BORSA ITALIANA VERSO UN NUOVO RECORD MONDIALE

20 Febbraio 2004, di Redazione Wall Street Italia

* Fabrizio Tedeschi e´ editorialista di Panorama Economy. Consulente di grandi banche e gruppi finanziari, per otto anni e´ stato responsabile della Divisione Intermediari della Consob a Milano.

La Borsa italiana non è certamente la maggiore del mondo in termini di
volume, ma tenta di diventarlo per numero di mercati e di segmenti.
Quando verrà adottato il nuovo segmento Techstar, costola del mercato
Star, avremo ben 12 differenti tipi di segmenti gestiti dalla nostra
società di Borsa presieduta da Angelo Tantazzi.

Sinceramente è un numero
eccessivo. Al di là di tutte le buone intenzioni, che possono anche
essere condivisibili, la moltiplicazione delle sigle e dei differenti
requisiti per aderire all’una o all’altra rischia di generare una gran
confusione, specie negli investitori più semplici, e soprattutto attese
immotivate di valutazione positiva o negativa delle diverse società
quotate.

E questo con tutte le conseguenti responsabilità in capo a coloro che
hanno deciso di collocare le società in un segmento, piuttosto che in un
altro. Per essere ammessi a Techstar bisogna rispettare alcuni criteri
qualitativi, sostanzialmente di natura giuridica, altri particolari,
secondo il settore di appartenenza, ancora tutti da definire, e,
soprattutto, il criterio di «crescita sostenibile». Quest’ultimo è
concetto di sapore vagamente ambientale, ma fa intendere che vi siano
business plan con ipotesi di crescita non sostenibili. Viene poi riportato a due elementi economico finanziari, di fatto
strettamente numerici: un margine operativo lordo in incremento secondo
valori minimi abbastanza elevati e una posizione finanziaria netta
positiva.

Questi criteri sono ineccepibili e qualunque sano investitore dovrebbe
verificarli prima di sottoscrivere un titolo. Ma se fossero applicati al
mercato Star attuale, senza alcuna deroga o correzione, con ogni
probabilità avremmo una buona parte delle società collocate nel segmento
ritenuto di serie B. Così si dà l’apparenza di promuovere qualcuno non
tanto per suoi intrinseci meriti, quanto di bocciare qualcun altro per i
suoi evidenti demeriti. Stando così le cose, almeno nei fatti, che sul
mercato sono quelli che contano, sarebbe stato meglio declassare in una
sorta di Blackstar le azioni di coloro che non hanno valori positivi,
lasciando invariata la struttura dello Star. E la stessa cosa dovrebbe
essere fatta anche su tutti i segmenti della Borsa italiana. Senza
pensare a disegnarne altri.

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