Mps testa i minimi storici: Tesoro vuole uscire dal capitale

23 Gennaio 2019, di Alessandra Caparello

Dopo Carige, ritorna l’incubo Mps. Ieri il titolo della banca senese a Piazza Affari è sceso dello 0,7% al minimo storico di 1,21 euro e tutta la banca vale appena 1,38 miliardi. Oggi il titolo ha provato a rimbalzare dopo un avvio in sordina e chiude in progresso dell’1,73% a 1,232 euro. L’indice settoriale bancario ha chiuso con un progresso analogo a Piazza Affari (+1,6%).

Sono ormai dieci anni che la banca più antica del mondo è sull’orlo del baratro e ha sulle spalle ben quattro aumenti di capitale dal 2008 al 2017, a cui si aggiungono diecimila persone licenziate e altre 5500 che usciranno entro il 2021.  Il problema è che lo Stato dovrà ancora una volta fare i conti con un istituto disastrato dopo aver investito 5,4 miliardi nel 2017 prendendo il 68% del capitale. Secondo MilanoFinanza il Mef sarebbe al lavoro proprio per organizzare l’uscita del tesoro dal capitale dell’istituto senese. A breve potrebbero partire i sondaggi tra i principali operatori per definire una roadmap da presentare a Bruxelles.  La prossima scadenza importante è quella di giugno, entro cui il ministero dell’Economia e delle Finanze, detentore del 70% circa del capitale della banca, dovrà infatti illustrare alla Commissione Ue la strategia di disimpegno in vista della scadenza del 2021”.

Nel frattempo l’amministratore delegato di Unipol, Carlo Cimbri, da Davos intervistato da Cnbc esclude operazioni di aggregazioni di Mps con Unipol Banca e Bper, istituto di cui la compagnia bolognese è primo azionista con il 15% del capitale.

“Bper prosegue la sua strada, noi abbiamo fatto le nostre cose, è più una cosa di fantasia. Mps è una grande realtà nazionale, ho letto anch’io che il nostro nome, il nome di Bper è stato accostato al Monte dei Paschi. Ritengo che Bper abbia un suo programma, il Monte dei Paschi è una dimensione troppo diversa e ha un azionariato che al momento non è di mercato”.