Bonus 80 euro a pensionati? Tesoro: “populismo di governo”

6 Aprile 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Bonus di 80 euro anche ai pensionati? L’idea è stata lanciata dallo stesso premier Matteo Renzi che, in un post su Facebook, ha parlato della possibilità di estendere il bonus “non solo ai 10 milioni di italiani che prendono meno di 1.500 euro o a chi serve con una uniforme il nostro Paese, ma anche a chi prende la pensione minima“. Renzi ha poi precisato: “vedremo se saremo in grado di farlo”.

Una pioggia di dichiarazioni si è scatenata durante la giornata e l’aria che si respira in casa PD è quella di un ammutinamento in stile marinai della Corazzata Potemkin prima di approdare a Odessa. Poletti, il ministro del Lavoro, si è detto in accordo con il premier, ma solo se ci saranno i soldi.

Non è della stessa opinione il viceministro dell’Economia. Poco fa, parlando a margine della firma di un protocollo tra la Confcommercio e l’Anci, ha detto la sua Enrico Zanetti, che ha sottolineato l’importanza di dare “un ordine di priorità”.

“Si rischia di affiancare all’esasperato populismo di opposizione che affligge questo Paese, un populismo di governo di cui non abbiamo bisogno”.

Esattamente, Zanetti ha affermato che l’ipotesi di un bonus di 80 euro anche a favore dei pensionati più poveri:

“è uno dei desideri di questo governo ma anche di quelli precedenti. Bisogna, però, darsi delle priorità: per noi la priorità è confermare le riduzioni fiscali nei confronti di chi lavora e produce, scongiurare le clausole di salvaguardia che gravano sul Paese, soltanto poi si può prendere in mano la parte pensioni, mettendo in fila le questioni, a cominciare da chi non ha né lavoro né pensione, pensando poi a chi vuole arrivare alla pensione un po’ prima e a chi la vorrebbe un po’ più alta”.

Fa pensare il fatto che la dichiarazione sull’attenti al populismo di governo sia arrivata proprio dal vice ministro dell’Economia, dunque da un membro del governo Renzi: uno schiaffo a Renzi da parte di Zanetti?

O solo un tono di voce meno consenziente di quello del numero uno del dicastero, il ministro Pier Carlo Padoan, che ha rilasciato un commento decisamente meno compromettente, e tanto meno critico? Così Padoan:

“In Europa e in Italia occorrono misure strutturali orientate alla ripresa, bisogna agire sugli effetti dell’invecchiamento demografico. Negli anni l’Italia ha messo a segno una delle più ambiziose riforme del sistema pensionistico. Gli indicatori europei ci segnalano tra i migliori sistemi esistenti”. Aggiungendo: “Eventuali interventi non possono che partire da questa considerazione”.

I sindacati si sono divisi tra approvazione e scetticismo. Sarcastica Susanna Camusso, leader della Cgil:

“Lo mettiamo nel capitolo annunci o nel capitolo ‘siamo in difficoltà?”

Mentre il numero uno della UIL, Carmelo Barbagallo, ha proposto l’estensione a tutti i pensionati:

“Abbiamo sempre chiesto di estendere gli 80 euro a tutti i pensionati che sono il vero ammortizzatore sociale del Paese (…) Capire se si tratta di pensioni sociali o contributive è tutto un rebus. Il governo ci spieghi a chi andrebbe il bonus e cosa vuole fare per renderlo strutturale. Ogni volta sposta il tiro, lo faccia ma per tutti i pensionati”.

Così la leader della Cisl, Annamaria Furlan, parlando in occasione del Consiglio Generale della Filca Cisl.

“La Cisl ha sempre sostenuto l’utilità di allargare il bonus, attualmente riservato ai lavoratori dipendenti con reddito fino a 26.000 euro, anche ai pensionati, per migliorare la capacità di spesa ed alleviare il disagio economico delle famiglie con redditi medio bassi. Pur considerando, dunque, condivisibile l’obiettivo di questa proposta, ci auguriamo che le parole del Premier non siamo sempre e solo annunci. Riteniamo inoltre opportuno lavorare ad un intervento di carattere più generale e strutturale per evitare che l`eccessiva segmentazione delle agevolazioni fiscali produca iniquità fra chi può beneficiare del bonus e chi ne resterebbe escluso. Il Governo sembra aver compreso che la riduzione della pressione fiscale, a cominciare dai redditi medio bassi, rappresenta la via maestra per rilanciare la domanda interna, come condizione per consolidare la crescita del Paese”.

“Per questo chiediamo che l’Esecutivo rompa gli indugi ed avvii con le parti sociali un confronto a tutto campo per anticipare la revisione delle aliquote Irpef e realizzare una riforma fiscale strutturale in grado di intercettare l`enorme capacità economica oggi evasa, ridistribuendola prioritariamente a beneficio del mondo del lavoro e dei pensionati. E poi aspettiamo di vedere se nel Def si affronterà il tema della riforma delle pensioni oppure no. Dopo le manifestazioni sindacali del 2 aprile così riuscite e numerose in tutte le piazza italiane, il Governo apra subito un confronto con il sindacato per discutere di come controriformare la legge Fornero: non abbiamo più bisogno di parole ma attendiamo fatti concreti”.