Berlusconi-Tremonti: un teso incontro photo-op, per calmare i mercati. Ma non serve

8 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Una “lunga e cordiale” colazione, presente anche Gianni Letta, per blindare il decreto manovra, assicurandone l’approvazione entro l’estate, per confermare l’obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2014, e dunque “continuare e rafforzare l’azione del governo”. All’indomani dello scontro durissimo e pienamente pubblico, Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti provano a restituire – soprattutto ai mercati – un’immagine di compattezza nell’esecutivo.

Nel giorno in cui il differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi tocca i massimi, il premier e il ministro dell’Economia cercano così di invertire la tendenza. Un incontro annunciato con una nota che già dava l’idea della volontà di ricostruire la solidità del governo, e al termine del quale i messaggi inviati all’esterno sono semplici e chiari: “E’ stato fatto il punto su tutti i problemi più attuali, a cominciare dalla manovra per la continuazione e il rafforzamento dell’azione di Governo”.

E dunque, secondo messaggio, “il presidente Berlusconi ha ribadito la volontà del governo italiano di raggiungere il pareggio di bilancio per il 2014, in linea con gli impegni assunti a livello europeo”, e a questo fine “il decreto legge sulla manovra sarà approvato prima dell’estate”.

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Le voci sono iniziate già ieri notte e si sono rincorse per tutta la giornata. Poi una nota del Ministero dell’Economia ha chiarito che martedì prossimo Giulio Tremonti coordinerà la riunione dei ministri delle Finanze del Ppe. Ma sono in tanti, nel governo, a raccontare che a palazzo Chigi il superministro dell’Economia era entrato con la determinazione di lasciare, stasera o al massimo domani. Alla fine, è prevalsa la decisione di mandare un messaggio ai mercati: Tremonti resterà alla guida di via XX settembre, anche se – spiega una fonte autorevole – “approvata la manovra sarà libero di prendere la decisione che ritiene più opportuna”.

Stavolta a stoppare il passo indietro del ministro, raccontano fonti di governo, è stato proprio il suo ‘rivale’ Silvio Berlusconi, spalleggiato da Letta e con l’avallo del Colle: troppo forte la pressione della speculazione sull’Italia, con la Borsa che crolla e lo spread con il bund che sale a livelli pre-euro, e troppo alto il rischio di far saltare il banco. E infatti il Capo dello Stato già ieri metteva in guardia sulla necessità che la stabilità dei conti sia obiettivo condiviso. E anche oggi dal Colle confermano che la vigilanza e l’attenzione sulla solidità del bilancio sono continue.

Il colloquio a palazzo Chigi viene descritto come “molto teso”, iniziato in un clima pesante e conclusosi senza miglioramenti. Ma l’esito sembrava già scritto, obbligato dalla situazione finanziaria: mentre l’incontro era ancora in corso, dal Pdl assicuravano che al termine si sarebbe garantita la tenuta dell’esecutivo, con un unico obiettivo: l’approvazione della manovra entro l’estate, il pareggio di bilancio entro il 2014. Esattamente i contenuti della nota rilasciata da palazzo Chigi a mercati ancora aperti.

Una tregua obbligata, spiegano fonti di maggioranza, l’unica possibilità per evitare l’assalto della speculazione. Ma una tregua che non ricompone il rapporto tra il premier e il ministro, ormai pubblicamente lacerato. E anche dalla Lega l’ipotesi di dimissioni future del ministro viene ritenuta possibile, e nel Pdl gli avversari del superministro sono tanti.

Del resto fonti vicine a Tremonti lo descrivono molto provato, in partenza per Pavia – dopo aver passato la notte ospite di amici e non a Campo Marzio – per un weekend in cui proverà a dimenticare la settimana nera che ha visto in fila lo scontro pubblico con Berlusconi, il video in cui dà del cretino a Brunetta, e la richiesta d’arresto dell’ex collaboratore Marco Milanese. Poi forse già lunedì a Roma per l’entrata nel vivo del percorso parlamentare della manovra, e martedì sicuramente a Bruxelles per la riunione dei ministri delle Finanze popolari, ancora da Ministro dell’Economia.

