Borsa Milano accelera: bancari in ripresa, vola Indesit

4 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – La Borsa di Milano ha chiuso in rialzo vicino ai massimi di seduta dopoa ver superato la debolezza iniziale, con il Ftse Mib che ha fatto segnare un rialzo dello 0,76% a 19.310,6 punti. La scorsa settimana l’indice italiano è avanzato +1,534%, mentre la sua performance su base annua è +21,237%.

Benchmark europeo di riferimento Stoxx Europe 600 Index estende il rally di quest’anno a +15% e in giornata fa +0,19%. Tra gli altri mercati europei: Londra +0,37%, Francoforte +0,23%, Parigi +0,25%.

Tra i titoli di Piazza Affari più caldi nella seduta di oggi figura Indesit, che si mette in luce favorito dalle indiscrezioni stampa che parlano dell’ipotesi di fusione con un partner straniero.

Tra le blue chip, bene le banche come Mps, Unicredit e Bper +1,07%, male invece BPM sulla scia di alcune indiscrezioni. Le quotazioni limano le perdite nel pomeriggio per chiudere a -2,71%.

Tra gli altri nomi positivi di giornata i titoli della galassia Fiat, Prysmian, Autogrill e Saipem (+5,09%). Voci di mercato fanno invece volare le quotazioni di Indesit, che balzano a livelli record dal 2011.

Sempre fuori dal listino principale, balzo anche di Yoox, dopo che il prezzo obiettivo è stato rivisto decisamente al rialzo da alcuni analisti.

Spread Btp-Bund a 10 anni +0,43% a 235,63 punti base, a fronte di un rendimento decennale quasi piatto al 3,94%. A tal proposito, focus sulle dichiarazioni di Maria Cannata direttore generale del Debito Pubblico, secondo cui gli interessi passivi sul debito costeranno quest’anno all’Italia 84 miliardi di euro. In ogni caso, ha aggiunto, “non credo che ci si possa aspettare che i tassi nel medio periodo possano scendere”.

Notizie no dal fronte economico dell’Italia, con l’Istat che ha rivisto al ribasso le stime sul Pil del governo relative a quest’anno e al 2014, precisando di attendersi un aumento del tasso di disoccupazione.

Protagonista l’euro, dopo che la moneta unica ha testato il livello minimo in più di sei settimane, a quota $1,3442, con gli investitori che continuano a sperare su un imminente taglio dei tassi da parte della Bce, complice anche il rischio deflazione che minaccia la ripresa dell’Eurozona.

Ma non tutti gli esperti sono convinti: Mario Draghi potrebbe infatti anche limitarsi a reiterare di essere pronto ad abbassare il costo del denaro in ogni momento e deludere così i mercati. Detto questo, un sondaggio condotto da Bloomberg News rende noto che Bank of America, UBS e Royal Bank of Scotland ritengono che la Bce taglierà i tassi tra tre giorni, giovedì 7 novembre. L’ultima volta che l’istituto sforbiciò il costo del denaro fu a maggio, quando abbassò i tassi di rifinanziamento al minimo record dello 0,5%.

La moneta unica ha perso la scorsa settimana -2,3%; si tratta della perdita peggiore dal luglio del 2012.

Focus sulla corsa di Wall Street, con lo S&P 500 che ha messo a segno il rialzo in quattro settimane più duraturo dal mese di luglio. L’indice si appresta a segnare un rialzo su base annua, superiore a +23% maggiore in 16 anni.

Ma occhio ai quattro fattori che potrebbero dare il via a una fase di correzione sui mercati. Sullo sfondo, i timori che la Federal Reserve possa lanciare il tapering entro la fine dell’anno.

Tra i titoli europei acquisti su HSBC, dopo che la banca scambiata sul listino londinese ha comunicato di aver chiuso il terzo trimestre fiscale con utili lordi in crescita a $4,53 miliardi.

Riguardo ai mercati azionari asiatici, chiusa la Borsa di Tokyo. Occhio alle vendite sull’indice SET thailandese, che ha perso più del 2% a causa dell’escalation delle tensioni politiche legate a una proposta di amnistia che potrebbe cancellare le accuse di corruzione contro l’ex primo ministro Thaksin Shinawatra.

Hong Kong -0,33%, indice australiano S&P/ASX 200 -0,38%, Shanghai invariata, indice coreano Kospi -0,70%.

ALTRI MERCATIEuro +0,06% a $1,3494; dollaro/yen +0,02% a JPY 98,69; euro/franco svizzero +0,18% a CHF 1,2322. Euro/yen +0,03% a JPY 133,16.

Riguardo alle materie prime, i commodities, i futures sul petrolio -0,43% a $94,20, il prezzo dell’oro +0,32% a quota $1.317,40 l’oncia.