Borsa Milano chiude in forte calo, Ftse Mib -1,56%

23 Settembre 2014, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Seduta molto difficile in Europa, con il mercato che non è riuscito a interrompere il ritracciamento visto la vigilia, anzi ha fatto persino peggio. Pesano i dati macro europei: dalle fabbriche ai servizi un vero pianto.

Non aiutano le notizie sul fronte geopolitico: gli Stati Uniti e alcuni alleati arabi hanno lanciato i primi attacchi in Siria contro obiettivi dello Stato Islamico.

Il listino Ftse MIB cede l’1,56% a 20351 punti. Euro sopra $1,2860 dopo i dati negativi europei.

Sul fronte dell’analisi tecnica, il mercato azionario italiano è decisamente impostato al ribasso nel breve/medio termine. Il trend rialzista del FTSE/MIB, iniziato nel giugno del 2013 dopo un triplo minimo in area 15.000 e sviluppatosi con pochissimi ritracciamenti degni di nota, ha certamente terminato la propria corsa con la realizzazione del massimo sul livello 22.590 lo scorso 10 giugno, ad un anno esatto di distanza.

Nel mese di luglio, inoltre, è stata violata al ribasso la trendline rialzista di medio periodo sul livello 20.850. Poi, nonostante un tentativo di pullback che ha riportato lentamente i prezzi verso quota 21.350, il mercato ha continuato la propria discesa con una accelerazione rapida ed improvvisa fino al livello 18.800, sfiorando di poco la trendline rialzista di lungo termine. Da quel momento, le quotazioni hanno invertito la propria direzionalità, assorbendo buona parte della caduta e riportandosi nuovamente fin verso la resistenza posta a quota 21.500.

I titoli a Milano
Le vendite hanno colpito ancora i titoli del comparto bancario: Banco Popolare ha ceduto il 2,58% a 11,67 euro, Montepaschi l’1,85% a 1,005 euro, Popolare di Milano il 3,36% a 0,618 euro, Intesa SanPaolo l’1,82% a 2,366 euro, Ubi Banca l’1,49% a 6,255 euro, Unicredit il 2,31% a 6,115 euro.

Seduta negativa per Pirelli che ha mostrato un ribasso del 2,88% a 11,11 euro in scia al warning lanciato da Michelin. Il direttore finanziario del colosso francese degli pneumatici, Marc Henry, ha infatti affermato che difficilmente Michelin riuscirà a centrare l’obiettivo per il 2014 di una crescita dei volumi pari al 3 per cento.

A rendere difficile il raggiungimento del target la debolezza in Europa, Russia e sul mercato brasiliano. Male Prysmian (-3,03% a 14,37 euro) e Campari (-1,89% a 5,69 euro), entrambe declassate a neutral da buy dagli analisti di Citigroup (NYSE: C – notizie).

Enel ha ceduto il 2,35% a 4,058 euro ed è finita sotto i riflettori dopo che il ministero dell’Economia, secondo quanto risulta alla stampa nazionale, avrebbe avviato ufficialmente la procedura di ricerca di consulenti per la cessione del 5% di Enel ponendo come termine finale del mandato la fine del 2015.

“Nessuna novità, il disposal del 5% di Enel ed Eni è noto da tempo e riteniamo che non influenzerà significativamente il corso del titolo”, ha commentato Equita.

Vendite su Tod’s (-2,43% a 80 euro) all’indomani dell’Investor Day. Il gruppo della famiglia marchigiana ha confermato le strategie già indicate in precedenza (crescita nel retail, nei mercati esteri e nella pelletteria) e le 15 aperture all’anno.

Telecom Italia è riuscita a chiudere invariata a 0,888 euro in scia alle indiscrezioni sulla possibile quotazione delle sue torri di trasmissione e un’Ipo che potrebbe concretizzarsi nel 2015.

Notizie macro

L’indice flash pmi dell’Eurozona frena a 52,3 punti a settembre, ai minimi da 9 mesi, ma sopra quota 50 che separa le fasi di espansione da quelle di contrazione economica. Ad agosto era a quota 52,5 punti. L’indice pmi manifatturiero dell’area euro arretra da 50,7 a 50,5 il minimo dal luglio 3013 e quello servizi cala da 53,1 a 52,8 punti.

In ambito macro, la crescita del settore privato nell’area euro ha toccato i minimi di nove mesi. L’economia fa veramente fatica ad accelerare anche per via delle tensioni geopolitiche e dalla mancanza di fiducia generalizzata. Per la Bce, che ha riconosciuto una perdita di slancio dell’attività nella regione, ora le cose si fanno ancora più difficili.

Tra i singoli Stati oggi ha deluso in particolare la Francia, ormai in stagnazione. Il PMI dei servizi si è attestato a quota 49,4, mentre fa meglio delle aspettative il manifatturiero del paese (a 48,8 la stima flash). Gli addetti ai lavori avevano stimato un indice pari a 47,0 punti.

In Germania la situazione è opposta. Manifatturiero più debole del previsto, ai minimi di cinque mesi in settembre, ma i servizi vanno meglio delle attese, salendo a 55,4 da 54,9. L’indice manifatturiero Markit/BME si è attestato a 50,3 da 51,4 contro le stime che erano per un risultato di 51,2.

Passano in secondo piano i numeri positivi resi noti in Cina e aumentano le pressioni sul governo di Parigi.

Le notizie provenienti dal versante geopolitico non sono benauguranti. Israele ha abbattuto un aereo siriano vicino al confine, mentre un gruppo legato ai jihadisti sunniti dell’ISIS ha rapito un turista francese in Algeria. Il tutto mentre è partita l’offensiva Usa in Siria.

I bookmakers finanziari scommettevano su una partenza in rialzo dello 0,1% per Londra, in calo dello 0,1% per Francoforte e in flessione dello 0,2% per Parigi. Invece gli schermi di Bloomberg e Reuters relativi alle Borse del continente sono tutti tinti di rosso.

L’azionario asiatico tentenna, provando a rimbalzare dai minimi di quattro mesi in una seduta di riposo per Tokyo. Sugli altri mercati, acquisti sul rame.

In Cina ha sorpreso in positivo la lettura preliminare dell’attività manifatturiera in settembre. L’indice PMI pubblicato da HSBC e Markit è salito a quota 50,5 dai 50,2 di agosto, facendo meglio delle stime. Gli analisti puntavano su un calo in area 50, soglia che divide le fasi di espansione da quella di contrazione.

Nel frattempo, tuttavia, il costo per assicurarsi contro un fallimento dei bond sovrani asiatici è aumentato, mentre salgono anche i metalli preziosi, considerati beni rifugio per eccellenza.

Il rischio dello scoppio di una bolla creditizia in Cina e le prospettive di un rallentamento economico in Eurozona sono all’origine di una debolezza ciclica nell’azionario, che schiaccia in ribasso i prezzi delle materie prime.

L’indice MSCI della regione Asia Pacifico – escludendo il Giappone – balza dello 0,2% invertendo rotta dopo un avvio fiacco.

Tra le commodities, i prezzi del rame fanno +0,7% dopo che ieri le materie prime hanno chiuso ai livelli più bassi da luglio 2009. Futures sul petrolio in rialzo a quota $91,18 il barile.

In rimonta i bond australiani, mentre la moneta del paese sale +0,5 recuperando dai minimi di sette mesi. Sempre sul valutario, l’euro scambia a $1,2850, poco mosso, contro i 1,2854 della chiusura di ieri. Nei confronti dello yen la moneta unica vale 139,61. I Cds asiatici a cinque anni guadagnano due punti base.