Bond e azioni, entrambi a rischio bolla. Parlano gestori fondi

15 Aprile 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Bond e azioni, entrambi sopravvalutati e a rischio bolla? Sembrerebbe proprio di sì, prendendo almeno come riferimento le risposte che i gestori di fondi globali hanno dato al sondaggio di Bank of America Merrill Lynch, i cui risultati sono stati riportati dal Financial Times.

Il sondaggio ha messo in evidenza come e quanto le politiche monetarie divergenti promosse dalle banche centrali di tutto il mondo siano capaci di influenzare il sentiment sia per i bond che per i titoli azionari.

Dall’inchiesta, emerge che più di quattro su cinque investitori ritengono che le obbligazioni siano sopravvalutate – la proporzione più alta da quando il sondaggio venne lanciato nel 1998 -, mentre un quarto degli investitori sostiene che l’azionario globale sia sopravvalutato – al record da quando l’era della bolla dot-com toccò il picco nel 2000.

Le opinioni seguono una fase di appetito quasi senza sosta che gli investitori di tutto il mondo hanno avuto per il comparto del reddito fisso; appetito che si è tradotto nei maggiori flussi di investimenti, su base trimestrale, negli ETF esposti sui bond, nei primi tre mesi dell’anno. Stando ai dati di Markit, ben $37,6 miliardi sono stati investiti nel comparto.

In particolare, i gestori dei fondi ritengono che negli Stati Uniti ci sia il rischio maggiore di prezzi degli asset sopravvalutati mentre, grazie alle differenze nelle politiche monetarie, tutte le altre regioni, inclusi Europa e Giappone, presentano prezzi ancora sottovalutati.

“Queste valutazioni arrivano in un momento in cui gli investitori sembrano accettare sempre di più il fatto che i tassi sui fed funds Usa saliranno, mentre la Bce e la Bank of Japan sono impegnate a portare avanti politiche di stimoli monetari”, ha scritto Bank of America Merrill Lynch.

Detto questo, il 13% degli intervistati ritiene che una bolla sui mercati azionari rappresenti “il maggior rischio coda” per i mercati: i timori che si verifichi uno scenario del genere sono visibilmente aumentati, dal momento che nel sondaggio di febbraio la percentuale era di appena il 2%.

I gestori dei fondi hanno ridotto inoltre il loro entusiasmo per l’azionario dell’Eurozona, dopo che i fondi hanno assistito a flussi in entrata record nel primo trimestre, sulla scia del lancio del QE della Bce, che ha portato i tassi relativi a un quarto dei debiti sovrani dell’area, del valore di 1,5 trilioni di euro (dunque 1.500 trilioni di euro), a scivolare in territorio negativo. Il 46% dei gestori dei fondi intervistati rimane overweight sull’azionario dell’Eurozona, anche se in calo rispetto al record del 60% di marzo.

“Stiamo assistendo a una forma di esuberanza razionale in Europa, dove una view positiva sull’azionario è sostenuta dai fondamentali – ha commentato Manish Kabra, strategist dell’azionario europeo presso Bank of America Merrill Lynch – Tuttavia, gli investitori non credono più che le valutazioni siano convenienti”.

Tra i gestori intervistati parla Didier Saint-Georges, managing director presso Carmignac Gestion, sottolineando che la “Bce ha fatto troppo, e troppo tardi”, aggiungendo che avviare il QE quando i tassi sono già molto bassi comprime i tassi ulteriormente, con il risultato di rendere le obbligazioni molto costose. (Lna)

Fonte:Financial Times