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ROMA – Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha terminato da poco una lunga e cordiale colazione di lavoro con il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti e con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Lo rende noto un comunicato di Palazzo Chigi con cui viene riferito che “é stato fatto il punto su tutti i problemi più attuali, a cominciare dalla manovra per la continuazione e il rafforzamento dell’azione di Governo. Il Presidente Berlusconi ha ribadito la volontà del governo italiano di raggiungere il pareggio di bilancio per il 2014, in linea con gli impegni assunti a livello europeo. Il decreto legge sulla manovra sarà approvato prima dell’estate.

FONDO-TESORETTO DA 5,8 MLD PER MISURE 2012 – Spunta un fondo-tesoretto da 5,8 miliardi nel decreto della manovra. Le risorse, raccolte con gli interventi del decreto che hanno effetto sul 2012, vengono appostate nel Fondo per gli interventi strutturali di politica economica per finanziare misure che saranno adottate ad ottobre con la prossima legge di Stabilita’ (la nuova Finanziaria). Tra i possibili utilizzi del Fondo Ispe – inserito nel capitolo ”sviluppo” della manovra – ci sono anche, come prevede la Finanziaria 2005 che lo istui’, ”interventi volti alla riduzione della pressione fiscale”.

La norma inserita in finanziaria non fa alcun riferimento all’utilizzo che verrà fatto di questo appostamento, che di fatto “prenota” le risorse che adottare gli interventi. Ma più volte, durante la messa a punto della manovra si era accennato alla possibilità che a settembre sarebbe arrivato un primo anticipo della riforma fiscale. Lo stesso premier Silvio Berlusconi, nella sua intervista a Repubblica, accenna alla fatto che “qualcosa sulle tasse la faremo”. L’articolo 40, che apposta l’importo, viene finanziato con tutte le altre misure che hanno già impatto sul 2012, che quindi sono condizione necessaria per la creazione delle risorse. Tra questi interventi, che servano a rimpinguare il Fondo Ispe, ci sono i tagli alle spese di ministeri e ai loro residui, i primi effetti dell’indicizzazione delle pensioni, gli incassi del bollo sui conti conenenti titoli, l’aumento dell’Irap su banche e assicurazioni, il superbollo per le auto potenti. Le risorse finanziate che vengono così appostate nel fondo – viene stabilito espressamente dal decreto manovra – “sono destinate all’attuazione della manovra di bilancio relativa all’anno medesimo”. In pratica potranno essere “spese” con la prossima Legge di Stabilita, che in base al nuovo calendario di finanza pubblica va presentata entro il 15 ottobre. Ad aiutare sui criteri di utilizzo è allora il rimando legislativo, alla legge istitutiva (la 307 di fine 2004). “Al fine di agevolare il perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, anche mediante interventi volti alla riduzione della pressione fiscale – è scritto all’articolo 10 – nello stato di previsione del ministero dell’economia e delle Finanze è istituto un apposito ‘Fondo per interventi strutturali di politica economica’”. Appunto il fondo ora “rifinanziato” con 5,8 miliardi per il 2012.

NEL 2013 NON MI CANDIDO ALFANO SARÀ LEADER – “Alle prossime elezioni non sarò io il candidato premier”. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, intervistato da Repubblica, annuncia che nel 2013 il centrodestra candiderà Angelino Alfano a Palazzo Chigi e sosterrà Gianni Letta al Quirinale, definisce “solidissima” l’alleanza con la Lega, rimprovera a Tremonti di essere “l’unico a non fare gioco di squadra”, attribuisce la paternità della norma ‘salva-Fininvest’ al ministro dell’Economia e al Guardasigilli, esclude l’ipotesi di un governo tecnico, attacca “il partito dei giudici che si sta preparando all’appuntamento elettorale del 2013” e si dice convinto che le inchieste che lo riguardano “finiranno nel nulla”.

