Berlusconi nel bunker

7 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Luca Ciarrocca e’ il direttore di Wall Street Italia

Mentre scrivo la Borsa di Milano e’ schizzata verso l’alto e i Btp sono in netto recupero, solo per un rumor sulle dimissioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che WSI ha rilanciato sul web. E’ la conferma chiara e forte di un fatto incontrovertibile e noto a chiunque si occupi di economia, mercato, politica: il danno economico, politico, finanziario e di credibilita’ internazionale che il premier sta infliggendo al Paese per il solo fatto di non voler dare le dimissioni, e’ enorme. Basta una voce non confermata sulle sue dimissioni e il mercato azionario e obbligazionario respirano e poi immediatamente festeggiano al rialzo.

I titoli di stato italiani (i Btp decennali sono tra le obbligazioni piu’ liquide del mondo) hanno raggiunto e superato stamattina quota 6,60% e nelle prossime ore e giorni, se non cambia subito qualcosa a Roma, potrebbero salire verso il livello 6,7% e poi il 7% fino al 8%. Il mercato insomma ha gia’ sfiduciato il governo. E’ un voto senza se e senza ma, inequivocabile. Il titolo decennale spagnolo e’ oggi 100 punti base al di sotto del Btp a 10 anni, il che sottolinea il livello di allarme e di rischio implicito che viene assegnato all’Italia.

Non e’ piu’ tollerabile che un solo uomo, un miliardario al governo dell’Italia da circa 18 anni a parte qualche interruzione, per difendere i suoi specifici interessi economici e tutelarsi dai processi, porti il Paese al default senza essere prima fermato in modo certo e definitivo (senza appello). Non e’ uno scenario “catastrofista”, e non lo e’ perche’ e’ stato gia’ superato il livello di non-ritorno dei tassi sui titoli di stato italiani, come era gia’ avvenuto – alla lettera – con i default di Grecia, Irlanda e Portogallo, nazioni in cui nel frattempo l’esecutivo e’ gia’ passato di mano.

La verita’ e’ che la permanenza di Berlusconi a Palazzo Chigi comporta un aggravio di molte decine di miliardi l’anno ai costi di rifinanziamento del debito pubblico italiano, infatti nel 2012 il Tesoro dovra’ emettere circa 320 miliardi di nuovi bond, a tassi insostenibili per lo Stato, certamente i piu’ alti da quando esiste l’euro.

Nessun suggerimento (o diktat) dall’Europa e dal Fondo Monetario Internazionale e’ servito. In particolare il premier disattende le richieste di due donne di grande potere (assolutamente indignate per la superficialita’, inconsistenza e mancanza di credibilita’ di Berlusconi) cioe’ Christine Lagarde, n.1 del Fmi e Angela Merkel, cancelliera della Germania, in aggiunta al fatto che nessun leader Ue o mondiale vuole farsi vedere o fotografare accanto al Cavaliere (Obama poi ne ha una pessima opinione); insomma nemmeno l’isolamento durissimo sulla scena internazionale ha convinto per ora il presidente del consiglio a lasciare: lui se ne frega. Ormai pare asserragliato come fosse in un bunker, un po’ fisico e un po’ mentale, ce lo confermeranno gli esperti di psicopatologia, ma la sua psicologia e’ oggi la stessa che fu di Hitler, Mubarak e Gheddafi nei loro ultimi giorni al potere. Chi comanda troppo a lungo e ha assunto un potere non piu’ condiviso democraticamente ritiene di essere invincibile e perde il senso della realta’.

Se il passo indietro del premier non avverra’ entro stanotte o domani, ai mercati finanziari e al mondo intero l’Italia avra’ dichiarato che preferisce fare bancarotta, portando con se’ nelle rovine l’intera Europa e l’euro. Questo e’ cio’ che decreta lo “smart money” oggi nelle grandi capitali e borse mondiali, con prezzi che equivalgono a voti.

Allora: per un solo uomo, vogliamo mettere a repentaglio in uno scenario da Apocalypse Now i 60 milioni di italiani gia’ sfiancati e impoveriti (ah quell’accenno “ai ristoranti e agli aerei pieni…”), ma anche i 500 milioni di cittadini europei, che da un default “politico” dell’Italia subirebbero tutti conseguenze gravissime, e poi a catena con effetto domino tracolli sull’intera economia mondiale? Non e’ un’esagerazione, e’ quel che accadrebbe con una bancarotta del nostro paese, troppo grande per essere salvato, con un debito pubblico da 2,6 trilioni di dollari.

Cio’ che si prepara a livello macro e micro – in assenza di un passo indietro del premier – ha un che di perverso se non criminale: fa parte delle strategie diaboliche di cui sono ricche le trame di romanzi gialli e di fanta-politica. Ma e’ l’amara, cruda realta’. E per questo Berlusconi deve essere bloccato: se persegue nel suo intento, consapevole o ignaro della gravita’ di quanto sta accadendo, siamo tutti rovinati.

La nostra foto in pagina qui su Wall Street Italia – un Bin Laden in fuga da tutti, incanutito, infreddolito, povero e isolato davanti a una TV sgangherata – e’ ovviamente una provocazione (possiamo immaginare la pioggia di critiche) ma la proponiamo lo stesso ai nostri lettori come shock iconografico, intellettuale, per ricordare quanto dura e’ questa guerra che noi tutti cittadini normali subiamo inermi senza nemmeno poter reagire (li comprino i politici al governo i Btp!).

Le responsabilita’ in capo a Silvio Berlusconi che pervicacemente rimane attaccato alla poltrona di Palazzo Chigi sono gravi, storiche, imperdonabili. La sua permanenza al potere risultera’ alla fine per gli storici paragonabile a un atto di terrorismo, un’insurrezione contro il popolo italiano (che poi lui finisca come Bin Laden a guardare in Tv il Grande Fratello in una delle sue ville all’estero – non sul Territorio della Nazione, per favore… – sarebbe la miglior punizione per questo ricco individuo colpevole di aver tradito la Patria, la democrazia e noi italiani, anche se ovviamente resta una fantasia che non si realizzera’).

Il Presidente Napolitano dovrebbe, per una volta, superare il suo complesso d’inferiorita’, in quanto l’essere stato comunista non lo esime piu’ a questo punto dal “dovere istituzionale” di prendere posizione, non e’ partigianeria, e’ buon senso, intelligenza politica, patriottismo. Ma qui non si tratta di affossare una parte politica a discapito di un’altra, non e’ questione di amici/nemici, destra/sinistra, comunisti/liberali: si tratta di eliminare dalla scena di Roma un uomo veramente pericoloso che ormai ha gia’ provocato un aggravio di costi finanziari e sociali troppo alti per ciascuno di noi italiani e per la Nazione. Se non si dimette, Berlusconi sara’ responsabile del collasso rovinoso del sistema industriale, bancario e dello scoppio di enormi tensioni sociali, con conseguenze ingestibili per anni a venire.

Presidente Napolitano: chiami a nome del popolo italiano il premier al Quirinale, adesso, e accetti le sue dimissioni irrevocabili. Chiunque venga dopo di lui e’ irrilevante. Ma l’Italia sara’ salva.