Borsa Milano chiude in forte ribasso nel giorno della Bce

7 Agosto 2014, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Piazza Affari annulla i guadagni iniziali e chiude in forte ribasso. L’indice Ftse Mib cede l’1,94% a quota 19.130. La borsa aveva inizialmente reagito in maniera positiva quando la Bce aveva annunciato precedentemente dopo la decisione della tassi invariati allo 0,15%. Successivamente, la virata in negativo.

Il numero uno dell’Eurotower ha parlato di ripresa europea in rallentamento. In piu’ agli investitori non e’ piaciuto il dato sull’andamento della produzione industriale tedesca, che a giugno e’ rimbalzata ma senza vigore, mettendo a segno un progresso dello 0,3% rispetto al mese prima, ma scivolando dello 0,5% su base annua.

Oltre alle parole di Mario Draghi, sull’andamento dei listini europei hanno pesato le tensioni geopolitiche internazionali, con la Russia che ha risposto alle sanzioni disposte da Usa e Unione europea annunciando un embargo all’import di prodotti agrolimentari.

A Piazza Affari sono crollate le Bper (-13,7%), nonostante l’istituto sia tornato in utile nel primo semestre 2014 per 42,5 milioni di euro. Sono inoltre state vendute tutte le azioni bancarie, con Bpm in calo di oltre il 7,8% e Ubi del 3,8%. Mps ha lasciato sul parterre il 3,6% nell’attesa dei conti dei primi sei mesi dell’anno. Per contro sono state gettonate le Moncler (+6%), festeggiando la buona semestrale archiviata con un utile piu’ che raddoppiato a 18,1 milioni, su ricavi consolidati migliorati del 19% a 218,3 milioni. Bene anche Fiat (+1,3%), dopo la debolezza dei giorni scorsi.

Sul fronte dei cambi l’euro passa di mano a 1,3351 euro (1,335 alla vigilia) e 136,37 yen, mentre il dollaro-yen e’ pari a 102,16. Il petrolio (wti) e’ stabile a 96,88 dollari al barile.

Lo spread fra i rendimenti di Btp e Bund decennali torna in tensione e si porta sui massimi dal 23 maggio scorso.

Il movimento di allargamento, cominciato ieri dopo la pubblicazione del Pil italiano nel secondo trimestre, è proseguito oggi, intensificandosi dopo le parole del presidente della Bce, Mario Draghi, sulla crescita nella zona euro.

Lo spread, sulla piattaforma TradeWeb, si è spinto sino a 180 punti base, nuovo massimo dal 23 maggio scorso, quando toccò quota 188,1 punti base.

“Dalla conferenza stampa di Draghi non è emersa alcuna novità”, commenta un trader. “Il mercato si era posizionato per dichiarazioni molto ‘dovish’. Il dato di ieri (sul Pil) avrebbe dovuto creare maggiore pressione, che non c’è stata perché si attendeva Draghi. Ma non è arrivata nessuna certezza, né indicazione precisa sull’OMT. Il mercato era mal posizionato e si è dovuto riassestare dopo la delusione di Draghi, anche perché è molto lungo su periferici ed equity. Tutto ciò”, conclude l’operatore, “s’inserisce in un momento di risk-off e difficoltà dei periferici, movimento accentuato dai problemi di [Matteo] Renzi nel far passare le riforme”.

Sul fronte macro, la produzione industriale tedesca ha sorpreso in negativo, registrando un calo dello 0,5% anno su anno nel mese di giugno. Le attese erano per un rialzo dello 0,3%. Si tratta del primo calo su base tendenziale da luglio 2013.

L’indice MSCI della regione Asia Pacifico cede lo 0,4% e si appresta a chiudere ai minimi dal 27 giugno. È la terza seduta in rosso di fila per un calo complessivo dell’1,5%.

La Borsa di Tokyo, invece, ha chiuso a +0,48% dopo cinque sedute di ribassi. Lo spread tra Btp e Bund scambia in rialzo a 173 punti base.

A livello settoriale, pesanti i gruppi operatori di casinò dopo risultati trimestrali deludenti. In Asia solo il 59% delle società che ha riportato i conti ha battuto le stime.

Dopo Polonia e Nato, anche gli Usa hanno avvertito del rischio di un’invasione dell’Ucraina da parte dei soldati russi già schierati al confine. Secondo i politologhi, in caso di fallimento dell’offensiva dei ribelli filo russi, Putin non esiterebbe a dare l’ordine di invasione.

La crisi in Ucraina rimarrà al centro dell’attenzione degli operatori per i prossimi mesi. È un evento indefinibile con un esito che non si può prevedere per i mercati, i quali – si sa – non amano affatto l’incertezza.

In risposta alle sanzioni dell’Occidente imposte per le turbolenze in Ucraina, la Russia ha deciso di vietare tutte le importazioni di cibo dagli Usa e le verdure e la frutta dall’Europa, cancellando miliardi di dollari di affari tra le potenze mondiali.

Il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato la rappresaglia per un anno. Le restrizioni riguarderanno le importazioni provenienti dai paesi che hanno imposto nuove sanzioni contro Mosca dopo l’incidente dell’aereo di linea malese abbattuto nell’est dell’Ucraina.