PALAZZO CHIGI E QUIRINALE. Alle prossime politiche, dichiara Berlusconi, “il candidato premier del centrodestra sarà Alfano. Io, se potessi, lascerei già ora. Non mi dimetto – sottolinea – però verrebbe voglia”. “Credo che siano tutti d’accordo. Io farò la campagna elettorale e aiuterò Angelino. Farò il ‘padre nobile’. Cercherò di costruire il Ppe in Italia, ma a 77 anni non posso più fare il presidente del consiglio”. Il Colle, prosegue il Cavaliere, “non è per me. Al Quirinale ci andrà Gianni Letta. E’ la persona più adatta e ha ottimi rapporti anche con il centrosinistra. Avrebbe anche i loro voti”.

LEGA NORD. “L’intesa con Bossi è solidissima, e ho un buon rapporto anche con Maroni e Calderoli”, assicura Berlusconi. I movimenti all’interno del Carroccio dipendono dalle “nuove generazioni”. “E’ giusto. Capiscono che io e Umberto prima o poi dobbiamo essere sostituiti. E si preparano”, afferma il premier. “Con una piccola differenza rispetto al Pdl: ci sono tanti giovani di valore come Reguzzoni o Cota, ma non hanno ancora trovato il successore di Bossi”.

ESECUTIVO TECNICO ED EX ALLEATI. Per Berlusconi “non c’é alcuna possibilità che nasca un esecutivo tecnico”. “Anche i leghisti, dove vuole che vadano? Tutti quelli che si staccano – sottolinea – fanno una brutta fine. Pensate a Fini e Casini. Quelli del Fli ormai sono inesistenti. Il loro progetto politico, una volta fallito l’assalto del 14 dicembre, è il nulla”. Quanto al leader dell’Udc, “ha due possibilità: o va da solo come Terzo polo o, come penso, farà un patto di apparentamento con noi quando saprà che il candidato premier non sono io”, afferma. “A sinistra non può andare perché altrimenti perde i due terzi dei suoi elettori. E la legge elettorale resta questa. Non se ne esce”

TREMONTI. Poco lusinghiere le parole di Berlusconi sul ministro dell’Economia. “Lui pensa di essere un genio e crede che tutti gli altri siano dei cretini. Lo sopporto perché lo conosco da tempo e va accettato così, ma è l’unico che non fa gioco di squadra”, dichiara. “Alla fine non può fare niente. Anche lui: dove va? Anche nella Lega hanno un po’ preso le distanze”. Sul termine con cui Tremonti ha apostrofato il ministro per la Pubblica amministrazione, “quel ‘cretino’ è emblematico: Brunetta, giustamente, parlava ai nostri elettori, lui invece parla solo ai mercati”.

LA NORMA ‘SALVA-FININVEST’. Berlusconi attribuisce la paternità della norma al ministro dell’Economia e al Guardasigilli. “Hanno fatto tutto Tremonti e Alfano. Io nemmeno la volevo – afferma – ma resto dell’idea che sia un provvedimento sacrosanto”. Per questo “la riproporremo in Parlamento”. Il Cavaliere smentisce che la norma sia stata fatta per la Fininvest, “anche perché, ne sono sicuro, i cinque magistrati della Cassazione ribalteranno il verdetto”

LE INCHIESTE. Sulle inchieste che lo riguardano e che vedono coinvolti esponenti del suo governo, per Berlusconi “la verità é che il partito dei giudici si sta preparando alle prossime elezioni. Tutti cercano dei meriti per farsi candidare. La loro é semplice invidia sociale”. L’inchiesta sulla P4 “é solo fango e finirà nel nulla. Io poi in quell’inchiesta non sono proprio entrato. Quel Bisignani non l’ho mai conosciuto”, e “sul dottor Letta posso mettere la mano sul fuoco”. Quanto all’ipotetica struttura Delta, “se fosse vero, sarebbe una struttura di coglioni”, dice il premier. “Non hanno condizionato un bel nulla, la Rai ci è sempre stata contro. Le sembra che siamo mai riusciti a farci fare un favore dalla Rai? Nel Cda poi… meglio che non parlo”.