Bitcoin, è una buona idea inserirlo in portafoglio?

18 Marzo 2019, di Daniele Chicca

Passata la follia speculativa ribassista del 2018 e la mania delle crypto del 2017, è un periodo in cui i grandi player della finanza iniziano a valutare la possibilità di tornare a inserire il Bitcoin nei portafogli di investimento per contenerne la volatilità.

L’anno scorso i prezzi della criptomoneta più capitalizzata sono crollati. Dai 19.704,40 dollari del 17 dicembre 2017, i prezzi sono crollati a 3.254,48 dollari un anno dopo (15 dicembre 2018). A inizio 2019 il ritornello sembrava lo stesso. Ma nelle ultime contrattazioni di marzo le quotazioni del Bitcoin hanno lanciato una bella rimonta con i prezzi che hanno oltrepassato quota 4.000 dollari. Al momento viaggiano appena sopra i 4.020 dollari.

Tuttavia, nel passato recente l’opera di consolidamento non è riuscita e non bisogna farsi grandi illusioni secondo alcuni analisti. Altri, come l’investitore di crypto Kevin Rooke, sono più ottimisti. Rooke sostiene che un rally è possibile. Negli ultimi cinque mesi i volumi di trading sono cresciuti del 150% e il numero di pezzi scambiati giornalmente è schizzato in rialzo.

Bitcoin: volumi di trading triplicati rispetto al 2018

Questi fattori, secondo quanto scritto dal trader su Twitter, sono un forte segnale di una nuova fase di recupero. Il volume giornaliero di Bitcoin è triplicato arrivando al 12% della capitalizzazione totale circa in questo momento, dal 4% del 2018.

A prescindere dalla stretta attualità di mercato, il contesto generale è decisamente migliorato per il Bitcoin. Complice anche la difficoltà degli asset manager a raggiungere gli obiettivi prefissati (calo del 12% sui mercati nel 2018), l’anno in corso ha spinto alcuni investitori anche istituzionali a rivolgersi al mondo crypto.

Come indica un report pubblicato da Natixis una correlazione troppo forte tra ogni attivo e la media del portafoglio è una delle cause delle performance deludenti. Di solito è di 0,8-0,9 in una scala che va da zero a 1. Un ribasso di una componente è accompagnato giocoforza dal calo degli altri elementi.

È tutta una questione di dosaggio

In una sua analisi recente, Audrey Charmant, ex trader della banca privata Pictet, sostiene che le criptovalute sono estremamente correlate tra loro (sopra lo 0,9) e che anche i mercati sono correlati tra loro (0,7-0,9) ma che combinando i due, le correlazioni diventano di fatto nulle (sotto allo 0,05).

A febbraio due grossi fondi di investimento americani hanno investito in un fondo di Morgqn Creek da 40 milioni dedicato alla blockchain – la rete distribuita e decentralizzata alla base delle criptomonete – che punta sulla decorrelazione tra criptoattivi e asset tradizionali. Esporsi al settore crypto permette infatti di diversificare maggiormente il portafoglio e limitarne la volatilità.

Secondo Yves Choueifaty, presidente della società di gestione di fondi Tobam di Parigi, ha dichiarato al magazine svizzero Bilan che “un milione di dollari di Bitcoin restano sempre un investimento meno rischioso rispetto a un miliardo di dollari di azioni”. L’ex AD di Crédit Lyonnais Asset Management, che ha lanciato nel 2017 un fondo sperimentale sul Bitcoin, spiega che “in finanza non si scarta un asset solo perché è rischioso”. È “tutta questione di ‘dosaggio’“.

"Un milione di dollari di Bitcoin sarà sempre un investimento meno rischioso di un miliardo di dollari di azioni". Nel 2017 il prezzo del Bitcoin ha raggiunto i 20.000 euro ma poi è crollato anche sotto i 4.000 dollari