Borsa Milano, Ftse Mib -0,96%. Pausa ribassista o inizio nuovo trend?

25 Febbraio 2015, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Le borse europee sono scese dal record in sette anni, testato dopo una corsa durata sei sedute consecutive. Non sono bastate né le rassicurazioni del numero uno della Fed Janet Yellen, che ha parlato nuovamente di pazienza nell’alzare i tassi sui fed funds Usa, nè tanto meno la conclusione apparentemente positiva della riunione dell’Eurogruppo sul caso Grecia. Borsa Milano in rosso, Ftse Mib -0,96% a quota 21.937. Sul mercato dei titoli di stato, spread BTP-Bund a 10 anni in rialzo oltre quota 118, a fronte di tassi decennali all’1,45%.

D’altronde, la situazione è lungi dall’essere risolta, e lo stesso ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha ammesso che la Grecia “avrà problemi” nel ripagare i debiti contratti con la Bce e l’Fmi; male così abnche l’azionario greco, con l’indice ASE che ha assistito al crollo di titoli bancari, del calibro di National Bank of Greece e Piraeus, fino a oltre -10%. Tuttavia, intervistato da Bloomberg, Christian Stocker, strategist presso Unicredit Bank AG a Monaco, ha affermato che non si tratta in generale di “una vera flessione”, ma più che altro di un “appiattimento o di una stabilizzazione dei livelli che sono stati recentemente raggiunti”. E ancora: “le tensioni dal fronte della Grecia sono diminuite e ora il mercato sta cercando nuovi fattori positivi, ma non ne abbiamo in realtà, dunque ritengo che più o meno ci sarà una pausa nei prossimi giorni, accompagnata da movimento di consolidamento”.

I prezzi dei titoli europei “sembrano poco cari rispetto alla concorrenza, con la regione che scambia ancora a uno sconto record rispetto all’azionario Usa se ci si basa sull’analisi dal 1970 di un ciclo da 5 anni del rapporto tra prezzo di mercato e previsioni sugli utili”, ha sottolineato in una nota Matt Sherwood, head of investment markets research presso Perpetual.

A Piazza Affari Rai Way sotto i riflettori, il titolo è volato + 14% a 4,222 euro e i volumi sono stati pari a fino 17 volte la media sull’intera seduta dell’ultimo mese dopo l’Opas annunciata da EI Towers, mista cash e carta, a 4,5 euro per azione, a un premio del 22% rispetto al valore dell’azione alla chiusura delle contrattazioni dello scorso 23 febbraio. Il titolo ha poi chiuso con un rally +9,46% a 4,05 euro. Ben comprata anche la società acquirente (+5,26%); Mediaset +1,35%, ha scontato così come gli altri titoli il peggioramento del Ftse Mib.

La performance negativa italiana rispetto agli altri indici d’Europa dipende, come sempre, dalla maggior presenza di banche nel listino principale, oggi oggetto, soprattutto le popolari, di prese di profitto. Bper -2,13%, BPM -2,10%, BP -2,23%, Ubi Banca -2,85%; male anche altri bancari come Unicredit -2,27%, Intesa -1,51%, Mps -2,70%. Tra i titoli di altri settori Saipem -1,99%, Moncler -2,57%, FCA -2,12%, Autogrill -2,04%.

Le altre piazze finanziarie mondiali sembrano non aver risentito più di tanto della prospettiva di un rialzo dei tassi in Usa tra qualche mese. Anche perché il numero uno della banca centrale americana ha fatto capire di non avere troppa fretta di imporre una stretta monetaria, nonostante abbia riconosciuto il miglioramento della situazione occupazionale ed economica in generale. Detto questo, Janet Yellen ha comunque sottolineato che la pazienza della Fed con i tassi zero “ha un limite”.

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Focus anche su Exor (+0,53%) che in mattinata ha ‘buttato acqua sul fuoco’ circa una possibile cessione della partecipazione in Cushman & Wakefield.

Nella regione Asia Pacifico, positiva, l’indice principale della Borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso dello 0,10%. I rialzi asiatici hanno spinto l’indice FTSE dell’azionario mondiale ai massimi di sempre.

In Cina il settore manifatturiero si è ripreso leggermente in febbraio. L’indice PMI di HSBC ha mostrato un rialzo inaspettato in fase di espansione, a 50,1 punti, sui massimi di 4 mesi, dai 49,7 di gennaio. Gli analisti si aspettavano un calo a 49,5.

Sul valutario il dollaro in ribasso dopo che Yellen ha fatto capire di non avere fretta di alzare i tassi. L’euro guadagna +0,16% a $1,1357; dollaro/yen -0,05% a JPY 118,91; euro/franco svizzero +0,08% a CHF 1,0784. Euro/yen +0,11% a JPY 135,05.

In ambito di materie prime, i futures sul petrolio Usa +1,77% a $50,15 al barile, Brent +2,37% a $60,05. Oro +0,63% a $1.204,30. Argento +1,80% a $16,52.

(DaC-Lna)