Portoghesi dovranno pagare le bollette alla Cina

18 Luglio 2018, di Alessandra Caparello

Alla Cina gli investimenti in Europa piacciano e l’ultimo paese a cadere nella rete di Pechino potrebbe essere il  Portogallo, con la potenza asiatica che potrebbe raccogliere i frutti di un’economia e un popolo appena uscito dalla crisi profonda.

Dopo aver vissuto una grave recessione economica, il Portogallo, insieme alla troika formata da Unione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale, ha sottoscritto  un accordo per un piano di salvataggio triennale che prevedeva aiuti finanziari per 78 miliardi di euro.

In cambio il paese avrebbe dovuto compiere una serie di misure di risanamento dei conti pubblici, che un po’ come accaduto anche in Grecia prevedeva anche una serie di misure di privatizzazione tra cui la cessione della propria quota della società che possiede e gestisce le reti elettriche del paese, Energias de Portugal (EDP).

UE non può fare nulla per impedire sciacallaggio Cina

È così che nel 2012 è subentrata la Cina con la China Three Gorges (CTG), una società statale che acquistò il 21,35% di EDP per 2,7 miliardi di euro, impegnandosi però a rimanere un’azionista di minoranza. Ora la stessa CTG mira a conquistare l’altra fetta e quindi aggiudicarsi la quota di maggioranza.

Ma la Cina non si è fermata qua. La CTG ha presentato un’offerta anche per le azioni di EDPR non controllate da EDP. La EDP Renewables (EDPR) è una società dedicata alla produzione di energie rinnovabili e quarto produttore di energia eolica al mondo.

Come reagisce l’Ue? Al momento sul tavolo di Bruxelles vi è un accordo sul controllo degli investimenti esteri, un’intesa fortemente voluto dal trittico di testa di Francia, Germania e Italia, nazioni preoccupate per la mancanza di un controllo adeguato sulle acquisizioni indiscriminate.

Per il momento nella proposta non vi è alcun elenco di settori strategici paese per paese, ma un quadro di coordinamento in cui stati membri e Commissione possano fornire consulenza sugli investimenti esteri che potrebbero incidere sulla sicurezza o sull’ordine pubblico. Quindi per ora l’Europa sta alla finestra, con le mani legate. A Lisbona sperano che non ci rimanga troppo a lungo.