Borsa Milano ancora giù, più probabile rialzo tassi Usa

8 Gennaio 2016, di Daniele Chicca

MILANO (WSI) – L’azionario europeo amplia le già gravi perdite settimanali subite a inizio anno, dopo che gli ultimi dati macro hanno aumentato le chance di un aumento del costo del denaro negli Stati Uniti. L’entusiasmo iniziale ha lasciato il posto a una preoccupazione generale per i prossimi mesi.

In un primo momento il report occupazionale Usa di dicembre è stato salutato con favore da listini azionari, dollaro e petrolio. Non aiuta a sollevare il morale degli investitori il fatto che mezza Wall Street sia entrata in fase ribassista. Mai prima d’ora la Borsa Usa aveva iniziato l’anno con una serie di quattro sedute così negativa.

La seduta è stata positiva in Europa stamattina, ma poi i ribassisti hanno avuto la meglio. Discorso a parte merita l’Asia, che ha vissuto invece una giornata di forti guadagni, in particolare in Cina, dopo i ribassi da record degli ultimi giorni. La Borsa cinese ha guadagnato il 2%.

Tra le materie prime, il greggio mostra meno slancio rispetto all’avvio di seduta e rispetto alla vigilia. I contratti Brent sul petrolio ieri hanno guadagnato più del 2% a 34,49 dollari al barile dopo aver toccato i minimi da aprile 2004 in area 32,16 dollari. Nonostante i rialzi il future è ancora in calo del 7,5% da inizio settimana. Anche l’analogo contratto Usa sul WTI ha fatto segnare un progresso superiore al +2%. Le quotazioni ora sfiorano i 34 dollari. La perdita settimanale sinora è comunque molto pesante: -8,3%.  

Dopo aver concesso alla divisa nazionale di accusare il crollo più accentuato in cinque mesi di tempo ieri, la Banca centrale cinese ha aumentato il valore dello yuan nel tasso di riferimento con il dollaro per la prima volta in nove sedute.

Il rimbalzo dei mercati azionari asiatici è iniziato dopo la scelta della Cina di non andare in rete. I mercati di Shanghai e Shenzen non sono stati risparmiati nemmeno oggi dalla volatilità, tuttavia. Le autorità hanno stabilito il provvedimento per evitare che scatti ancora una volta il meccanismo di sospensione delle contrattazioni in caso di eccessi di ribasso (con perdite superiori al -7%). È scattato ben due volte in settimana. Ieri addirittura dopo soli 29 minuti di scambi.

La Borsa giapponese ha chiuso la settimana con un’altra nota negativa. Il computo finale di seduta è stato di -0,39% a 17697 punti. Si è trattato del quinto calo consecutivo per l’indice Nikkei.

Ieri l’indice allargato della borsa americana S&P 500 ha chiuso ieri in calo del 2,4%, con il 40% delle società quotate nel paniere che ora scambia almeno il 20% sotto i loro massimi. Signigica che quasi la metà dei titoli è in una fase di mercato ribassista.

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Daniele Chicca 8 Gennaio 20169:56

In avvio il listino FTSE 100 guadagna lo 0,3%, mentre Francoforte fa +0,4%. Il listino Ftse MIB, dopo una breve visita in territorio negativo, scambia in rialzo di mezzo punto percentuale. Dopo un saliscendi l’indice CSI 300 avanza di circa tre punti percentuali, mentre l’indice composito di Shanghai del 2,8%. In generale si affievolisce l’appetito per gli asset più sicuri, come l’oro e le valute rifugio quali lo yen.
European stock markets

Daniele Chicca 8 Gennaio 20169:59

In mattinata il listino FTSE 100 aumenta i rialzi, guadagnando lo 0,7%, mentre Francoforte fa +0,8%. Il listino Ftse MIB, dopo una breve visita in territorio negativo in avvio, scambia in rialzo di oltre mezzo punto percentuale. L’indice di riferimento del continente Eurostoxx 600 avanza dello 0,54%.

Dopo un saliscendi l’indice CSI 300 avanza di circa tre punti percentuali, mentre l’indice composito di Shanghai del 2,8%. In generale si affievolisce l’appetito per gli asset più sicuri, come l’oro e le valute rifugio quali lo yen.
European stock markets

Daniele Chicca 8 Gennaio 201610:07

Il settore minerario ed energetico stanno recuperando terreno questa mattina, favoriti dal rimbalzo del prezzo del petrolio. Le quotazioni del Brent guadagnano l’1,5% a 34,26 dollari al barile, fornendo un segnale di voglia di stabilizzazione sui mercati. Solo ieri i contratti del greggio sul mercato britannico avevano toccato i minimi di 11 anni.

