BOND FANTUZZI E FINANZA TRUFFA, BASTA CON LE CHIACCHIERE DA CONVEGNO

7 Settembre 2009, di Redazione Wall Street Italia
Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente. L’articolo e’ tratto dal blog di Oscar Giannino chicago-blog.it

(WSI) – Qualche notizia, ogni tanto i giornalisti farebbero bene a tirarla fuori. Eccone una fresca e fragrante. Anzi forse bisognerebbe dire “flagrante”, visto che è l’ennesima fregatura ai risparmiatori italiani, da parte di alcuni banchieri e finanzieri. Dopo il fallimento Lehman Brothers, da un anno viviamo nell’era della “finanza etica”. Chacchiere da convegno, per lo più. Come testimonia il bond Fantuzzi.

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Sta tutto scritto in 22 pagine fitte fitte in inglese ipertecnico, l’avviso di convocazione dell’assemblea dei bondholder prevista per l’8 settembre a… Londra. Senonché i risparmiatori italiani non hanno neanche diritto di leggere il documento – in cui si spiega molto arzigogolatamente quanto ci rimetteranno – perché esso non è stato approvato dalla Consob.

Forse neanche sottoposto, a dire il vero, visto che la regolazione dello strumento finanziario non avviene su piazza italiana. E’ una fregatura di un bel po’ di milioni di euro. Ma, per spiegarla e capirla, bisogna fare un bel passo indietro.

Il gruppo Fantuzzi è – o meglio “era”, come vedremo – una holding italiana che controlla alcuni brand anche centenari come Reggiane, attiva anche internazionalmente nel settore delle gru portuali e delle soluzioni elettromeccaniche di movimentazione. Tra fine anni Novanta e inizio 2000, la cassa inizia a piangere e i debiti bancari vanno in sofferenza. Nel 2001, la AbaxBank allora guidata da Fabio Arpe ha un’ideona.

Le banche ripianano un bella fetta di propri crediti attraverso l’emissione di un bond da parte di Fantuzzi per 100 milioni di euro, poi portati a 125. La cedola è pingue, del 6,5%, la scadenza è a luglio 2004, AbaxBank per l’ideazione dell’operazione incassa tre milioni e mezzo. Dopo l’esplosione di Cirio nel 2002 e di Parmalat nel 2003, puntualmente anche il bond Fantuzzi nell’estate 2004 non viene rimborsato.

L’azienda è sempre più nei guai. Le banche garanti dell’emissione insieme all’azienda riscadenzano il bond a estate 2008, e la cedola interessi sale all’8,75% per il 2006, al 9,75% nel 2007, al 10,75% nel 2008. Viene anche inserito allora l’impegno a un sinking fund, un termine tecnico che indica l’impegno della Fantuzzi di iniziare a pagare anno per anno non solo gli interessi sull’obbligazione, ma anche rate di restituzione del capitale. Fino al 2006 Fantuzzi ne rimborsa il 28% circa, a fine 2007 un altro 32%. Restano fuori circa una cinquantina di milioni di euro, da restituire con interesse 10,75% a luglio 2008.

Nell’estate 2008, colpo di scena. Il Gruppo Fantuzzi annuncia di essere prossimo alla cessione agli americani di TEREX, solida impresa Usa nello stesso ramo, quotata in Borsa per un valore di circa 3 miliardi di dollari. Senonché ci si mette di mezzo il 15 settembre, Lehman Brothers e la grande crisi, e gli americani ci ripensano: Fantuzzi non vale più i 220 milioni di euro pattuiti. Nuovo giro di vane e frenetiche offerte a imprese di mezzo mondo.

A luglio 2009, TEREX richiude l’accordo per rilevare Fantuzzi, ma a 175 milioni e non a 220. E i poveri bondholder dimenticati, nel frattempo? Restano all’oscuro di tutto fino al 16 agosto scorso. Quanto il loro trustee riceve una comunicazione da Fantuzzi, nella quale si annuncia la conclusione di un accordo con la subentrante TEREX, in relazione al bond.

La proposta è di rimborso per soli 27-28 milioni di euro sui 50 circa residui di capitale. E senza un solo euro versato per i due anni di interesse dovuti. Facendo la somma, se ai 22 milioni di capitale in meno sommate il 23% di interesse composto in due anni sui 50 milioni, la stangata si risolve in una trentina di milioni di euro “soffiati” ai risparmiatori.

C’è di peggio. L’accordo Fantuzzi-TEREX è già stato accolto e sottoscritto dai tre maggiori fondi d’investimento internazionali presenti nel bond: stanno in cattive acque, devono assolutamente rientrare, che cosa volete che sia qualche decina di milioni di euro per loro. E’ solo ai risparmiatori italiani, che la fregatura resterà sul groppone.

Tanto è vero che l’assemblea dei bondholder si tiene in prima convocazione a Londra con la necessaria presenza del 75% del capitale e la maggioranza assoluta per deliberare – e andrà deserta – mentre il 22 settembre c’è la seconda convocazione dove basterà il 12,5% dei voti favorevoli – i grandi fondi d’investimento, appunto, che potranno decidere a loro comodo. Le banche italiane che avevano prestato soldi a Fantuzzi sono rientrate, in più ci hanno guadagnato soldi sul bond.

Mentre ora il risparmiatore italiano non può neanche leggere la convocazione e la proposta di fregatura, perché la Consob non ha dato l’ok. Il mio consiglio a chi ha bond Fantuzzi è: organizzatevi, votate contro, fate causa a TEREX che ha asset solidi, per farvi ripagare il dovuto. Ma una cosa mi sembra certa: i media italiani dovrebbero montare casini inenarrabili su vicende come questa, invece di farle passare sotto totale silenzio.

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