BORSA: «È ANCORA TORO, MA LA RIPRESA SARA’ A W»

12 Agosto 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – La Borsa italiana ha recuperato il 70% in meno di cinque mesi. Una performance enorme, che nel secondo dopoguerra trova paragoni solo nelle fasi finali dei due grandi bull market degli anni ’80. Questo dato va tuttavia analizzato adeguatamente, poiché arriva dopo un un calo del 69% dai massimi, una percentuale che richiede un rialzo del 221% per essere pareggiata. Le due domande principali che dopo questi mesi si pongono gli investitori sono: siamo di fronte a un Toro, a un più modesto Torello o a un semplice bear market rally? E come inquadrare lo scenario di medio-lungo termine?

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Francesco Caruso è condirettore di Gestioni Lombarda Suisse (Gruppo Ubi), nonché unico italiano ad avere ottenuto il riconoscimento dell’Mfta. E gli va dato atto di aver sostenuto, fin dal marzo scorso, che vi erano le premesse tecniche per un minimo importante delle Borse mondiali.

Cos’era successo?

Basavo questa convinzione su un insieme di fattori statistici e ciclici che, come quasi sempre accade sui mercati, sfuggono o vengono sottovalutati nei momenti di estrema emotività.

E adesso?

Dal punto di vista macro, le Borse stanno anticipando una ripresa che arriverà gradualmente con i classici sei-nove mesi di ritardo, quindi a fine anno, e il cui segnale finale sarà l’aumento dell’occupazione. Ma non va dimenticato che è in atto una forzata revisione totale di molti settori, in primis di quello finanziario. È improbabile, quindi, che gli enormi stimoli messi in campo da governi e banche centrali possano sanare in un anno gli errori di lungo periodo. Probabilimente assisteremo a un movimento a W dell’economia, fino alla prima metà del prossimo decennio.

Questo perciò era e resta, a mio avviso, un bull market ciclico, a sua volta inserito nel bear market secolare iniziato nel 2000. Lo si può immaginare come un prolungato periodo di bel tempo in pieno inverno, c’è il sole, ma l’aria è sempre fredda. Dopo questa fase di ripresa, la costante erosione di fondo del valore reale delle Borse e del loro potere di acquisto continuerà per alcuni anni. Ma attenzione: questo non è essere pessimisti, ma solamente realisti nell’applicare una disciplina logica e statistica. Qualunque analisi di scenario, ovviamente, non può prescindere dagli indici americani.

Cosa aspettarsi da qui a fine anno per l’S&P 500 e, di conseguenza, per la Borsa italiana?

Vi sono diversi fattori positivi che si possono elencare: 1) l’assenza di cattive notizie sistemiche; 2) la ferma volontà politica di intervento, per evitare ogni focolaio di crisi e stimolare l’economia; 3) la ripresa della fiducia dei consumatori; 4) le enormi riserve di cash degli investitori; 5) il sottopeso dell’equity da parte di privati e istituzionali; 6) la politica di tassi vicini allo zero; 7) il riconoscimento «ufficiale» da parte di molti commentatori della rottura al rialzo degli indici azionari (testa e spalle, Dow Theory, ecc.). In sostanza, i mercati stanno passando dalla fase Uno del rialzo, cioè di recupero dal culmine di pessimismo totale, ma assenza di segnali tecnici e economici chiari, alla fase Due, caratterizzata dal riconoscimento graduale del nuovo trend e dal supporto di dati e notizie più favorevoli. I fattori di segno negativo, al momento, sono piuttosto limitati.

Può indicare quali sono?

Direi tre: la ripresa economica è solo agli albori e non si concretizzerà fino a un segnale di ripresa dell’occupazione; inoltre c’è ancora una visibilità bassa sui futuri utili aziendali; infine, sul breve termine, le Borse stanno entrando in zona di ipercomprato.

Non c’è altro?

Sì, c’è un alert importante che arriva dall’osservazione statistica di lungo termine. Attualmente, dal minimo di marzo di 666 punti, l’indice S&P 500 ha già messo a segno un rally del 50%. Anche estendendo l’analisi al Dj Industrials, si arriva a un range estremo, tra massimo e minimo dell’anno del 65%. Questo significa che, assumendo come stabilito il minimo di 666, il top del 2009 dell’S&P 500 non dovrebbe eccedere l’area 1.050-1.100. Ora siamo a 1.000 e mancano cinque mesi a fine anno. Una conferma arriva restringendo questa analisi alla variazione massimo-minimo di un range di nove mesi. Come si evince dalla storia di Borsa vi sono stati solo due casi, nel 1975 e nel 1983, in cui ci sono stati rally marginalmente più estesi di quello di adesso, ed entrambi furono seguiti da correzioni non particolarmente forti, ma fastidiose.

Cosa fare allora? Comperare, aspettare o vendere?

Con questi tassi a breve, che tra l’altro in Europa resteranno bassi più a lungo che negli Usa, non si può che tentare la strada delle azioni. In ottica di 9-12 mesi la situazione resta positiva, in quanto il Toro può senz’altro correre fino a metà 2010, con un target nell’area 1.200-1.300 dell’S&P 500. Per quanto riguarda l’Italia, mi aspetto di vedere nel 2010 un picco a 26.000-30.000 punti di Ftse Mib. Più sul breve, suggerisco di mantenere o acquistare, ma solo su correzione, alzando il punto di controllo (stop strategico) a 940 di S&P 500 e a 19.500-19.000 di Ftse Mib.

Al di sotto di questi livelli lo scenario rialzista sarebbe messo sotto pressione. Suggerisco anche di attuare una strategia graduale di presa di profitto, ma solo in cao le Borse strappino ancora al rialzo fino a raggiungere già in estate l’area di resistenza e target 2009 di 1.040-1.100 di S&P 500, grosso modo corrispondente a quota 23.000-24.500 dell’Ftse Mib. Se queste aree venissero raggiunte a breve, sarebbe altamente probabile una correzione autunnale di circa il 10% dai massimi.

I settori su cui puntare?

Le migliori carte restano ancora alcune banche, la tecnologia, i ciclici e i mercati emergenti. Ed è difficile ipotizzare una rotazione di leadership a questo punto del ciclo.

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