Borsa Milano +1,2%, trascinata dalle banche. Mps oltre +5%, balza Intesa

24 Marzo 2015, di Redazione Wall Street Italia

MILANO(WSI) – La Borsa di Milano ha accelerato al rialzo nel pomeriggio, con Piazza Affari che in chiusura è salita +1,2% a 23.333,20 punti. Il listino Ftse MIB ha fatto così meglio delle altre piazze finanziarie europee.

Sostenuti da rumor e indiscrezioni stampa di M&A i bancari: è il caso di Mps, +5,44% dopo essere stata sospesa per eccesso di rialzo, e Intesa (+3,68%). Si segnala inoltre qualche spunto selettivo su blue chip e società di media capitalizzazione. Tra i titoli positivi che fanno meglio del mercato figurano Mediaset, MediobancaJeroen Dijsselbloem ha detto di aver sottoposto la nuova lista di riforme del governo Tsipras all’approvazione del gruppo dei ministri delle Finanze dell’area euro.

Se ci sarà la firma, Atene riceverà 1,2 miliardi di euro di nuovi aiuti e riuscirà ad autofinanziarsi, scongiurando un default del debito che senza aiuti esterni potrebbe materializzarsi il 20 aprile. Tale prospettiva ha innervosito l’euro sul valutario, che è ridisceso in area 1,09 dopo aver superato in mattinata quota 1,10 dollari.

Da parte sua, in un’intervista a La Repubblica Martin Schulz ha detto di essere ottimista sulla possibilità che un accordo sulla Grecia venga raggiunto questa settimana. Focus anche sulle notizie macro, che vedono protagonista l’accelerazione dell’economia tedesca, ma anche il Pmi dell’Eurozona, che si attesta al record in quattro anni.

Si allarga a 111 punti lo spread Btp-Bund con il rendimento del Btp decennale all’1,33% e quello del Bund a 0,22%. In leggero ampliamento anche lo spread tra il Btp e il Bonos spagnolo, il differenziale è ora di 5 punti a favore del debito sovrano spagnolo, con i tassi decennali all’1,28%.

Una situazione, soprattutto tecnica, segnalano gli operatori, determinata dalla buona tenuta del Bonos, mentre su Bund e Btp, la pressione dei realizzi, dopo il recente rally, appare più sostenuta.

Sul fronte macro, bene i dati sul settore privato nell’area euro. In Italia, reso noto l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie, invariato su base mensile ma in rialzo +1% su base annua.

I mercati attendono dunque di saperne di più sul caso Grecia, dopo l’incontro Tsipras-Merkel a Berlino che, a dispetto dei tanti sorrisi dei due premier, non ha allontanato le incognite sul destino di Atene. Riflettori puntati anche su Mario Draghi che, in un discorso proferito alla Commissione di Affari economici e monetari del Parlamento Ue, si è detto fiducioso che un accordo sulla Grecia, alla fine, si trovi, rigettando al contempo le critiche secondo cui la Bce starebbe ricattando Atene.

Si rinnovano al contempo i timori sull’economia globale dopo il dato manifatturiero della Cina, scivolato in evidente fase di contrazione. Asia sotto pressione: l’indice Nikkei della Borsa di Tokyo chiude in calo -0,21%, Shanghai in lieve rialzo +0,11%; Sidney +0,22%, Hong Kong -0,39%, Kospi +0,23%. Da segnalare che l’indice di riferimento dell’azionario asiatico, l’MSCI Asia Pacific Index, ha chiuso alla vigilia al record dallo scorso 4 settembre, ed è scambiato a un valore pari a 15 volte gli utili attesi, pari al multiplo più elevato in cinque anni. Il team di strategist che fanno capo all’analista Ajay Kapur di Bank of America’s Merrill Lynch ha tagliato il rating sull’azionario cinese da overweight a neutral, motivando la decisione con l’indebolimento del mercato immobiliare. Pil potrebbe rallentare al 6,85% nel primo trimestre, secondo alcuni economisti.

Sul valutario l’euro supera quota $1,10 prima di indebolirsi sulla scia dei dati sull’inflazione Usa, che hanno mostrato a febbraio un’interruzione della fase di cali dei prezzi al consumo che durava da tre mesi. Il cambio euro/dollaro inverte la rotta e cede -0,29% a $1,0914 dopo aver toccato punte al rialzo a $1,1015. Il rapporto di cambio fra dollaro e yen fa +0,1% a JPY 119,85. Euro/franco svizzero -1,12% a CHF 1,0459. Euro/yen -0,2% a JPY 130,79; euro/sterlina +0,27% a 0,7340, con la moneta britannica che viene penalizzata dagli ultimi dati sull’inflazione nel Regno Unito.

Sul fronte delle materie prime, i future sul petrolio tornano a fare dietrofront e cedono -0,27% a $47,32; Brent -1,5% a $55,08. Oro piatto +0,06% a $1.190,31 l’oncia. Argento -0,14% a $16,96. (Lna-DaC)