Bonus di 1.000 euro: allo studio per chi lavora senza partita Iva

24 Febbraio 2021, di Alessandra Caparello

Un bonus di 1.000 euro da elargire anche ai lavoratori senza partita Iva, stagionali, autonomi e intermittenti: questa l’ultima novità che potrebbe entrare nel Decreto Ristori 5 atteso dal nuovo governo guidato da Mario Draghi.

Bonus di 1000 euro per chi è senza partita Iva

Secondo le ultime indiscrezioni, nel provvedimento che potrebbe varare il Governo, si prevede un bonus di 1000 euro per i lavoratori che siano in possesso di una partita Iva da almeno 3 anni e che abbiano un reddito annuo inferiore ai 50mila euro.

Tra gli altri requisiti si potrebbe introdurre la verifica del versamento regolare dei contributi nonché la perdita di fatturato di almeno il 33% nel 2020 a causa della pandemia Covid.

L’indennizzo – e questa sarebbe la novità – dovrebbe essere riservato anche agli autonomi privi di partita Iva, non iscritti alle forme previdenziali obbligatorie ma alla Gestione Separata, con almeno un contributo mensile e titolari di contratti autonomi occasionali.

Per i precari, gli stagionali, i professionisti e gli autonomi senza partita Iva sarà però richiesto di poter dimostrare un contratto di lavoro attivato tra il 1° gennaio e il 29 ottobre 2020.

Bonus di 1.000 euro e Decreto Ristori 5: le altre misure

Altre misure che dovrebbero essere contenute nel Decreto Ristori 5 saranno anche la proroga della cig Covid e del blocco dei licenziamenti.

Nelle intenzioni del precedente governo si ragionava ad una nuova tranche di 26 settimane e 8 settimane per l’industria. Infine il provvedimento dovrebbe prevedere anche una pace fiscale 2021 con rottamazione quater delle cartelle esattoriali e nuovo saldo e stralcio.

Quando arriverà il nuovo decreto? Non si esclude che il Ristori-quinquies possa essere approvato entro febbraio, al massimo entro la prima settimana di marzo. Al decreto aveva già lavorato il precedente governo mettendo mano ad una prima bozza e stanziando le risorse per le coperture con lo scostamento da 32 miliardi di euro approvato a gennaio.
A queste risorse in deficit andrebbero aggiunti i 5,4 mld accantonati dalla precedente tranche di ristori, la quarta.