BLOOMBERG
NEL MIRINO
DEL PRIVATE EQUITY

20 Ottobre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Anche Bloomberg, il gruppo d’informazioni finanziarie del sindaco di New York, Michael Bloomberg, finisce nel mirino dei fondi di private equity. Secondo alcune indiscrezioni raccolte dal New York Times, Blackstone Group e Kohlberg Kravis Roberts – ma anche gruppi editoriali quali McGraw-Hill (editore di BusinessWeek e proprietario dell’agenzia S&P) e Thomson – avrebbero espresso interesse nell’acquistare il gruppo.

Lo stesso Michael Bloomberg ha confermato gli approcci. Ma vista l’insistenza delle voci, l’altra sera ha dichiarato che, in questo momento, non ha nessuna intenzione di vendere. «Arriverà un giorno in cui o io o i miei eredi dovremo vendere – ha scritto il magnate ai 9mila dipendenti della società – Ma sono fiducioso che i momenti migliori per l’azienda debbano ancora arrivare».

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I rumor di una cessione del gruppo girano da tempo. Già nel 2004 il magnate aveva assicurato che dopo la scadenza del mandato di sindaco (nel 2009) si sarebbe dedicato esclusivamente alla filantropia. Intenzioni ribadite più volte anche di recente. Difficile stimare il valore della società, dato che Bloomberg non è quotata e non comunica i risultati finanziari. Non è nemmeno chiaro quanto il gruppo – che secondo Forbes fattura circa 4 miliardi di dollari – sia profittevole.

Detto questo, alcuni esperti a Wall Street stimano che l’azienda – controllata al 72% dal fondatore (Merrill Lynch ha il 20% e altri investitori il resto) – potrebbe valere fino a 12 miliardi. Il che significa che la quota in mano a Bloomberg potrebbe valere oltre 6 miliardi.

La storia di Bloomberg (con il quale Finanza&Mercati ha una partnership esclusiva in Italia) è iniziata nel 1981, quando il fondatore – allora a capo dei sistemi informativi di Salomon Brothers – lasciò la banca per mettersi in proprio e lanciare un sistema di terminali dedicati per la raccolta e la distribuzione di dati finanziari per i bond trader. Negli anni successivi il gruppo – che secondo alcune stime controlla circa il 30% del mercato delle info finanziarie – si è allargato anche alle news.

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