Borse Asia: dalla Cina segnali di ripresa, sell sui mercati

1 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia

Bangkok – Listini asiatici in generale ribasso dopo le parole del chairman della Federal Reserve, Ben Bernanke. Il mercato si aspettava la conferma sulla possibilità di nuovi stimoli monetari in arrivo, per supportare la ripresa dell’economia statunitense. Segnali che alla fine non sono arrivati. Euro a $1,3339.

L’oro e l’argento, i due principali metalli preziosi, hanno subito risentito della notizia con il primo che intraday è arrivato a perdere fino a $100 e a toccare quota $1.688,40 (-5,6%), i minimi dal 25 gennaio, anche a causa della forza assunta dal dollaro americano, che dunque ha ridotto l’appetito degli investitori per il metallo giallo, come asset alternativo.

In mattinata entrambi recuperano terreno e registrano circa +1%, mentre il metallo industriale per eccellenza, il rame, perde leggermente terreno. Il petrolio rimane stabile, con il WTI sulla soglia di $107 e il Brent nella parte alta di $122.

A pesare sui mercati in mattina la notizia di ripresa dell’attività manifatturiera in Cina. Questo perché, riducendo i rischi su un brusco rallentamento della crescita economica del Dragone, allontana la possibilità di nuovi stimoli monetari da parte di Pechino.

Il dato ufficiale Pmi (purchasing managers’ index) cinese sale a 51, oltre le attese di 50,7 e il 50,5 registrato a gennaio. Rimane invece negativa la lettura finale dell’indice Pmi stilato da HSBC, a 49,6, in rialzo rispetto al 48,8 di gennaio, ma comunque sotto l’importantissima soglia dei 50, che demarca espansione da contrazione. Non è strano che i due dati divergano, vista la differenza nei sondaggi e sul metodo di calcolo.

Indebolimento delle valute asiatiche con la maggiore forza del dollaro americano, dopo che le parole di Bernanke hanno allontanato la possibilità di nuovi stimoli monetari. Il baht tailandese perde circa lo 0,7%, mentre il ringgit della Malesia e la rupia indonesiana frenano dopo due giorni in rialzo.

L’indice di 24 materie prime Standard & Poor’s GSCI Total Return Index chiude febbraio con un +6,5%, dopo il +2,2% di gennaio, con il Brent che da solo avanza dell’11% circa.

Dopo i buon rialzi iniziali, l’indice Nikkei di Tokyo arriva intraday a perdere l’importante soglia di 9.700 punti, recuperata nell’ultima mezz’ora con un calo di appena 15,87 punti (-0,16%) a 9.707,37.

Asia: indice Dow Jones Asian Titans in calo (-0,79%). Nikkei (-0,16% in chiusura), Sydney (-1%), Hong Kong (-0,55%), Shanghai (+0,38%), Singapore (-0,19%).

Commodities: Wti ($107,08, +0,01%), Brent ($122,69, +0,02%), oro ($1.723,50, +0,71%), argento ($35,05, +1,18%), rame ($3,8705, -0,23%).

Valutario: Euro contro il dollaro a $1,3339 (+0,10%), contro lo yen giapponese a ¥108,07 (-0,05%), contro il franco svizzero a CHF 1,2051 (+0,02%), contro la sterlina a GBP 0,8378 (+0,08%). Dollaro/yen a ¥81,02 (-0,15%).

Futures sull’indice S&P500 in calo di 2,5 punti (-0,18%) a 1.362,00. Rendimenti dei Treasury a 10 anni al 1,988%.

“Con l’economia statunitense che continua a recuperare terreno, e con la ripresa dell’attività manifatturiera in Cina, c’è sempre una minore probabilità di una ulteriore ondata di liquidità nel mercato”, ha commentato a Bloomberg Castor Pang, capo ricerche per Core-Pacific Yamaichi International.