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Bitcoin, nuovo schiaffo dal Tesoro Usa: “Incoraggia l’evasione”

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Il Bitcoin, che nella giornata di oggi (20 maggio) aveva recuperato buona parte del terreno perso mercoledì, è stato colpito da una nuova tegola di tipo regolatorio.
Il dipartimento del Tesoro Usa ha dichiarato di essere al lavoro per introdurre l’obbligo di segnalazione all’agenzia di riscossione americana (Irs) per qualsiasi transazione in criptovaluta il cui valore superi i 10mila dollari. Il motivo: “Le criptovalute pongono un problema significativo nel facilitare l’attività illegale in senso lato, inclusa l’evasione fiscale”.

“Questo è il motivo per cui la proposta del presidente include risorse aggiuntive per l’Irs per affrontare la crescita delle criptovalute”, ha proseguito il Dipartimento del Tesoro. “Nel contesto del nuovo regime di rendicontazione dei conti finanziari, sarebbero coperti criptovalute e conti in criptovalute presso gli exchange e conti di servizi di pagamento che accettano criptovalute. Inoltre, come per le transazioni in contanti, verrebbero segnalate anche le aziende che ricevono criptovalute con un valore di mercato pari oltre ai 10.000 dollari”.

Il Bitcoin, alle ore 19 e 13 è in calo dell’1,76% a 39.402 dollari; nel corso della giornata aveva superato quota 42mila.
L’incremento dei controlli da parte delle autorità di vigilanza sono da sempre considerati un rischio per le prospettive di mercato per le criptovalute e l’annuncio del Dipartimento del Tesoro non ha fatto eccezione. Oltre al Bitcoin, sono in territorio fortemente negativo anche le altre monete virtuali: Ether cede oltre il 9%, Ripple oltre l’11%.

La pressione delle autorità di vigilanza si era già fatta sentire con forza dopo la stretta cinese di due giorni fa. Alle istituzioni finanziarie del Dragone è stata vietata l’erogazione di servizi legati alle criptovalute, mentre la banca centrale cinese ha dichiarato a stretto giro che i token digitali non possono essere utilizzati come forma di pagamento.
Altre restrizioni di larga portata, poi, sono attese in India, dov’è stato ventilato anche un possibile divieto per il semplice possesso di criptovalute.