BORSA: PAROLA D’ORDINE, PROTEGGERE GLI UTILI

22 Settembre 2009, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Nuovi massimi per l’anno. Il Nasdaq Composite ha superato l’area 2060/70 e si è spinto a 2140 (+69,1% dai minimi di marzo), ormai molto vicino alla resistenza chiave a 2200, dove dovrebbe esaurirsi la fase rialzista in essere da inizio marzo. Per conservare un’impostazione tonica è importante la tenuta del supporto a 2035. Positivo anche il Dow Jones Industrial, che si è portato al test dei picchi dell’ottobre 2008 in area 9650/800 (+52,3% dai minimi di marzo). Sopra 9800 si proporrebbe la resistenza a 10350, con estensioni comunque non oltre la resistenza chiave ad 11000. Importante ora la tenuta di 9500. Nuovi massimi anche per lo S&P500, che si spinge verso la resistenza critica a 1100 (nuovo massimo 1075; +61,2% dai minimi di marzo), sopra cui potrebbe esserci un’estensione verso la resistenza chiave a 1200. Importante ora la tenuta di 1015/40.

Sono quindi davvero vicinissimi quelli che da molti mesi indichiamo come gli obiettivi “finali” del bear market rally in essere da inizio marzo 2009, e cioè: 2200 per il Nasdaq, 10350 (ext 11000) per il Dow, 1100-1200 per lo S&P500; 3000 per il DJEurostoxx50; 25000 (ext. 26500) per il FtseMib; 11000/750 per il Nikkei225. È estremamente improbabile che il rialzo possa spingersi oltre, per lo meno per molti mesi a venire. Lì si chiuderà, probabilmente, una fase di mercato davvero straordinaria, il più bel rally da molti anni a questa parte. Un “bear market” rally, tuttavia, e non ancora l’inizio di un vero e proprio mercato Toro. Per quello dovremo verosimilmente attendere molto tempo. Se puo’ interessarti, in borsa si puo’ guadagnare con titoli aggressivi in fase di continuazione del rialzo e difensivi in caso di volatilita’ e calo degli indici, basta accedere alla sezione INSIDER. Se non sei abbonato, fallo ora: costa solo 79 centesimi al giorno, provalo.

Nell’ultima ottava i listini sono stati trascinati dalle buone notizie provenienti da varie fonti circa l’evoluzione dello scenario macroeconomico. Dopo avere profuso liquidità a piene mani in un sistema economico-finanziario in stallo, ecco ora che le autorità politico-monetarie – supportate da molteplici ed autorevoli centri studi – iniziano a diffondere notizie di ripresa sul fronte dell’economia reale. La recessione è “tecnicamente” finita, si dice, quindi un moderato ottimismo sarebbe d’obbligo. Al di là della fondatezza o meno di tali previsioni, diffondere fiducia rimane di fondamentale importanza.

Le profezie in economia, a differenza delle previsioni del tempo, tendono infatti ad auto-avverarsi, e quindi una certa “propaganda” può anche essere giustificata. Se poi sarà sufficiente l’accoppiata liquidità-fiducia per uscire davvero dalle secche della crisi in tempi così rapidi (un po’ “troppo” rapidi verrebbe da pensare) lo si vedrà in futuro. Comunque vadano le cose, vista la possibilità che si ripeta, con segno contrario, lo stesso “scollamento” tra la realtà e la Borsa a cui abbiamo assistito a partire dal mese di marzo (una fortissima ripresa dell’azionario in un contesto di estrema criticità del sistema economico-finanziario) sembra opportuno accogliere ora con estrema prudenza queste dichiarazioni ottimistiche. Le voci positive e l’euforia costituiscono comunque il terreno ideale per sostenere i mercati, aiutandoli magari a mettere a segno un’ultima fiammata rialzista e raggiungere così gli obiettivi (sopra-indicati) del bear market rally in essere dal mese di marzo.

Ragionando in ottica contrarian, visto che i margini di ulteriore apprezzamento sono ormai molto risicati (tra il 5% ed il 10% dai livelli correnti), con prospettive di rischio-rendimento in progressivo deterioramento, il focus deve fin d’ora spostarsi sulla protezione dei guadagni accumulati nell’ultimo semestre, più che sulla ricerca di nuovi profitti.

Abbassare fin da subito la volatilità di portafoglio, riducendo l’esposizione sui titoli più volatili, appare quindi opportuno. Al raggiungimento degli obiettivi indicati sarà poi opportuno ridurre in modo sostanzioso l’esposizione sull’azionario, e rimanere liquidi. Tenendo conto dell’asimmetria della volatilità, molto più elevata nelle fasi ribassiste che in quelle rialziste, è preferibile non attendere che prendano il sopravvento le vendite. Avanti ma con estrema prudenza: è iniziato l’ultimo atto.

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