Daniele Chicca 8 Gennaio 201610:42

I mercati cinesi hanno chiuso in buon rialzo. L’indice composito di Shanghai ha fatto un balzo del 2% a 3.186 punti, dopo una seduta in saliscendi. I fondi statali cinesi sono stati molto attivi, acquistando azioni fin dalle prime battute ridando fiducia ai piccoli investitori retail. Ha aiutato anche l’intervento di Pechino a supporto dello yuan. La settimana, tuttavia, si chiude con una perdita di quasi il 10% (-9,9%).
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Daniele Chicca 8 Gennaio 201613:00

Una delle settimane peggiori di sempre, sicuramente la peggiore con cui iniziare l’anno che si potesse immaginare, si chiuderà in una nota positiva, sembra. L’azionario europeo è in rialzo, con gli indici principali di Borsa che scambiano in territorio positivo a metà giornata.
European market this morning

Daniele Chicca 8 Gennaio 201613:29

Il petrolio ha perso la spinta iniziale. Nella prima mattinata di oggi, dopo le 9.30 italiane, il contratto sul Brent era in rialzo di anche l’1,69% a quota $34,29 mentre il future analogo sul West Texas Intermediate era in progresso dell’1,2% a $33,70 al barile. Da quel momento in poi i guadagni si sono ridotti e al momento i due contratti scambiano con un incremento di mezzo punto percentuale circa. Il brent fa +0,49% a $33,92 e il Wti fa +0,2% in area $33,34.

Daniele Chicca 8 Gennaio 201614:54

Il report occupazionale Usa migliore delle attese convince i mercati alimentando gli acquisti del dollaro sull’euro, del petrolio e delle Borse europee principali. Negli Stati Uniti in dicembre sono stati creati 292 mila posti di lavoro, a fronte di attese per un aumento di 200 mila unità.

Il listino Ftse MIB guadagna lo 0,5% a 20.291,08 punti, il FTSE 100 londinese avanza di 47 punti sopra quota 6.000, il Dax tedesco fa +0,3%, mentre il Cac francese risale dai minimi di seduta registrando un progresso dello 0,16%. I futures sugli indici azionari americani guadagnano più dell’1% con il Dow Jones che dovrebbe aprire in rialzo di 147 punti.

Tra i singoli a Piazza Affari in recupero i bancari, con Mps e Unicredit che guadagnano rispettivamente il 2,3% e il 2,2%. Sul fronte valutario l’euro ritorna sotto quota 1,09 sul dollaro, attestandosi in area 1,084.

Daniele Chicca 8 Gennaio 201617:39

Niente da fare: i rialzi della mattinata avevano illuso i mercati azionari europei ma un peggioramento improvviso a metà pomeriggio spinge in ribasso anche quest’oggi il listino italiano. Il Ftse MIB ha chiuso in calo dell’1,58% a 19,859,49 punti. Gli ultimi dati macro hanno reso più probabile un aumento del costo del denaro negli Stati Uniti.

Dopo una prima reazione positiva al rapporto occupazionale Usa, il mercato ha incominciato a rendersi conto che i dati sono abbastanza positivi da aprire la porta a un rialzo dei tassi di interesse della Fed alla prossima riunione di marzo. Gli analisti di Unicredi Research, per esempio, sono convinti che malgrado i salari ancora fermi, i prezzi bassi del petrolio e il temuto rallentamento dell’economia cinese, il mercato del lavoro sia abbastanza in salute da poter permettere a Janet Yellen di imporre una seconda stretta monetaria dopo quella storica di dicembre.

Daniele Chicca 8 Gennaio 201617:42

Niente da fare: i rialzi della mattinata avevano illuso i mercati azionari europei ma un peggioramento improvviso a metà pomeriggio spinge in ribasso anche quest’oggi il listino italiano. Il Ftse MIB ha chiuso in calo dell’1,58% a 19,859,49 punti. L’indice di riferimento del continente Eurostoxx 50 perde l’1,41%, chiudendo una delle settimane più negative di sempre con cui iniziare l’anno. Gli ultimi dati macro hanno reso più probabile un aumento del costo del denaro negli Stati Uniti. 

Dopo una prima reazione positiva al rapporto occupazionale Usa, il mercato ha incominciato a rendersi conto che i dati sono abbastanza positivi da aprire la porta a un rialzo dei tassi di interesse della Fed alla prossima riunione di marzo. Gli analisti di Unicredi Research, per esempio, sono convinti che malgrado i salari ancora fermi, i prezzi bassi del petrolio e il temuto rallentamento dell’economia cinese, il mercato del lavoro sia abbastanza in salute da poter permettere a Janet Yellen di imporre una seconda stretta monetaria dopo quella storica di dicembre.