BORSA: IL PEGGIOR SEMESTRE DEGLI ULTIMI 26 ANNI

30 Giugno 2008, di Redazione Wall Street Italia

I mercati si apprestano a chiudere un semestre nero, forse il peggiore degli ultimi 26 anni. La corsa del petrolio, arrivato a sfiorare quota 143 dollari, e il riemergere dei timori sullo stato di salute dei mercati finanziari e dell’economia globale affossano gli indici asiatici, europei e americani. A pesare è la paura che il mix inflazione-bassa crescita possa danneggiare società e consumatori. Un cocktail reso ancora più esplosivo dal caro-petrolio e dalla volata delle commodity in generale: nel 2008 l’indice Reuters-Jefferies CRB é salito del 30%, segnando l’aumento maggiore dalla prima metà del 1973 (quando l’incremento risultò pari al 30,2%).

“C’é molta incertezza e se da un lato sappiamo che la prima metà dell’anno sarà negativa, dall’altro lato le speranze per una ripresa nella seconda parte non sono molte” spiegano gli analisti, evidenziando come ad aumentare le pressioni sono”gli elevati prezzi del petrolio che potrebbe far salire l’inflazione e rallentare la crescita. Non sappiamo poi la reale entità delle svalutazioni delle banche”. L’indice MSCI è sceso dall’inizio dell’anno dell’11,7%, il risultato semestrale peggiore dal -13,8% registrato nei primi sei mesi del 1982.

In Europa, l’FTSE Eurofirst risulta in ribasso del 21% rispetto alla prima metà del 2007: l’indice non é andato mai così male nella prima metà di un anno da quando é stato creato nel 1986. Passo falso anche per l’FTSE 100, sceso da gennaio del 14,4%, segnando così il peggior avvio dal -14,6% del 1994. Non va meglio in Asia, dove le preoccupazioni sull’economia statunitense, mercato vitale per le esportazioni dell’area, fanno perdere terreno ai maggiori indici. In Giappone il Nikkei 225 Average è sceso più del 2% venerdì, ai minimi degli ultimi due mesi. Shanghai ha invece registrato una battuta d’arresto del 5,2% e ora teme di vedere sfumare tutti i guadagani accumulati negli ultimi otto mesi di rally dello scorso anno. Il Sensex di Mumbai è arretrato del 4,3% al livello più basso dal maggio 2007, dopo i dati sull’inflazione che hanno mostrato come i prezzi stiano correndo al tasso più veloce degli ultimi 13 anni.

La banca centrale indiana solo questo mese è già intervenuta due volte per aumentare il costo del denaro e cercare, così, di fermare il caro-vita. Negli Usa, il Dow Jones si trova a un passo dall’orso, avendo chiuso la seduta di venerdì in calo di quasi il 20% rispetto ai massimi di tutti i tempi toccati nell’ottobre scorso.

Da inizio anno la Borsa di Milano ha bruciato 172,7 miliardi di euro, quasi un quarto della sua capitalizzazione. Gli indici S&P/Mib e Mibtel hanno perso rispettivamente il 24,2% e il 23%. Tra le grandi Borse mondiali, tutte alle prese con la crisi dei mutui subprime e la corsa del petrolio e delle materie prime, solo quelle cinesi hanno fatto peggio. Maglia nera dello S&P/Mib, l’indice delle principali 40 societa’ di Borsa, e’ stata Seat, -74,3% da inizio anno. Seppur per ragioni diverse, hanno vissuto un semestre tribolato anche grandi gruppi come Telecom, Fiat e Banca Mps, le cui azioni hanno perso tutte circa il 40%. Poche le note positive: oltre alla cavalcata solitaria di Tenaris (+50,5%), se l’e’ cavata la solita Saipem (+7,9%), gia’ miglior titolo del 2007. Fuori dal listino principale oltre all’impennata di Bastogi (+261,9%) si sono messe in luce le squadre romane con la Lazio (+37,1%) che, almeno in Borsa, e’ arrivata prima della Roma (+29,6%).

BORSA ITALIANA CENERENTOLA, BRUCIATO QUARTO DEL SUO VALORE. Nel semestre la Borsa italiana, complice la presenza limitata di investitori istituzionali e la fuga dai fondi comuni, ha perso quasi un quarto del suo valore: da fine 2007 lo S&P/Mib ha ceduto il 24,2% mentre il Mibtel è scivolato del 23%. Così la nostra Borsa capitalizza ora 578,3 miliardi di euro contro i circa 751 miliardi di fine 2007. Nessuno ha fatto così male né in Europa, dove Londra ha perso il 14,3%, Parigi il 21,6% e Francoforte il 20,4%, né a Wall Street – il Dow Jones è sceso del 14,4% e il Nasdaq del 12,7% -, né in Estremo Oriente dove Tokyo ha perso l’11,5%, Hong Kong il 20,7% e Seul l’11,2%. Fanno eccezione le Borse di Shanghai (-47,7%) e Shenzen (-45%). Senza una correzione di rotta gli indici di Piazza Affari rischiano di indossare anche quest’anno la maglia nera tra le Borse mondiali.

AFFONDA SEAT PG, FALCIDIATE FIAT, TELECOM E MONTE PASCHI. Piangono i fondi azionisti di Seat Pagine Gialle. Il titolo, già fanalino di coda nel 2007 (-40%), ha perso il 74,3% da inizio 2008 sui timori per la sua solidità finanziaria. Ma a pesare sugli indici sono i maxiribassi che hanno colpito alcune tra le società più grandi di Piazza Affari: Banca Mps (-42,5%), fiaccata dall’aumento di capitale per Antonveneta, Telecom (-40%), tempestata dalle vendite dopo il bagno di realismo dell’ad Franco Bernabé, e Fiat (-39,2%), alle prese con il momento nero del mercato dell’auto. Male in genere tutti i bancari: il migliore, Ubi, è sceso ‘solo’ del 20,5%, mentre i colossi Unicredit e Intesa Sanpaolo hanno perso il 31,3% e il 32,1%. In affanno anche il made in Italy (Geox -37,1% e Luxottica -30,5%). Salasso anche per il premier Silvio Berlusconi, che ha visto Mediaset perdere il 38,9% e Mondadori il 31%.

BRILLA TENARIS, RESISTE SAIPEM, ROMA E LAZIO OK. Nello S&P/Mib gli unici segni positivi sono quelli di Tenaris (+50,5%) e di Saipem (+7,9%), entrambi sostenuti dal petrolio. Tengono le reti Terna (+0,07%) e Snam (-1,8%), tipici titoli difensivi, e limita i danni l’Eni (-6,4%). Fuori dal listino principale ruggito di Bastogi (+261,9%), dopo l’operazione di scissione di parte del patrimonio immobiliare. Curioso l’andamento delle due squadre romane: la Lazio ha guadagnato il 37,1% mentre la Roma, grazie anche alla speculazione sulla cessione a Soros, il 29,6%. Bene anche Pininfarina (+28,7%), con l’aumento di capitale e i nuovi progetti industriali, e Tiscali (+13,4%) sulle attese per la imminente cessione.