BORSA USA: E’ UN RALLY DA MERCATO ORSO O NO?

3 Settembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Da diverse settimane molti ribassisti continuano a chiamare la fine del rally dell’azionario preannunciando una imminente ripresa del trend primario nato nel marzo del 2000.

Anche tra alcuni operatori con una visione di mercato più neutrale si nota una certa sterile ripetitività nel riportare segnali e appelli per un prossimo storno del mercato che, invece, continua a consolidare sui propri massimi nell’ambito di un intervallo di trading piuttosto ristretto. La gran parte degli indicatori e dei segnali utilizzati per analizzare i bear market rally del passato hanno smesso di funzionare correttamente e continuano, settimana dopo settimana, ad essere inefficaci.

Pur non avendo mai cessato di ripetere che il mercato americano rimane estremamente sopravvalutato e pericoloso per ogni investitore con obiettivi di lungo periodo, ci prendiamo il merito di avere riconosciuto, verso fine aprile, come il prevedibile rally sorto con l’inizio delle ostitilità in Iraq avesse ottime potenzialità di proseguire il proprio trend per un orizzonte temporale più esteso del solito.

Coerentemente a quella visione, in questi mesi abbiamo lasciato che esso facesse il proprio corso, senza disperdere energie in futili tentativi di prevedere e anticipare la fine di un movimento rialzista decisamente più anomalo di quelli che lo hanno preceduto. Piuttosto abbiamo dedicato il nostro tempo all’analisi di altri mercati e a considerazioni economiche di più ampio respiro.

Nonostante la tentazione di chiamare la fine del rialzo degli indici azionari sia stata forte dopo il fallito breakout di venerdì 24 agosto, diverse considerazioni ci hanno trattenuto verso il mantenimento della attuale posizione, tra cui appunto quella di evitare di cadere nell’errore finora commesso da molti dei ribassisti, convinti, come noi, che quello in corso non sia altro che un ennesimo rally di mercato bear.

E anche con questo pezzo evitiamo di lasciarci andare a previsioni ribassiste per il breve periodo. Pur in quello che sembra un lungo processo di topping, il mercato azionario USA potrebbe infatti trovare le forze per un’ultima gamba rialzista dell’ordine di diversi punti percentuali.

Se molti degli odierni compratori di azioni tecnologiche sembrano non avere imparato niente dalla bolla scoppiata tre anni fa, coloro più avveduti dovrebbero avere appreso una lezione importante dagli anni che hanno preceduto la caduta degli indici del 2000: inutile combattere l’impeto di una bolla speculativa cercando di anticiparne la fine, e questo sia sulla carta con fiumi di indicatori tecnici che operativamente attuando pericolose strategie ribassiste.

Lo sforzo è tanto insano quanto comprare titoli con p/e stratosferici che ancora una volta hanno perso qualunque legame con la realtà dei fondamentali sottostanti e con le reali prospettive di crescita economica. Operativamente tale strategia risulta anche meno redditizia, perlomeno fintanto che la bolla continua espandarsi.

Il rialzo del mercato azionario sembra infatti ben impostato verso la creazione di una vera e propria seconda bolla. Se finora abbiamo preferito il termine Echo-Bubble, il prossimo eventuale movimento rialzista sarà in grado di resuscitare la bubble secondo tutte le modalità e i caratteri propri della bolla di fine millennio. Se la formazione di una bolla è un evento storico straordinario, la formazione di due bolle una via l’altra è un evento eccezionale e senza precedenti i cui danni finali potrebbero, più che sommarsi, moltiplicarsi tra di loro con risultati decisamente poco felici.

Come dice Richard Russell nella sua ultima newsletter:

“The “double bubble” that we’ve experienced under the Greenspan Fed is unprecedented in stock market history. This bear market, before it has breathed its last, will also, in my opinion, be unprecedented in its severity”.

“La doppia bolla che abbiamo sperimentato sotto la FED di Greenspan non ha precedenti nella storia del mercato azionario. Questo mercato orso, prima che abbia esalato l’ultimo respiro, sarà secondo me, allo stesso modo senza alcun precedente storico nella propria severità”.

Purtroppo, laddove un comportamento più prudente e razionale degli investitori avrebbe portato a una totale liquidazione delle posizioni che oggi hanno recuperato parte delle insane valutazioni del 2000, l’atteggiamento riscontrato è quello di una disperata volontà di recuperare tutte le perdite subite aggiungendo nuovo capitale a quello già impiegato nella prima bolla.

Il versamento di nuovo denaro che sta contribuendo al formarsi della seconda bolla, infatti, non solo perpetua le cattive allocazioni di capitale già avvenute negli anni novanta, ma rischia di esporre i portafogli degli investitori con prospettive di lungo periodo verso una punizione ben peggiore di quella che avrebbe causato loro un mercato Orso libero di compiere il proprio dovere: riportare le quotazioni su valori appetibili e coerenti ai fondamentali economici sottostanti.

Rimaniamo quindi molto curiosi di vedere cosa succederà a settembre, quando gli indici tenteranno di uscire dallo stretto trading range degli ultimi mesi. A tal fine sarà interessante monitorare due indici che al momento stanno dando segnali tra loro diversi.

Il primo è il Value Line Arithmetic Index, una media aritmetica di circa 1650 titoli americani, che a conferma della Doppia Bubble in corso ha fatto di recente nuovi massimi storici mentre il secondo è l’indice Bancario BKX, oramai il settore più pesante dell’S&P 500 (per il 21% dello stesso a riflesso di una economia statunitense più finanziaria che industriale), la cui salita, a causa della inversione dei tassi di interesse, sembra avere incontrato di recente notevoli ostacoli.

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