Berlino striglia la Francia. Ma al guru il mercato di Parigi piace

13 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Dall’Eliseo Francois Hollande non sembra ancora percepire la pesantezza della crisi del debito. L’andamento del Pil nell’ultimo quadrimestre che segna un -0,6% invece del previsto +0,4% potrebbe essere il giusto campanello d’allarme. Una prima presa di coscienza però c’è stata quando ieri il presidente francese ha ammesso che pubblicamente ciò che mercati e analisti supponevano da molto tempo, ovvero che Parigi nel 2013 non sarà in grado di rispettare il Patto di Stabilità europeo.

Con quel “quest’anno il deficit di bilancio francese si collocherà probabilmente al 3,7% del Pil”, è uscito allo scoperto. Alcuni trader notano il timing, sottolineando come l’annuncio sia arrivato nel giorno cui da Francoforte, il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha sollecitato tutti i Paesi dell’Eurozona colpiti dalla crisi del debito a non allentare la tensione riformatrice e gli sforzi per il consolidamento.

Ma sul mercato non si respira preoccupazione. Daniele Scilingo, gestore della casa d’investimento Pictet considerati tra i grandi guru di investimento osserva come “adesso con la Francia che si sta mettendo nei guai i suoi titoli azionari rappresentano una interessante opportunità per chi vuole investire”.

L’esperto di Borsa ha spiegato a Citywire Global di aver gradualmente costruito una posizione nel corso degli ultimi 18 mesi sul listino d’Oltralpe, che si è ritagliato nel portafoglio del fondo European Equity Selection di Pictet con 237 milioni di raccolta una fetta pari al 20%.

“Se siamo in sovrappeso di circa il 6% sull’azionario francese – sottolinea ancora Scilingo – è perché nonostante le preoccupazioni di carattere macroeconomico in Europa che causeranno volatilità nel breve termine e quindi opportunità di acquisto, siamo convinti che le aziende francese siano solide con una diversificazione di attività su scala internazionale”. Le sue preferenze sono per società note come BNP Paribas, Schneider, Total, e ancora Publicis, Pernod Ricard e Legrand.