Borsa Milano -0,93%, Bce e Fed davanti a un dilemma

28 Agosto 2015, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Piazza Affari negativa, Ftse Mib chiude in flessione -0,93% a 21.993,74 punti, scontando anche l’incertezza sofferta da Wall Street, mentre a Jackson Hole, nello stato americano dello Wyoming, diversi funzionari della Federal Reserve si incontrano nel simposio organizzato dalla Banca centrale americana. Prenderanno la parola alcuni tra i principali banchieri al mondo, come il numero uno della Banca d’Inghilterra, Mark Carney, il vice della Bce, Vitor Constancio, Raghuram Rajan e Stanley Fischer.

Il dubbio sulle prossime mosse del Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed, permane, e anzi si è acuito soprattutto dopo l’ottimo dato relativo al Pil del secondo trimestre del 2015, che è stato rivisto al rialzo a +3,7% dal +2,3% inizialmente reso noto. Detto questo, reso noto oggi l’indice che misura la fiducia dei consumatori negli Stati Uniti, che ad agosto è scivolato al minimo in tre mesi.

La Federal Reserve è così davanti a un dilemma: alzare o no i tassi a settembre. Sarebbe la prima volta dal 2006. La Bce invece da parte sua deve fare i conti con i rischi di deflazione. Il target del 2% dell’inflazione sembra ancora molto lontano, nonostante la ripresa dei prezzi delle commodities e in particolare del petrolio. Barclays ha rivisto al ribasso le stime di inflazione armonizzata per l’Eurozona: vista crescita zero nel 2015 e un incremento dello 0,8% l’anno successivo. Tutto ciò apre addirittura la possibilità di aumentare portata e durata del Quantitative Easing in atto.

In ambito valutario, l’euro, che ieri aveva bucato la soglia di $1,13, fa -0,12% a 1,1232 dollari. Dollaro / yen -0,02% a 121,01. Euro/sterlina +0,08% a GBP 0,7306. Euro/yen -0,16% a 135,88. Euro/franco svizzero -0,75% a CHF 1,0783. Rally del franco svizzero, dopo che i dati hanno mostrato che la Svizzera, a sorpresa, è riuscita a sventare la recessione nel secondo trimestre. Il rialzo della valuta ha penalizzato l’indice azionario Smi, che ha chiuso in calo -0,3%.

Tra le materie prime, focus sui prezzi del petrolio, che hanno riportato il guadagno, su base settimanale, maggiore in più di quattro anni, con +9,9%, complice il rally +10% della sessione di giovedì. I futures sul petrolio americano tornano a puntare con decisione verso l’alto, dopo una pausa ribassista odierna, balzano +4,65% a $44,54 al barile. Il contratto sul Brent analogo fa +3,62% a 49,28 dollari al barile. Il metallo prezioso è scambiato a 1.136,10 dollari l’oncia (+1,20%). Argento +0,47% a $14,51. Secondo ABN Amro, l’oro non va più considerato come un bene rifugio.

Sullo sfondo, l’azionario globale ha perso fino a $8.400 miliardi di valore di mercato, dopo che la Cina ha deciso a sorpresa di svalutare lo yuan, lo scorso 11 agosto. Nel caso specifico dell’azionario europeo, l’indice Stoxx 600 è stato interessato da oscillazioni di almeno l’1,7% – sia in senso positivo che negativo – per sette giorni consecutivi. L’indice è scivolato -8,7% ad agosto, al massimo in quattro anni mentre guadagnava meno dello 0,1% alle 17.35 ora italiana di oggi, dopo aver perso in giornata fino a -1%.

A Piazza Affari, in ambito societario, occhi puntati su Ferragamo -5,64%, che ha riportato risultati fiscali convincenti. Il titolo perde il 4% appesantito dalle prese di beneficio e dai dubbi sul business in Asia. Il primo semestre ha visto utili netti pari a 90 milioni di euro, in aumento del 10%. Incremento del 10%, a 722 milioni da 659, anche per il fatturato, mentre l’Ebitda è aumentato del 15%.

Il top manager della casa del lusso ha detto che l’azienda potrebbe aprire nuovi negozi più piccoli in Cina, dal momento che là i clienti tendono a fare più acquisti online e all’estero.

Tra altri titoli scambiati sul Ftse Mib, tra i bancari Mps +0,37%, male le popolari come Bper -3,12%, BPM -1,30%, Banco Popolare -2,15%. Giù anche Intesa Sanpaolo -1,99%, Ubi Banca -1,87% e Unicredit -0,93%. Tra i titoli di altri settori Autogrill -2,58%, Eni +0,49%, FCA -1,32%, Luxottica -1,30%, Moncler -1,71%. Balza Saipem, oltre +4%, Telecom Italia -2,74%,

Sul fronte macro, dopo i prezzi alla produzione francesi che sono stati sostanzialmente stabili, sono stati pubblicati nell’ordine l’indice di fiducia dei consumatori italiano (cresciuto), il Pil preliminare del secondo trimestre in Gran Bretagna, che si è confermato a +0,7%, e l’indice della fiducia nell’economia dell’Eurozona. In agosto il dato si è attesato a 104,2, in rialzo dai 104 punti del mese precedente. Le stime erano per un risultato di 103,8. L’indicatore del sentiment aziendale ha invece deluso, scendendo a 0,21 da 0,41. Il mercato si aspettava un calo più moderato, a quota 0,34.

La situazione in Cina è ancora instabile e rappresenta un grande punto interrogativo. Nonostante le iniezioni di liquidità e gli allentamenti monetari straordinari, Pechino non dà l’impressione di poter scongiurare un rallentamento della seconda economia al mondo.

In Asia, le Borse hanno esteso i rialzi della vigilia, dopo che il Pil Usa nel secondo trimestre, salito del 3,7% più delle attese, ha placato i nervi molto tesi a inizio settimana.

Il Nikkei ha chiuso in progresso del 3,03% a 19.136,32 punti, mentre Shanghai guadagna il 4,8% circa. Seul ha archiviato la sessione con un progresso dell’1,15%, Mumbay dell’1,25% e Taiwan del 2,5%. Hong Kong giù, con oltre -1%. Sidney +0,58%.

Dalla Cina giungono indiscrezioni di sostegno da parte delle autorità al mercato locale per far sì che non sia compromessa la fiducia in vista della parata militare del 3 settembre per la celebrazione della vittoria sul Giappone nella Seconda Guerra Mondiale.
(DaC-Lna)