Berlusconi medita addio politica, chiede garanzie

11 Settembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Silvio Berlusconi è entrato nel lungo tunnel che dovrà portarlo nelle prossime ore, al massimo nel giro di qualche giorno, alla decisione estrema. Alla scelta che non avrebbe mai pensato di dover prendere in considerazione.

La grande rinuncia, il passo indietro, le dimissioni in piena autonomia dalla carica di senatore. Prima che a farlo decadere sia il voto inevitabile della giunta delle immunità prima e dell’aula di Palazzo Madama al più tardi i primi giorni di ottobre.

“So di non avere alternative, comunque tra un mese incombe l’interdizione, non ho scampo: posso tenere in vita il governo per il bene del Paese e uscirne da statista. Ma pretendo garanzie dal Colle”.

Il pendolo che in questi giorni oscilla frenetico e a volte sembra impazzito, in serata si ferma d’improvviso su un Cavaliere riflessivo. Stremato dallo stress, prigioniero della sindrome da assedio, da accerchiamento.

Quasi costretto dalla figlia Marina, dai vertici dell’azienda, dai consiglieri più fidati Gianni Letta in testa, dai ministri Pdl guidati da Alfano a considerare i “vantaggi” di una rinuncia al seggio parlamentare.

Ma la partita resta assai delicata. Il rischio di precipitare in una crisi resta concreto.

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[ARTICLEIMAGE] Silvio Berlusconi ”non è un delinquente”: lo ha voluto ribadire all’ANSA sua figlia Barbara Berlusconi commentando il momento del padre: ”La sua è una storia imprenditoriale e politica, non criminale”.

”Il Pd evidentemente si è accorto di aver sbagliato, l’accelerazione era sbagliata. Pensare la decadenza del senatore Berlusconi in 24 ore era follia pura. Evidentemente qualcuno se ne è accorto e qualcuno ha frenato il Partito democratico. Penso, molto probabilmente, anche se non lo so con esattezza, il Colle più alto”. Così Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera, in un’intervista a ‘Radio Anch’io’, su Radio Uno.

”Il Partito democratico – sottolinea l’ex ministro – ha fatto marcia indietro e si è diffuso un po’ di buon senso, solo un po’ di buon senso. Loro insistono a dire, senza se e senza ma, che la decadenza debba essere decisa e al più presto. E sul più presto sono anche d’accordo, perché questa incertezza deve finire. Noi siamo dell’avviso che l’applicazione della legge Severino sia incostituzionale – spiega – che non si può applicare la legge Severino in forma retroattiva, e chiediamo che sia la Corte Costituzionale oppure la Corte del Lussemburgo a decidere. Metà Paese la pensa così, metà dei costituzionalisti la pensano così, i dubbi sono chiarissimi da questo punto di vista”. ”Non capisco – conclude – perché il Pd, alleato di maggioranza, insista in questa posizione se non per ragioni politiche”.

Augello, decisione è precedente importante – “La decisione presa in Giunta costituisce un precedente importante. Non era mai stata decisa una procedura del genere. E’ stata accolta la nostra richiesta di individuarne una ad hoc per questo caso”. Lo ha detto il relatore del caso Berlusconi in Giunta per le Immunità del Senato Andrea Augello.

“Non lo speravo davvero che si sarebbe arrivati ad una decisione unanime su questa storia. Per quanto riguarda i tempi non sono ancora in grado di dire nulla perché dovranno essere ancora decisi dall’ufficio di presidenza – prosegue Augello – ma posso solo dire che essendo una questione del tutto particolare, tanto che richiede una procedura a sè, ci vorrà tutto il tempo che ci vorrà…”. “Abbiamo ottenuto che prima si voti sulle questioni preliminari e poi sulla decadenza o meno di Berlusconi. Ognuno potrà esprimersi su ogni questione pregiudiziale e poi ci sta il voto complessivo. E’ stata accolta, di fatto, la nostra richiesta e di questo siamo soddisfatti”. Secondo Augello il clima in Giunta stasera “è stato molto più disteso e conciliante rispetto a quello di ieri”

E il coordinatore del Pdl Sandro Bondi: La prima condizione per salvare l’Italia è dire la verità. L’Italia sta precipitando verso il baratro, verso la catastrofe economica, politica e morale. Non è vero che l’economia sta migliorando e che si profilano i primi segni di una ripresa. E’ vero il contrario: la ripresa è lontana e incerta, mentre nel frattempo tutti i dati dell’economia volgono al peggio con conseguenze sociali sempre più drammatiche. La politica è un deserto di leader, di idee, di onestà intellettuale e di lungimiranza.

In questo deserto, l’unico potere che sopravvive è quello della magistratura, un potere senza controllo che è una delle cause principali dell’ingovernabilità e del degrado italiano. In questo contesto assistiamo alla farsa ridicola, grottesca e delirante di una condanna inflitta per un supposto illecito amministrativo all’unico imprenditore italiano che non ha fatto fortuna alle spalle dello Stato e della collettività, e dell’unico leader politico italiano che ha cercato di restituire dignità all’Italia”. Lo dice il coordinatore del Pdl Sandro Bondi.

Schulz, no alternative a applicazione leggi – “Come presidente di un Parlamento, la sola cosa che posso dire è che in caso di giudizio e di perdita dell’immunità e di conseguenze legali di atti giuridici, un Parlamento non ha alternative”. Lo dice Martin Schulz sul caso della decadenza di Berlusconi. “Non ci sono alternative all’applicazione delle leggi” aggiunge.

Dal muro contro muro, da ieri la situazione in Giunta per le Immunità del Senato sembra sbloccata: il relatore Andrea Augello ritira le tre questioni pregiudiziali i; avanza la sua proposta di confermare la convalida dell’elezione di Berlusconi (che fino all’ultimo non voleva fare); e all’unanimità si decide di dare il via alla discussione generale sulla relazione che di fatto ha assorbito le questioni pregiudiziali (diventate ora ‘preliminari’). Ci sarà così un voto finale sulla relazione, ma anche la possibilità di esprimersi su ogni singola questione ‘preliminare’, spiega Augello. Il Pdl ha voluto, infatti, che nelle dichiarazioni di voto ogni gruppo si esprima non solo sulla convalida ma anche sulle singole questioni, come quella della costituzionalità o meno della legge Severino.

Alcuni componenti della Giunta, che tornerà a riunirsi giovedì alle 15, spiegano il risultato in due modi: il Pdl, a parte le dichiarazioni di fuoco di alcuni a cominciare da Schifani, di fatto non vedrebbe di buon occhio la caduta del governo; Berlusconi starebbe prendendo tempo perchè convinto dal suo entourage più moderato a chiedere la grazia a Napolitano. E per questo avrebbe bisogno di più giorni per riflettere senza mostrare la faccia feroce.

”Non ci sono grosse certezze su cosa sia successo fuori dall’Aula della Giunta, ma qualcosa deve essere successo”, commenta un esponente del centrosinistra della Giunta, ”qualche ingerenza dall’esterno c’è stata” visto che più volte sono stati visti uscire per ricevere telefonate sia componenti del Pdl, sia quelli del Pd. Comunque, dichiara la vicepresidente della Giunta Stefania Pezzopane (Pd), ”il clima oggi è cambiato rispetto a ieri”. ”E’ stato molto più disteso e conciliante”, commenta il relatore. (ANSA)