BENZINA: OGGI SCATTANO ALTRI AUMENTI

18 Febbraio 2000, di Redazione Wall Street Italia

In Italia da oggi fare il pieno di benzina è diventato ancora più caro. Con gli aumenti annunciati ieri da quasi tutte le Compagnie petrolifere, la super è arrivata a costare anche 2115 lire il litro, la verde è a 2030, il gpl a 1035. Se poi il governo non confermerà gli sconti fiscali, dal primo marzo si rischia un appesantimento di ulteriori 35 lire. La situazione nazionale è aggravata da una rete di distribuzione obsoleta e costosa, oggetto di recenti provvedimenti di liberalizzazione. E’ stato calcolato che la minore razionalizzazione della rete incide per 50-70 lire il litro. Ieri al ministero dell’Industria si è svolto un incontro con i petrolieri, i quali peraltro sono perennemente al centro di polemiche per due motivi: la velocità con cui adeguando al rialzo il prezzo della benzina e la lentezza con cui la riducono; il sospetto di fare molto cartello e poca concorrenza. Tuttavia l’allarme per il caro-petrolio, che ha effetti sul prezzo delle benzine, e di conseguenza, sull’andamento dell’inflazione, non è solo italiano. Il ministro dell’Industria Enrico Letta ha sollecitato un’azione comune sotto l’egida di Bruxelles. E propone, per esempio, di usare l’arma del debito contro i Paesi produttori di petrolio; in ogni caso, afferma, “senza la Ue tutte le nostre armi sono spuntate”. Ma finora dalla Commissione europea, che pure segue “con molta attenzione” il fenomeno, non è partita alcuna iniziativa ufficiale. Ciò non significa che la diplomazia, politica ed economica, non sia al lavoro in queste settimane. Decisiva sarà la decisione dell’Opec alla fine di marzo, se aumentare la produzione di greggio (con conseguente calo dei prezzi) o se lasciarla così a maglie strette. I Paesi consumatori stanno perciò premendo sui Paesi cossidetti amici (Venezuela, Messico, ecc) affinchè facciano prevalere la loro voce su altri, come Iran e Iraq che si mostrano più intransigenti. Ieri il presidente della Federal Reserve (Banca centrale Usa) Alan Greenspan ha ammesso di essere molto preoccupato per questa situazione che ha portato a un allarmante calo delle scorte (il cui utilizzo è previsto per le emergenze e in caso di guerra). Negli Stati Uniti si è arrivati ai livelli del ’75.