazioni azionarie siano basse rispetto a quelle del reddito fisso, la maggior cautela sui mercati porta a preferire classi di attività difensive, quali la liquidità, che è aumentata in molti portafogli bilanciati, i titoli governativi e gli immobili. In Borsa, settori quali il farmaceutico e l’aerospaziale sono preferiti a quelli più sensibili al ciclo, anche se non sono mancate le note positive tra i tecnologici.

”Un periodo di recessione sembra improbabile, eccetto che per alcuni Paesi dell’area Euro”, sostiene John Hatherly, responsabile analisi globale di M&G Investments, “Siamo in una situazione analoga alla primavera del 2004, quando gli investitori erano preoccupati per la fine della politica americana di bassi tassi di interesse e per le misure cinesi per raffreddare l’economia. Quei timori si rivelarono ingiustificati e prevediamo che accadrà la stessa cosa”.

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