Borsa Milano +1,17% dopo la Bce, rally petrolio oltre +4%

15 Aprile 2015, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Market mover di giornata è stata la riunione della Bce, con Mario Draghi che ha garantito che il Quantitative Easing durerà almeno fino al 2016. Senza sorprese l’istituto centrale europeo ha deciso di mantenere inviarati i tassi di interesse di riferimento allo 0,05%. L’azionario ha accolto con favore le parole del numero uno dell’Eurotower, e a Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha archiviato la seduta con un progresso +1,17% a quota 24.031. Focus sul poderoso rally del petrolio, con i futures sul petrolio a New York +4,48% a $55,68 il barile. Brent +2,40% a 59,83 dollari al barile. Oro +0,23% a $1.195,40. Argento +0,18% a $16,19.

Soprattutto a New York, le quotazioni del greggio hanno beneficiato del dato reso noto dal dipartimento di Energia Usa, da cui è emerso che le scorte crude Usa sono cresciutre di appena 1,294 milioni di barili, ben al di sotto delle attese, e al minimo da gennaio. Per la 14esima settimana consecutiva, di fatto, le scorte degli Stati Uniti di crude sono salite.

Tornando a Draghi, il numero uno della Bce ha sottolineato che per funzionare il Quantitative Easing dovrà essere implementato e che rimarrà in vigore fino a quando il tasso di inflazione non tornerà intorno al 2%. Le dichiarazioni non hanno favorito l’euro che ha sbandato, scendendo sotto 1,06 dollari, prima di riagguantare la soglia, seppur debolmente. Euro -0,47% $1,0602. Dollaro/yen -0,13% a JPY 119,20. Euro/franco svizzero -0,59% a CHF 1,03, euro/yen -0,60% a JPY 126,40. Euro/sterlina -0,50% a 0,7171.

I mercati erano particolarmente curiosi di conoscere i nuovi dettagli sull’impatto che sta avendo il programma di Quantitative Easing.

Un’incognita che rimane e che non è stata risolta dalle parole del banchiere centrale è se davvero ci saranno bond sovrani a sufficienza da acquistare, dal momento che la stessa Bce ha deciso che comprerà tutti i titoli di stato, a meno che non presentino rendimenti inferiori a -0,2%. Moody’s ha già detto che alla fine gli unici titoli che l’Eurotower potrà acquistare fino al settembre del 2016 saranno quelli italiani e spagnoli.

In generale, il governatore centrale sapeva di non potersi più permettere, come fatto il mese scorso nella riunione di Cipro, di cantare vittoria per il Quantitative Easing. Altrimenti i falchi in seno all’istituto di Francoforte avrebbero già incominciato a chiedere la chiusura anticipata del piano straordinario da 1,1 trilioni di euro. Draghi ha detto di essere rimasto sorpreso dall’attenzione che è stata rivolta dagli organi di stampa all’idea di un ‘tapering’ ovvero un piano di uscita dalle manovre di stimolo di emergenza.

I mercati hanno chiuso in positivo, eppure le notizie arrivate in mattinata non sono proprio di buon auspicio. La minaccia di un evento choc Grexit è reale, come è stato confermato dall’Fmi, e un’altra minaccia è rappresentata dagli stessi mercati finanziari, che potrebbero reagire in modo molto disordinato a un evento non contemplato nelle loro aspettative.

Aumenta inoltre il rischio di bolla sia per il mercato azionario che obbligazionario.

In più non sono di certo positive le notizie che arrivano dal mercato immobiliare italiano, anche se la ripresa c’è, e parte soprattutto da qui.

Sul mercato dei titoli di Stato, lo Spread tra Btp e Bund decennali scambia in ampliamento sopra i 100 punti base. La paura di un default ha spinto nuovamente in rialzo i tassi sui bond ellenici. Il selloff dei titoli governativi ha fatto salire gli interessi sui bond a dieci anni sopra il 12%, in rialzo dall’11,9% della seduta di ieri. Come se non bastasse, a mercati chiusi S&P ha annunciato di aver rivisto al ribasso il rating sul debito della Grecia a “Ccc+” da “B”, con outlook negativo, motivando la propria decisione con la convinzione che il debito di Atene non sarà sostenibile, in mancanza di profonde riforme.

A livello settoriale gli investitori sono ancora concentrati sui titoli bancari e minerari. Il mercato scommette anche sulla creazione di un fondo di emergenza per il settore finanziario greco. Il tutto mentre gli ultimi dati macro pubblicati in Cina alimentano le speranze di vedere nuove politiche di stimolo nella potenza asiatica.

A limitare i rialzi sono stati i timori per l’impatto che il rallentamento della crescita cinese potrebbe avere sul resto dell’economia mondiale. Il Pil cinese ha infatti registrato l’incremento minore dal 2009, con le misure di allentamento monetario che sembrano aver avuto un effetto positivo solo sui mercati finanziari ma non sui fondamentali economici. Il +7% dimostra come Pechino stia incontrando sempre più difficoltà nel trovare fattori che alimentino la crescita.

In ambito di notizie societarie, Exor ha lanciato a sorpresa un’Opa amichevole sulla compagnia di riassicurazioni statunitense Partner Re da 6,4 miliardi di dollari. Il titolo ha perso fino a -3% per poi ridurre le perdite a -0,62%.

Da parte sua la travagliata banca Mps ha venduto il 10,3% di Anima a Poste per un prezzo pari a 6,967 euro per azione. Il valore è stato calcolato sulla media registrata dal titolo nell’ultimo mese. Le azioni della società del risparmio gestito fanno un balzo del +5,6% a 8,185 euro in seguito alla notizia. Il titolo dell’istituto di credito senese ha corso fino a +2,45% portandosi in vetta al paniere delle blue chip, ma ha chiuso poi con +0,82%, ben lontano dai massimi intraday.
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Tra altri titoli bancari scambiati sul Ftse Mib, Bper +0,64%, BPM +1,32%, BP +1,84%, Intesa +1,80%. Boom di Cnh Industrial dopo la pubblicazione del bilancio, con oltre +6%. FCA +0,52%, Finmeccanica +1,03%, Saipem +5,03%, Tenaris +5%, Mediaset -3,75% dopo la pubblicazione dei dati Nielsen sul mercato pubblicitario italiano.

Di fatto, il mercato degli investimenti pubblicitari nei primi due mesi dell’anno ha registrato una flessione del 5,2% rispetto allo stesso periodo del 2014. La tv ha chiuso con un calo del 4,9%.

In Asia, il Nikkei giapponese ha chiuso in ribasso del 0,32% a 19.869,76 punti; a Hong Kong l’indice Hang Seng fa +0,13%, mentre il listino di Shanghai perde -0,41%. In Australia la Borsa di Sideny ha registrato u nribasso dello 0,72%. Seul +0,27% e Mumbai -0,28%. La peggiore è Taipei, che lascia sul campo più di un punto percentuale.

Ieri in Usa le trimestrali di JP Morgan (+1,5%) e Wells Fargo (-0,8%) sono state accolte tutto sommato positivamente dalla comunità di operatori di Borsa, ma così non è stato per gli ultimi dati macro, che si possono considerare a luci ed ombre.

(DaC-Lna)