Salario minimo, Boeri: “governo se n’è dimenticato”

21 Settembre 2017, di Alberto Battaglia

Compreso nelle deleghe del Jobs Act ma mai attuato, il salario minimo è una realtà in molti Paesi d’Europa. E l’Italia, secondo il presidente dell’Inps Tito Boeri, dovrebbe entrare a far par parte di questo gruppo. O meglio uscire dal club, ben più ristretto dei paesi che una forma di retribuzione minima ancora non ce l’hanno: Danimarca, Cipro, Austria, Finlandia e Svezia.

Secondo Boeri il “salario minimo orario” dovrebbe essere la via per superare il sistema contrattuale a due livelli che “non funziona”. Arrivare a una forma di salario minimo, secondo Boeri, aiuterebbe l’occupazione in un Paese all’interno del quale esistono realtà regionali in cui il tasso di occupazione è sotto il 50%. Il presidente dell’Inps si era espresso a favore di questa soluzione nel corso di un un convegno dell’Agenzia di Ricerche e Legislazione dello scorso 14 settembre.

L’ipotesi ventilata andrebbe a formare l’ipotesi di salario minimo basandosi sui 9 euro orari previsti per i contratti di prestazione occasionale: una cifra che moltiplicata per le ore mensili andrebbe a corrispondere ai 1.530 euro. Più di quanto prevedono numerosi contratti nazionali, anche perché i 9 euro orari delle prestazioni occasionali non comprendono nessun altra forma di retribuzione come 13esime, Tfr e le ferie.

Il “salario minimo orario legale per tutti, laddove le maglie della contrattazione non sono in grado di evitare che le persone vadano sotto alcuni livelli” aveva detto in merito Boeri, “sarebbe un qualcosa che permette e stimola la migliore collocazione delle risorse eliminando le imprese a bassa competitività. Abbiamo dei profili salariali che gridano vendetta, si pagano le anzianità e non le competenze. È paradossale che questo tema sia stato depennato”.