Borsa Milano debole, MPS volatile ed euro in calo attorno a $1,10

22 Maggio 2015, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Seduta incerta in un mercato senza spunti per l’azionario europeo, che aspetta di conoscere i nuovi sviluppi sul caso Grecia. Oggi in scena la seconda giornata dell’Eurogruppo di Riga, da dove per ora emergono informazioni per lo più incoraggianti, anche se i dettagli di un presunto accordo non sono stati ancora forniti e la cancelliera tedesca Angela Merkel abbia raffreddato gli animi, sottolineando che c’è ancora molta strada da fare.

Il Ftse MIB ha chiuso lievemente positivo (+0,18% a 23.782 punti). Secondo quanto riferito a Reuters da un trader milanese, da qualche giorno si fa poco o nulla, a causa delle incertezze sulla Grecia. Spread BTP-Bund a 10 anni +1,93% a 123,21 punti, a fronte di tassi sui BTP decennali -0,18% all’1,83%. Tassi sui Bund decennali -4,23% allo 0,60%.

Sul valutario, il dollaro riparte alla carica nei confronti delle valute concorrenti principali. Euro cede lo 0,78% a $1,1025. La settimana della moneta unica nei confronti del biglietto verde è la peggiore da settembre di quattro anni fa. Sul franco -0,15% a 1,0393. Nei confronti della sterlina fa +0,28% a 0,7114. Il dollaro Usa guadagna lo 0,35% sullo yen a quota 121,44. Euro/yen -0,46% a JPY 133,89.

Sessione di forte oscillazioni per l’euro, che in mattinata aveva superato la soglia di $1,12, e che poi dopo i dati Usa ha invertito di colpo il trend. Forte è l’attesa per il discorso che il numero uno della Fed, Janet Yellen, proferirà in giornata. A far cambiare direzione al rapporto eur/usd è stata la pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti, che ha messo in evidenza la crescita della componente core al record in due anni, fattore che ha riportato in primo piano le speculazioni su un imminente rialzo dei tassi sui fed funds da parte della Fed.

Il rialzo della componente core è stato dello 0,3%, il maggiore su base mensile dal marzo del 2006. Su base annua l’incremento è stato dell’1,8%, il più sostenuto dal gennaio del 2013. Per la moneta unica è la peggiore settimana nei confronti del biglietto verde da settembre 2011 (-3,5%).

L’indice benchmark dell’azionario europeo Stoxx Europe 600 è reduce invece dalla migliore settimana dalla metà di aprile, avendo guadagnato +3% circa, sull’annuncio dell’accelerazione del QE a maggio e giugno da parte della Bce. Il listino è salito +19% da inizio anno, complice il calo dell’euro legato al bazooka monetario lanciato da Mario Draghi.

In Europa, occhio ai rialzi di Vodafone, salita oltre +4% e che ha esteso i rialzi di tre giorni a +11%. Secondo Goldman Sachs, la società potrebbe vendere alcuni asset. Sotto pressione i titoli Bouygues SA e Orange, dopo che il ministro dell’economia francese ha riferito a Les Echos che non è questo il momento per il consolidamento dell’industria.

Bassi in generale i volumi di scambio, con quelli sullo Stoxx 600 -26% rispetto alla media degli ultimi 30 giorni. I mercati azionari Usa, del Regno Unito e della Svizzera saranno chiusi lunedì 25 maggio.

A Piazza Affari il focus rimane ancora su Mps dopo che la banca senese ha firmato un accordo con un pool di istituti di credito per sottoscrivere un aumento di capitale da 3 miliardi. Il titolo ha invertito rotta a metà mattinata dopo aver ceduto -5% ed è salito fino a +5%, per poi concludere la sessione con una variazione dello 0,75% circa. I nuovi titoli verranno assegnati a 1,17 euro. Alcuni analisti lo ritengono diluitivo. Fitch giudica spazzatura il rating della travagliata banca, la più antica del mondo.

Tra le altre società del credito, buoni spunti su Pop Emilia, che fa +1,15%. BPM in rosso -0,64%, Intesa SanPaolo +0,30%, Unicredit +0,23%.

Occhi puntati anche su Seat Pagine Gialle, che fa un bel tonfo dopo l’annuncio di fusione con Italiaonline, ed Eni, con l’AD Descalzi che si trova negli Stati Uniti per una serie di incontri con gli investitori. Le quotazioni crollano -14,89% a 0,0040.

Male Azimut, oltre -3%. Sotto pressione anche Mediolanum -3,43%. In lieve ripresa Exor +0,27%, che ha dato un ultimatum a PartnerRe sulla sua offerta.
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Tra le materie prime, nonostante la brusca frenata odierna, i futures sul Wti sono ben impostati per mettere a segno la decima settimana di guadagni consecutive; un record. Ieri hanno fatto un balzo di oltre il 2%, alimentati dal calo delle scorte di greggio settimanali e dall’intensificarsi delle tensioni in Medioriente. Oggi cedono -1,48% a 59,82 dollari al barile. Il Brent lascia sul campo l’1,64% a $65,45. Oro +0,08% a 1.205,10 dollari l’oncia. Argento -0,10% a $17,11.

In Asia giornata nel complesso positiva sulla scia dei nuovi rialzi record di Wall Street, che ha accolto con favore una sfilza di dati macro nel complesso negativi. Questo perché le ultime elucubrazioni hanno portato i trader alla conclusione che si allontana definitivamente la prospettiva di un rialzo dei tassi della Federal Reserve a giugno.

In Giappone la politica monetaria di sostegno all’economia è stata confermata dalla Bank of Japan, che ha anche riconosciuto un lieve miglioramento dello scenario economico.

(DaC-Lna)