BORSA:
LA PRUDENZA
PAGA? AL 100%

9 Maggio 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
La fortuna aiuta più gli audaci. Ma i prudenti perdono con onore. La favola del cassettista e dello speculatore nei quattro anni del Toro finisce così. Chi nel 2003, con i mercati vicini ai minimi, avesse sfidato la fortuna costruendo un portafoglio composto dalle blue chip meno affidabili – senza cedola e sull’orlo del baratro – si ritroverebbe oggi con un gruzzolo che vale il 176% in più.

Il portafoglio prudente, costituito da titoli tradizionalmente di valore e ad alto rendimento del dividendo, ha invece ottenuto il 102%. Molto meno, certo. Ma considerando il minor rischio sopportato non è un risultato deludente. Ed ecco la storia e i contendenti: da una parte nomi come Fiat o Capitalia, società che nella primavera del 2003 erano alle prese con problemi di bilancio e di guida manageriale. Dall’altra Eni o Snam Rete Gas, che hanno retto il confronto mettendo sul piatto i ricchi dividendi del caso.

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Vediamo allora nei particolari la singolar tenzone. Il cassettista, con un basso profilo di rischio e preoccupato del futuro dei mercati, crea un portafoglio scegliendo le 5 blue chip con il più alto rendimento sulla cedola in distribuzione. Il secondo, ottimista e amante del rischio, fa l’esatto opposto investendo sulle 5 aziende che di lì a poco non avrebbero distribuito cedole. Nel caso del cassettista i titoli scelti sono stati: Eni, Enel, Snam Rete Gas, Tim e la Banca Popolare di Bergamo . Nel secondo Olivetti, Capitalia, Bnl, Fiat e Pirelli Spa. Ed è stata proprio quest’ultima pattuglia a dare le maggiori soddisfazioni mettendo a segno un rendimento medio del 176%.

«Si tratta di un’analisi che spiega bene come funzionano gli investimenti in Borsa – spiega Marco Paolucci responsabile delle gestioni di Société Européenne de Banque -. A fronte di un rischio maggiore, se si indovina la direzione del mercato, si ottiene un rendimento più elevato di chi invece è stato più prudente. Nonostante, infatti, il portafoglio da cassettista abbia distribuito nel corso degli anni cedole con un rendimento medio ben superiore a quello di titoli di Stato, il mercato ha premiato in maniera più che proporzionale le storie di ristrutturazione».

E Fiat è stata una caso da manuale. Nell’aprile del 2003 la società del Lingotto era presieduta da Umberto Agnelli, l’amministratore era Giuseppe Morchio. Il titolo navigava intorno ai 6 euro, ma avrebbe toccato in seguito valori ancora più bassi. Poi nel giugno del 2004, sotto la nuova guida di Sergio Marchionne, ha inizio la corsa al rialzo. Vicenda simile per Capitalia che nel 2003 approvò il bilancio senza distribuire un dividendo: Matteo Arpe non era ancora amministratore delegato. Nel 2004 inizia la svolta, Arpe sale ai vertici e il gruppo torna a staccare cedole che crescono sino ai 22 centesimi di oggi.

All’interno del portafoglio aggressivo l’unica delusione è Olivetti. La società oggi non è più quotata essendosi fusa con Telecom Italia nell’agosto del 2003 e condividendone da quel momento i destini. E così la performance è stata decisamente modesta, »3%, senza dividendi.
Nessuna storia di ristrutturazione nel portafoglio del cassettista che tuttavia si è preso comunque non poche soddisfazioni. E senza colpi al cuore. Il rendimento di Snam ed Eni a distanza di 4 anni è prossimo al 100%, senza contare il dividendo che in media è stato del 5% all’anno. Brillante anche la performance di Enel, »71% che arriva al 117% considerando le cedole. Molto più modesto il contributo di Tim, oggetto della famosa Opa alla fine 2004, e della Banca Popolare di Bergamo, oggi finita nella fusione tra popolari che ha fatto nascere Ubi , Unione delle Banche Italiane.

E ora? Che manutenzione va fatta ai due investimenti? «Oggi sono molto più paragonabili del passato – dice Paolucci -. Addirittura si potrebbe sostenere che sono entrambi portafogli da cassettisti». I profili di rischio di Fiat e Capitalia sono infatti nettamente cambiati. La società di Torino staccherà per la prima volta dal 2003 una cedola di 0,155 euro. «Se quello del cassettista è un portafoglio per tutte le stagioni, la strategia speculativa appare oggi una scommessa molto più azzardata che in passato, almeno nell’ipotesi di un’inversione della tendenza del mercato», conclude Paolucci.

Oggi sarebbe impossibile costruire due mix con gli stessi criteri utilizzati per il duello: le uniche blue chip che non staccheranno la cedola sono, infatti, Pirelli & C. (che conferma quindi la tradizione) e Alitalia. E il cacciatore di dividendi? Non avrebbe dubbi su Eni ed Enel che a breve distribuiranno la prima cedola del 2007 (la seconda in autunno) con un rendimento rispettivamente del 3,5% e del 2,7% raddoppiabile su base annua. Alle loro spalle Telecom Italia , Terna e Alleanza con una cedola superiore al 5%.

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