Economia

Boom di dimissioni nel 2022. Ecco perché

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Proseguono le Grandi Dimissioni in Italia. Nei primi nove mesi del 2022 sono oltre 1,6 milioni le dimissioni registrate nel nostro paese, il 22% in più rispetto allo stesso periodo del 2021 quando ne erano state registrate più di 1,3 milioni. Così emerge dagli ultimi dati trimestrali sulle comunicazioni obbligatorie del Ministero del Lavoro.

I motivi

Nel terzo trimestre 2022 si registrano 3 milioni 145 mila cessazioni di contratti di lavoro, con un incremento pari al 7% (+207 mila unità) nei confronti dello stesso trimestre del 2021. Corrispondono a 2 milioni e 463 mila i lavoratori coinvolti da cessazioni, con un aumento del 6,6% (pari a +152 mila individui) rispetto al terzo trimestre 2021.

Guardando nei dettagli delle comunicazioni emerge che tra le cause di cessazione le variazioni più significative si registrano nei licenziamenti (+10,6%, pari a +17 mila), nelle cessazioni di contratti a termine (+8,4%, pari a +162 mila) e nelle dimissioni (+6,6%, pari a +35 mila), mentre scendono i pensionamenti (-24,9%) e le cessazioni di attività (-20,9%)

L’aumento delle cessazioni interessa tutte le ripartizioni territoriali, con una variazione più consistente al centro (+10,2%). In particolare, secondo i dati del Ministero, le cessazioni crescono in misura maggiore nel settore dei servizi, con un incremento dell’8,5% (pari a + 187 mila rapporti) mentre in quello dell’agricoltura si riscontra un decremento (-0,9%); nel settore industriale (+5,8%, pari a +23 mila) la variazione dei rapporti cessati cresce in misura maggiore nelle costruzioni (+7,5%) rispetto all’industria in senso stretto (+4,6%).

Le dinamiche tendenziali delle cessazioni registrano una variazione di segno positivo estesa a tutte le tipologie contrattuali, con un incremento più alto nella tipologia altro (+14,8%). Nel contratto a tempo determinato, che rappresenta il 65,8% del totale, i rapporti giunti al termine crescono del 7,7%, in misura superiore rispetto al contratto a tempo indeterminato, che mostra un incremento dell’1,4% e assorbe il 17,8% delle cessazioni.

Al contempo, sempre nel terzo trimestre 2022, il Ministero ha registrato 3 milioni e 155 mila attivazioni, a cui si aggiungono oltre 229 mila trasformazioni a tempo indeterminato, per un totale di 3 milioni e 384 mila attivazioni. Rispetto al terzo trimestre 2021 il volume di contratti attivati, comprensivi delle trasformazioni, cresce dell’1,3% (+43 mila unità), per il solo effetto dell’aumento osservato per la componente femminile (+2,7%). Le attivazioni per gli uomini rimangono pressoché stabili. L’aumento delle attivazioni è maggiore nel settore dell’industria (+3,0%), con tassi di crescita solo per il settore dell’industria in senso stretto (+6,4%); il tasso di variazione per il settore delle costruzioni è infatti negativo e pari a -1,7%. Le attivazioni nel settore dei servizi, che rappresentano il 74,0% del totale, aumentano di +2,6%. Il numero delle attivazioni nel settore agricoltura fa registrare il maggior calo rispetto al terzo trimestre dell’anno precedente (-7,8%). I lavoratori interessati da nuove attivazioni sono pari a 2 milioni e 453 mila, in calo tendenziale di -0,9% (pari a -21 mila unità).

Il fenomeno delle Grandi Dimissioni

Nato negli Stati Uniti, il fenomeno delle Grandi Dimissioni, noto anche come Great Resignation, è esploso durante la pandemia. Numeri alla mano, secondo i dati del Dipartimento del lavoro Usa, a novembre 2021, negli Stati Uniti, 4,53 milioni di lavoratori si sono licenziati. La decisione di dire addio al posto di lavoro non è motivata solo da questioni economiche.

Con l’aumento del carico di lavoro e la difficoltà di trovare un equilibrio tra vita privata e occupazione durante i vari lockdown, molti professionisti hanno iniziato considerare non più sostenibile il proprio stile di vita. La pandemia ha finito dunque per mettere sotto riflettori una qualità della vita al di sopra di quella che un lavoro poco gratificante può offrire, indipendentemente dalla remunerazione. Ma il fenomeno delle Grandi Dimissioni non riguarda solo gli Stati Uniti: milioni di persone in tutto il mondo stanno pensando di lasciare il proprio lavoro. Anche in Italia.