Blackrock ha il coraggio di investire in Italia

14 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – «Il debito italiano a questo punto rappresenta un investimento interessante. Nelle ultime settimane abbiamo ripreso ad acquistare titoli del Tesoro perché siamo convinti che il vostro Paese potrà riprendere presto a crescere. E’ un Paese ricco, con forti capacità esportative, e avrà i benefici come il resto dell’area euro dell’appoggio della Bce che sicuramente non mancherà».

Rick Rieder è una persona in grado di muovere i mercati: come capo del reddito fisso di BlackRock controlla 632 miliardi di bond investiti in tutto il mondo, sui 3.800 miliardi amministrati dalla finanziaria newyorkese, il maggior gruppo di money management del pianeta.

«Io diventai famoso a Wall Street un anno e mezzo fa quando cominciai a comprare titoli del debito italiano», sorride Rieder, che conta su 500 fra analisti e operatori. «Poi per la verità nell’aprile di quest’anno abbiamo ridotto gli investimenti perché era un momento difficile per il Paese e di conseguenza per l’euro, ma ora li abbiamo ripresi con
rinnovata convinzione».

Quindi anche secondo voi la recessione è finita, come assicura il governo e come sembra indicare il calo dello spread?

«Esistono segnali inequivocabili e molto incoraggianti specialmente dal comparto industriale. Non sarà una ripresa di straordinaria forza, ma di sicuro il momento della stabilizzazione è arrivato. Ora l’Italia può riprendere a crescere. E’ un processo di miglioramento che investe tutta l’Europa comprese altre aree di crisi a partire dalla Spagna.

Va ricordato però, in Italia più ancora che in altri Paesi, che nessuna crescita di rilievo è possibile senza un’adeguata ricapitalizzazione del sistema bancario. Ma siamo sicuri che la Bce non farà mancare il suo supporto, sia come facilità di rifinanziamento finalizzata ai prestiti all’economia reale che in termini di solidità patrimoniale delle banche. C’è un altro elemento che ci preoccupa, ed è la stabilità governativa. Vede, da così lontano non è semplice valutare questi fenomeni. Siamo fiduciosi ma è un fattore da seguire con attenzione».

E’ sicuro che la Bce supporterà in modo efficace lo sviluppo?

«Beh, le ultime dichiarazioni non mi sembra che lascino dubbi: Mario Draghi terrà i tassi bassi, almeno sull’attuale 0,50% o forse addirittura più giù, per un periodo sufficientemente lungo. Potrà ripetersi quanto successo in America, dove tanti anni di bassi tassi hanno portato alla fine a una crescita adeguata, che peraltro accelererà ancora nei prossimi due-tre anni, con l’ulteriore vantaggio di avere alle base un sistema bancario molto più solido che negli anni scorsi. Anche il Giappone ha imboccato la stessa via, e ora perfino la Cina sembra aver compreso che il denaro “facile” è l’unico modo per stabilizzare la crescita, che non sarà più del 10-11% ma non dovrebbe neanche andare sotto il 7%. Tutto questo quadro globale, tra l’altro, favorirà la ripresa delle esportazioni europee».

Però proprio ora Bernanke ha annunciato che interromperà il quantitative easing e più in là aumenterà i tassi…

«A parte che questo avverrà non prima di due anni, con riferimento al quantitative easing ormai è diventato anacronistico e pericoloso questo massiccio rifinanziamento da 85 miliardi al mese, con un bilancio americano che si sta riducendo per i tagli e una domanda di bond minima se non negativa. Ma tutto dipenderà dall’andamento dell’economia: mettiamo che ora la Fed riduca gli acquisti a 40-45 miliardi, nulla esclude che possa riaumentarli se qualcosa non andrà secondo le previsioni».

Quindi è stata una reazione eccessiva la fuga dai bond che le minacce di Bernanke hanno provocato?

«Certo. Pensi che il valore è crollato dell’11% fra maggio e giugno, e da allora si è ripreso solo marginalmente. Sta cambiando del tutto il sentimento popolare: negli ultimi 25 anni i bond americani erano considerati l’investimento più sicuro che esisteva, ora che si è scoperto che ci si può anche perdere, e parecchio: bisogna in fretta riposizionarsi in tutto il mondo. Così abbiamo comprato buoni messicani, per esempio, un Paese che trae vantaggio dalla ripresa statunitense, nonché brasiliani e di altri mercati emergenti tipo le Filippine. Abbiamo investito nelle valute di Taiwan e Ma-lesia, perfino nei junk-bond asiatici. Occorre uno sguardo globale: certo, non colpire a caso ma in modo preciso, dando una scala di priorità. Oggi l’Europa è fra queste priorità».

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