Bce, tassi a 0,25%. Draghi pronto ad aiutare di nuovo le banche

5 Dicembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

FRANCOFORTE (WSI) – “I tassi resteranno a questo livello ancora a lungo” e la Banca centrale europea è “pronta a valutare tutti gli strumenti disponibili”, data la perdurante debolezza dell’economia. I tassi potranno essere portati a un livello anche più basso, per un protratto periodo di tempo.

Più in generale “la politica monetaria resterà accomodante per tutto il tempo che sarà necessario”. E’ quanto ha “promesso” Mario Draghi, nella conferenza stampa successiva alla decisione della Bce di lasciare invariato il tasso d’interesse di riferimento al minimo storico dello 0,25%.

La decisione annunciata nella riunione di oggi era attesa dal mercato, nonostante i dati deludenti dal settore terziario e l’ampliamento del gap tra Sud e Nord d’Europa. L’Eurotower ha lasciato invariati anche il tasso marginale allo 0,75% e quello sui depositi a zero.

Occhio all’avvertimento di Draghi, che ha spiegato che la Bce potrebbe decidere di immettere nuove liquidità nel sistema tramite operazioni straordinarie, ma assicurandosi che finiscano per confluire nell’economia reale, e non per essere utilizzate in operazioni di speculazione valutaria. “Se facciamo un altro ‘Ltro’, ci vogliamo assicurare che venga utilizzato per finanziare l’economia – ha detto – e che non venga usato per fare carry trade”.

La Bce non ha escluso dunque la possibilità di un altro Ltro, dunque di finanziamenti a tre anni e a tassi agevolati che sono stati già concessi alle banche a fine 2011 ed inizio 2012. “Se mai verra’ il tempo, saremo pronti per un altro Ltro”, ha detto Draghi.

Il numero uno della Bce ha parlato anche di una disoccupazione che rimane elevata in Europa. Le “previsioni sul Pil restano ferme al -0,4% per l’intero 2013”, ha precisato. La Bce ha ritoccato però al rialzo le previsioni sull’economia dell’area euro per il 2014 a +1,1%, attendendo un +1,5% per il 2015. Tre mesi fa i tecnici di Francoforte stimavano meno 0,4 per cento sul 2013 e più 1 per cento sul 2014.

Tagliato l’outlook sull’inflazione: ora sul 2013 stima un più 1,4 per cento, sul 2014 un più 1,1 per cento e sul 2015 un più 1,3 per cento. Tutti e tre valori inferiori alle sue soglie obiettivo. Tuttavia il presidente della Bce ha precisato che secondo la Bce le generali attese di inflazione sono “saldamente ancorate ai nostri valori obiettivo sul medio e lungo termine”.

Draghi ha sottolineato nel suo discorso che “dal 2012 ci sono stati molti progressi nel funding delle banche” e che “la frammentazione dei mercati è diminuita ulteriormente”.

Il presidente dell’Eurotower ha poi precisato che la Banca centrale europea non ha ancora formalizzato il suo parere sulla rivalutazione delle quote di Banca d’Italia detenute dagli istituti di credito italiani, misura prevista in un decreto approvato dal governo.

Il via libera spetta al Consiglio direttivo, ma in base alla procedura prevista il parere tecnico – favorevole, secondo quanto anticipato dal governo italiano – è stato girato a tutte le Banche centrali dell’area euro. E Draghi ha spiegato che le loro risposte non sono ancora giunte.

Riguardo ai conti pubblici, Draghi ha tenuto a ribadire che le politiche di risanamento dovrebbero favorire la crescita e avere un’ottica di medio termine, “minimizzando gli effetti distorsivi” di un aumento delle tasse.

Le banche centrali mondiali, non solo la Bce, sono in un momento decisionale critico, tra rischio deflazione in Eurozona, tempi e modi del cosiddetto ‘tapering‘ in Usa e ripresa fiacca un po’ dovunque, anche nelle economie solitamente toniche dei paesi in via di Sviluppo.