Bersani: “tra me e Renzi idee opposte di democrazia”

14 Settembre 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – “Se il referendum è domani io voto No”. Non usa mezzi termini l’ex premier Luigi Bersani che punta il dito contro Renzi nel corso di una lunga intervista ai quotidiani La Repubblica e a La Stampa.

“Io sono contrario a questa riforma. Poi vediamo cosa succede con la legge elettorale, ma se mi chiedono come voto, dico quello che penso. Questo è legittimo, giusto? Ma non farò campagna per il No. Il mio voto vale uno, non cerco seguaci. Rispondo solo alla domanda, quando me la fanno. Non tutti i comunisti votarono per l’aborto, ma il giorno dopo erano ancora comunisti; non tutti i democristiani votarono per la Repubblica, e il giorno dopo erano democristiani. Che razza di problema c’è?”.

L’ex premier conferma la sua distanza con l’attuale presidente del Consiglio: “Io e Renzi abbiamo due idee opposte della democrazia” – e condanna anche l’intervento dell’ambasciatore americano a Roma che si è schierato a favore del Sì.

“Le parole di Phillips sono cose da non credere. Ma per chi ci prendono?”.

Bersani poi fornisce la sua ricetta per uscire dall’impasse. “La semplificazione è la malattia, non la cura. Semplifica, semplifica e non sai quello che viene fuori. Vale per l’Italia e vale per il mondo, basta vedere quello che succede negli Stati uniti, nelle Filippine e in tanti altri paesi (…)”

“Semplificare non è la risposta, peggiora la situazione. Viviamo un’epoca in cui la globalizzazione si sta ripiegando su stessa e crescono i protezionismi anziché gli scambi. Penso alla discussione sul Ttip. Il trattato è solo retorica, si va verso le chiusure altro che liberi scambi“.

Infine un’ultima stoccata al premier Matteo Renzi e alla riforma della legge elettorale.

“( ndr: per rifare la legge elettorale) Ci vogliono due mesi. Due. Renzi può sempre mettere la fiducia come ha fatto la volta scorsa. E secondo me nemmeno serve (…) penso a un sistema moderatamente maggioritario che permetta agli elettori di avere dei rappresentanti in Parlamento. La Le Pen, con il 20 per cento, aveva due deputati e era tagliata fuori da tutto. Adesso quella forza rischia di diventare esplosiva per la Francia”.

Fonte: La Repubblica