BORSA ITALIANA,
RIFORMA
A PORTE CHIUSE

9 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Fabrizio Tedeschi e´ editorialista di Panorama Economy. Consulente di grandi banche e gruppi finanziari, per otto anni e´ stato responsabile della divisione Mercati Finanziari della Consob a Milano.

Nell´ultima assemblea della Borsa italiana sono state deliberate alcune
modifiche ai regolamenti dei mercati, ora al vaglio della Consob. Si è
provveduto a recepire le novità della riforma del diritto societario, si sono
semplificati e adeguati alla concorrenza i sistemi di negoziazione del Mot e
delle Ops, sono stati tenuti nel dovuto conto gli ultimi casi di default di
società del segmento Star, consentendo alla Borsa la facoltà di declassarne i
titoli, e così via. A fronte di un giudizio sostanzialmente positivo sulle
proposte, bisogna però rilevare come non sia stata data alcuna pubblicità al
procedimento decisionale.

Nel sito della Borsa non viene riportato il testo completo degli articoli e
non c´è stata una pubblica consultazione, se non con le associazioni di
categoria e i soci della Borsa, prima di procedere al varo della miniriforma.
È vero che questo può essere un atto di riguardo verso l´organo di controllo,
come pure si può pensare che la materia sia talmente tecnica che solo gli
addetti ai lavori possano fornire utili contributi, ma ormai gli utenti del
sistema Borsa sono molto competenti e, quindi, sarebbe stato opportuno
coinvolgere anche il pubblico nell´esame delle modifiche.

Venendo al merito delle proposte, vorremmo segnalarne un paio. La prima
riguarda l´eliminazione del fondo di garanzia per i contratti di covered
warrant. Si prende atto che il mercato è costituito da un numero limitato di
soggetti, tutti di alto standing, quindi la struttura mutualistica di un fondo
di garanzia diventa inutile. Ottima conclusione e anche un chiaro messaggio a
quanti da semplici investitori operano su quel mercato: è riservato a
un´elite
di operatori, chi non ha certe caratteristiche se ne stia alla larga.

Altro
punto riguarda gli strumenti derivati: laddove siano basati su indici, questi
devono essere trasparenti nei metodi di calcolo e di diffusione. Una norma che
può apparire ovvia, ma è molto importante e dovrebbe trovare applicazione, in
termini qualitativi, anche per strumenti derivati con sottostante diverso dal
semplice indice. Sarebbe infine anche opportuno che nell´emissione di alcuni
strumenti definiti «derivati» si arrivasse a definire quante probabilità ha
il
cliente di guadagnare o di perdere, naturalmente sulla base di puri criteri
statistici astratti.

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