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Borsa Milano su, analisi Ftse Mib mentre si vota per il Colle

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MILANO (WSI) – Borsa Milano chiude in buon progresso, ma sotto i massimi di seduta. Ftse Mib ha fatto segnare un rialzo dello 0,63% a 15.480,56 punti. Ignorata la bocciatura delle prospettive della qualita’ del credito in Germania. Il taglio del rating è arrivato da parte dell’agenzia Egan Jones. La notizia tuttavia, sembra essere stata gia’ scontata dagli investitori. Moody’s ha confermato la tripla AAA, ma spostando l’outlook a negativo, sottolineando che il “peso della crisi dell’euro” si fara’ sentire anche nel motore economico d’Europa.

L’azionario europeo ha cosi’ interrotto la fase ribassista di quattro giorni, che è stata la peggiore dallo scorso luglio. In Usa l’indice S&P 500 e’ sceso ieri ai minimi di tre settimane. Tra i singoli titoli europei in calo Nestlè, che pesa sulla borsa di Zurigo. Il colosso alimentare numero uno al mondo ha reso noto che la crescita delle vendite nel primo trimestre è stata la più lenta dal 2009.

Focus sullo spread italiano, nel giorno in cui si inizia a votare per il presidente della Repubblica. Intesa Pd-Pdl su Franco Marini, ma forti spaccature all’interno del Partito Democratico dopo che la prima votazione si e’ chiusa con un nulla di fatto: al nome condiviso da Bersani e Berlusconi sono venuti a mancare ben 150 voti.

Al momento l’Italia ignora l’alert che è stato lanciato dal ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, che ha sottolineato che una eventuale insolvenza di Cipro rappresenterebbe un rischio per il paese, per l’Italia e per la Spagna.

Non ha grandi prese su Piazza Affari neanche il report del Fondo Monetario Internazione, che ha sottolineato che il problema di Italia e Spagna risiede nella contrazione del credito, ovvero nel fenomeno del credit crunch. Detto questo, l’Fmi ha anche sottolineato che gli investitori esteri stanno tornando a puntare sui bond italiani e spagnoli.

Ancora vendite sul comparto delle commodities, con l’indice di riferimento che viaggia ora ai livelli minimi da luglio, sulla scia dei sell off che hanno colpito il rame e lo zinco. Le vendite si spiegano con i timori sulla ripresa dell’economia globale. In calo dunque l’indice di riferimento del settore, lo S&P GSCI Index – in cui sono quotate le 24 materie prime più importanti -; il rame è sceso sotto la soglia dei 7.000 dollari la tonnellata per la prima volta dall’ottobre del 2011.

Il calo avviene in concomitanza con i lavori primaverili del Fondo Monetario Internazionale; i ministri delle finanze si riuniranno per discutere sulle politiche economiche necessarie per risollevare i fondamentali dell’economia. I dati diffusi questa settimana sono stati tutto fuorché confortanti, con il Pil cinese che ha deluso, le vendite europee di macchine scese al minimo in 20 anni, e Wall Street ieri negativa dopo i risultati di bilancio deludenti di società come Bank of America.

“I deboli bilanci societari e i rinnovati timori sullo stato di salute dell’economia globale portano i traders a un atteggiamento di risk off – ha commentato in una intervista a Bloomberg Matthew Sherwood, responsabile della divisione di ricerca degli investimenti presso Perpetual Investments. Tra i metalli di base, male anche il nichel, che viaggia ai valori più bassi dal luglio del 2009. In genetrale, 10 dei 24 componenti dell’indice S&P GSCI sulle commodities versano in un mercato orso.

Sul fronte dell’azionario asiatico male la Borsa di Tokyo, con il Nikkei 225 che ha perso -1,2%, così come anche il Topix. Giù titoli come Toyota Motor -2,2%. Da segnalare che il Topix è salito +57% dalla metà di novembre fino alla vigilia, con gli operatori che hanno scommesso sull’iniezione di maxi liquidità da parte della Bank of Japan poi annunciata.

Morgan Stanley ritiene che il Topix scenderà nel breve termine fino a 1.020, per terminare l’anno a 1.270, più del target di 1.160 atteso dagli analisti intervistati da Bloomberg. L’indice ha chiuso oggi a 1.122,97.

ANALISI IG MARKETS: COME STA REAGENDO IL FTSE MIB A ELEZIONI PRESIDENTE REPUBBLICA

Appena prima dello scrutinio il FTSE Mib aveva evidenziato un importante movimento rialzista che l’aveva portato dai 15480 punti ai 15640 punti circa proprio grazie alle scommesse degli investitori sulla nomina di Marini come nuovo presidente della Repubblica alla prima votazione.

Tale balzo era proprio legato all’ottimismo dei trader sulle conseguenze positive che avrebbe portato l’intesa Bersani-Berlusconi sulla nomina del presidente anche sullo stallo istituzionale (possibile formazione nella prossima settimana di un “Governissimo”).

Con il procedere dello scrutinio e l’aumento delle possibilità che Marini non potesse ottenere i voti necessari, sul FTSE Mib sono aumentate le vendite portando l’indice al di sotto dei 15550. Ora i riflettori sono puntati sulla seconda votazione alle 15,00.

Ma difficilmente si riuscirà a trovare un accordo dell’ultimo minuto. Per i mercati sarebbe positivo se i partiti riuscissero ad accordarsi almeno nella terza votazione (ovvero ancora quella coi 2/3 dei deputati/senatori). Già la quarta votazione con la maggioranza assoluta invierebbe un segnale debole sui mercati.

BTP – Spread Italia-Germania a 10 anni stabile a 300,79 punti base, a fronte di tassi decennali -0,02% al 4,24%.

ALL’INTERNO DEL FTSE MIB – Bancari positivi; tra altri titoli richieste le Atlantia, le Enel Green Power, le Enel. Balzo di Lottomatica; giù invece Campari e Buzzi Unicem. Ancora sotto pressione Telecom.

TRA GLI ALTRI MERCATI – In ambito valutario, l’euro +0,14% a $1,3046; dollaro/yen invariato a JPY 98,09, mentre euro/franco svizzero fermo a CHF 1,2153.

Riguardo alle commodities, i futures sul petrolio +0,14% a $86,80 l’oncia, mentre le quotazioni dell’oro recuperano terreno con +0,20% a $1.385,50.

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