Bond pagati come il gas: la soluzione della Russia per evitare il default

7 Giugno 2022, di Alessandra Caparello

Complice le sanzioni imposte a seguito dell’invasione dell’Ucraina, la Russia oggi è esposta ad un default storico del debito dopo che la scorsa settimana il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha lasciato scadere un’importante esenzione per il pagamento delle cedole dei bond in circolazione. L’esenzione in particolare aveva permesso alla Russia di effettuare i pagamenti agli obbligazionisti stranieri in dollari attraverso le banche statunitensi e internazionali, evitando così il default. La Russia sta studiando un nuovo modo per aggirare le sanzioni statunitensi che impediscono a Mosca di pagare i suoi bond denominati in dollari agli investitori stranieri.

Venerdì scorso, il Ministero delle Finanze russo ha versato 100 milioni di dollari in rubli per il pagamento degli interessi su due eurobond,  ma se il denaro non arriverà sui conti bancari degli obbligazionisti esteri, potrebbe configurarsi un default. I pagamenti prevedono un periodo di grazia di 30 giorni, al termine del quale la Russia potrebbe essere dichiarata inadempiente sul suo debito in valuta estera per la prima volta dalla Rivoluzione bolscevica del 1917, nonostante il Cremlino sostenga di avere ampia liquidità per pagare, una situazione senza precedenti per una grande economia. Altri 2 miliardi di dollari di pagamenti sono previsti entro la fine dell’anno, anche se alcuni dei titoli emessi dopo il 2014 possono essere pagati in rubli o in altre valute alternative, secondo i contratti.

Cosa sta mettendo a punto la Russia sui bond

A prendere la parola sulla questione è stato il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov che al quotidiano russo Vedomosti ha dichiarato che Mosca continuerà a servire i debiti esterni in rubli, ma i detentori stranieri di obbligazioni dovranno aprire conti in rubli e in valuta forte presso le banche russe per ricevere i pagamenti. Un po’ come accade per il pagamento del gas in rubli, viene accreditata la valuta estera e poi cambiata in rubli per conto dell’acquirente del gas. Il meccanismo di regolamento funzionerebbe allo stesso modo, ma in direzione opposta, e verrebbe incanalato attraverso il National Settlement Depository russo, ha suggerito Siluanov. Il NSD, a differenza di altre importanti istituzioni finanziarie russe, non è attualmente soggetto a sanzioni statunitensi.

Com’è il pagamento del gas in rubli: ci viene accreditata una valuta estera e qui viene scambiata con rubli per conto dell’acquirente del gas, ed è così che avviene il pagamento. Il meccanismo di regolamento degli eurobond funzionerà allo stesso modo, solo nella direzione opposta” … “Ora stiamo mettendo a punto questo meccanismo, ne parleremo al governo. Successivamente, presenteremo un’offerta ai nostri investitori”.

Tuttavia l’Unione Europea ha imposto sanzioni al NSD, che avrebbe dovuto elaborare i pagamenti delle obbligazioni, complicando ulteriormente le cose per la Russia. Secondo Timothy Ash, senior emerging market sovereign strategist di BlueBay Asset Management, gli investitori stranieri asseconderanno le richieste di Mosca di aprire conti russi. 

“Tali soggetti non hanno intenzione di danneggiare la loro reputazione o di correre rischi di conformità attraversando questo processo per un paio di centinaia di milioni di dollari. Non vogliono essere coinvolti in sanzioni secondarie da parte degli americani”. “In un modo o nell’altro, la corda si esaurirà per i russi”, ha detto, aggiungendo che la Russia potrebbe, in realtà, essere già in default.

Il timore però per gli investitori stranieri, sia individui che istituzioni, è come aprire conti presso le banche russe  senza violare le sanzioni. Gli obbligazionisti potrebbero non essere disposti a correre questo rischio e preferire rimanere all’interno delle regole delle sanzioni mentre si procede con le procedure legali di default.

Tuttavia, alla domanda se ci sarebbe un effetto contagio più ampio se la Russia venisse dichiarata in default, Ash ha risposto che l’impatto sarebbe limitato rispetto alla crisi finanziaria russa del 1998.

“Nel ’98 c’erano 60 miliardi di dollari di esposizione estera nel mercato GKO (titoli di Stato russi a breve termine con cedola zero) e probabilmente altrettanti nel mercato del debito estero, quindi si è trattato di un evento più grande”, ha detto l’analista.

Una volta che la Russia entra in default, potrebbe rimanerci per molto tempo e questo a causa della natura delle sanzioni e della mancanza di una risoluzione imminente della guerra in Ucraina. Tuttavia secondo Agathe Demarais, direttore delle previsioni globali presso l’Economist Intelligence Unit, un inevitabile default potrebbe non rappresentare un grosso problema per la Russia.

“Per me è un segnale che indica che la Russia pensa di aver bruciato tutti i ponti con l’Occidente e con gli investitori finanziari. Normalmente, se si è un Paese sovrano, si fa il possibile per evitare un default … Tutte le mosse che stiamo vedendo al momento – almeno per me – suggeriscono che la Russia non è davvero preoccupata di un default, e penso che questo sia dovuto al fatto che la Russia si aspetta davvero che non ci sarà alcun miglioramento sul fronte delle relazioni con i Paesi occidentali in tempi brevi”.