Bitcoin oltre 11.000 dollari, per esperti è “sottovalutato dell’80-90%”

30 Novembre 2017, di Redazione Wall Street Italia

A cura di Exante

Martedì la criptovaluta ha sfondato per la prima volta il muro dei 10.000 dollari di controvalore e oggi viaggia oltre gli 11.300 dollari secondo quanto riportato da CoinMarketcap, per un market cap di poco inferiore ai 190 miliardi di dollari.

Questo rally strabiliante ha se possibile attirato ancora di più i riflettori sul bitcoin e nelle ultime 24 ore non sono certo mancate dichiarazioni da parte di alcuni protagonisti del mondo delle criptovalute, interpellati su quello che riserva il futuro alla creazione di Satoshi Nakamoto.

Arthur Hayes, ceo e co-fondatore di BitMEX, exchange con sede a Hong Kong, non vede particolari ostacoli a questa avanzata e ritiene che un bitcoin arriverà a valere 50.000 dollari entro la fine del 2018.

“Dicevano che era una bolla a 1.000 dollari, lo dicevano a 5.000 dollari e lo hanno detto anche a 10.000 dollari”, sostiene Hayes, che invece sottolinea l’esistenza di un innegabile interesse da parte di Wall Street in questo fenomeno, testimoniato dal recente cambio della conformazione del pubblico presso le conferenze dedicate alle cripto a cui prende parte.

“La paura di essere tagliati fuori (FOMO) sta diventando sempre più forte. Gli investitori, asset manager o banchieri tradizionali che magari negli ultimi anni hanno guardato il bitcoin dall’alto in basso adesso stanno pagando migliaia di dollari per capire come poter essere coinvolti in questo nuovo settore”, secondo Hayes.

Questa posizione ricorda le recenti dichiarazioni del gestore miliardario di Group Galaxy Investment, Michael Novogratz, per cui alla fine dell’anno prossimo un bitcoin costerà 40.000 dollari, mentre per Thomas Glucksmann di Gatecoin, un altro exchange di Hong Kong, la criptovaluta è ancora fortemente sottovalutata. Lo stesso Ronnie Moas, analista famoso per le sue previsioni puntualmente azzeccate sulla scalata del bitcoin, si aspetta un’impennata almeno fino ai 15.000 dollari in un periodo compreso tra 6 e 12 mesi.

E, in un’intervista su Cointelegraph, aggiunge: “Questa non è una bolla e non si tratta di euforia irrazionale. Attualmente il bitcoin viene scambiato a un livello inferiore dell’80%-90% al valore che raggiungerà nei prossimi cinque anni”.

Di avviso simile è Anatoliy Knyazev, co-fondatore del broker Exante, società che nel 2012 ha creato il primo fondo hedge in bitcoin. “Se teniamo conto che ogni giorno oltre mezzo milione di nuovi utenti in tutto il mondo si affaccia al bitcoin, questo influsso di nuovo denaro non potrà che spingere il bitcoin ancora più in alto”, assicura Knyazev.

Ma nonostante i proclami entusiastici dei tori, anche il bitcoin deve fare i conti con gli orsi.

Per esempio Stephen Innes, responsabile del trading in area Asia-Pacifico per Oanda, azienda leader nella fornitura di dati valutari con sede a Singapore, si aspetta nel breve termine una battuta d’arresto stimata tra il 3% e il 6% del valore del bitcoin. “Gli ultimi investitori sono preparati per qualcosa del genere? Ovviamente no”, avverte Innes. “Temo che gli investitori retail si stiano buttando nella falsa speranza che tutto questo possa continuare per sempre”.

Ma per spiegare l’impulso rialzista della prima criptovaluta è possibile ricorrere persino a Thorstein Veblen, economista e sociologo reso celebre dalla sua “Teoria della classe agiata”, opera pubblicata nel 1899 dove spiega il concetto di bene posizionale, detto anche bene Veblen. “Addesso possedere un bitcoin intero è uno status symbol”, secondo Gavin Yeung, ceo di Cryptomover, società di investimento con sede a Hong Kong. “Vedremo trasformarsi il bitcoin stesso in un bene Veblen. Più il prezzo diventa alto, più il prodotto diventa desiderabile agli occhi del pubblico”.

E un vero e proprio invito alla prudenza viene da Lewis Fellas, ceo di Bletchley Park Asset Management, società che investe in criptovalute. Fellas vede nell’annuncio dei contratti futures di CME Group sul bitcoin e nella copertura dei media (“sta alimentando la FOMO”, letteralmente la ‘Fear Of Missing Out‘, la paura di rimanere esclusi da qualcosa di grosso) i due fattori trainanti dietro alle cifre registrate di recente dal bitcoin. Eppure basterebbe “un ritardo o un no” da parte della SEC circa il lancio dei futures sul bitcoin per “scatenare una correzione tra il 30 e il 40 percento”.