Borsa Milano perde l’1,1%. Tonfo titoli export. Ferragamo -5,4%

11 Agosto 2015, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Pechino spaventa gli investitori più di Atene e la Borsa italiana cede più dell’1%. I mercati sono stati messi sotto pressione dalla decisione della Cina di svalutare lo yuan a un tasso record nei confronti del dollaro, al fine di sostenere la crescita della propria economia attraverso le esportazioni. Si materializzano così i timori maggiori dei mercati circa il rallentamento della seconda economia al mondo.

Mercati valutari stravolti: a pagare sono sopratutto le divise dei paesi emergenti. L’euro fa +0,4% a $1,1063. Dollaro/yen +0,19% a JPY 124,87. Euro/sterlina +0,44% a GBP 0,7098. Euro/franco svizzero +0,62% a CHF 1,0960.

Scendono le valute della regione Asia Pacifico, con il mondo intero che si prepara alla nuova guerra valutaria lanciata da Pechino. Tra i settori, soffrono in Europa in modo particolare quelli legati all’export, come quelli dell’auto, delle società minerarie e dei beni di lusso. Ferragamo, maglia nera del listino principale italiano, ha perso il 5,37%.

Il Ftse Mib ha chiuso in calo del -1,12% a 23.698,49, sui minimi di seduta. Ancora acquisti su Mps (quasi +1% in netta controtendenza), con gli analisti che ora puntano sulla riscossa della travagliata banca. Pirelli ritraccia in linea con il resto del mercato (-0,9%) ma rimane sopra la soglia dell’Opa. ChemChina ha fatto oggi il suo ingresso nell’azionariato.

Tra le materie prime, i futures sul petrolio Usa accelerano al ribasso, con una perdita del -4,2% a 43,07 dollari al barile; smobilizzi anche sul Brent -2,9% a $48,95. Oro +0,40% a $1.108,89 l’oncia, argento +0,3% a $15,30.

Sugli asset energetici pesa la notizia relativa alla produzione dell’Opec, che ha incrementato a luglio la propria produzione al ritmo più alto in tre anni, complice l’aumento dell’offerta da parte dell’Iran.

In Europa focus sui cali di BMW e Daimler AG, ma anche di LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton e Swatch, che arretrano di oltre -2%, con gli investitori che temono che la flessione dello yuan finisca con il deteriorare le vendite dalla Cina. Giù anche BHP Billiton e Rio Tinto, le principali società di estrazione al mondo, sulla scia dei ribassi dei prezzi dei metalli.

L’indice di riferimento dell’azionario europeo Stoxx Europe 600 scende, rimanendo comunque in crescita +17% dall’inizio di quest’anno.

Un report diffuso da Reuters segnala intanto che la Grecia e i suoi creditori hanno raggiunto finalmente un accordo. Resi noti i target di bilancio che il paese dovrebbe centrare, al fine di riportare un surplus a partire dal 2016. Da segnalare che l’indice azionario della Grecia, l’ASE (Athens Stock Exchange) ha recuperato +7,3% dal minimo in quasi tre anni testato lo scorso 5 agosto.

Sui mercati asiatici, Shanghai piatta nel finale dopo la maxi manovra di svalutazione operata dalla People’s Bank of China. Hong Kong invariata, azzera i guadagni. Sidney -0,65%, Seoul -0,82%.

Tokyo scende dal massimo intraday di 20.931 punti, con una flessione -0,42%. Si mettono in evidenza comunque sul Nikkei i rialzi di Mitsubishi Materials e Sumitomo Metal Mining, +2,8% e 4,3%.

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