Recovery Fund, per la Bce dovrebbe essere permanente

23 Settembre 2020, di Alberto Battaglia

E’ vero, il Recovery fund, o più propriamente, il piano NextGeneration EU, andrà ad assegnare le risorse più consistenti all’Italia, ma sarà così solo in termini assoluti.

In proporzione alla grandezza dell’economia i veri vincitori del pacchetto predisposto dal Consiglio europeo e dalla Commissione Ue saranno, nell’ordine, Croazia (l’ultima arrivata in Europa), Bulgaria e Grecia.

A sottolinearlo è stata una nota di ricerca della Banca centrale europea che si è spinta a suggerire qualcosa di assai controverso: che il NextGeneration EU diventi un modello di redistribuzione di risorse permanente e non solo un piano una tantum legato alla pandemia.

Bce contro Weidmann: Recovery Fund sia permanente

Come conseguenza del NextGeneration EU, ha calcolato la Bce, l’indebitamento effettuato a nome dell’Unione europea aumenterà di 15 volte.

Sebbene il Recovery Fund sia “una tantum”, ha scritto la Bce nella sua nota, esso “potrebbe anche implicare lezioni per l’unione economica e monetaria, che manca ancora di una capacità fiscale permanente a livello sovranazionale per la stabilizzazione macroeconomica nelle crisi profonde”.

E ancora: “A condizione che sia utilizzato per la spesa produttiva e accompagnato da riforme volte a promuovere la crescita, il NextGeneration EU non solo aiuterebbe a sostenere la ripresa, ma aumenterebbe anche la resilienza e il potenziale di crescita delle economie degli Stati membri“.

Diverso il parere del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, che nel corso di questo settembre aveva avvertito che il Recovery avrebbe potuto “creare l’impressione che il debito a livello dell’Ue in qualche modo non conti o che sia un modo per eludere le noiose regole fiscali”. In effetti, andrebbe ribadito che la gran parte dei finanziamenti del Fondo non sono “regalati” e che, anche per quanto riguarda la parte di sussidi, si tratta comunque di risorse prese in prestito dai mercati – e saranno tutti i Paesi membri a ripagarle, benché non nella medesima misura.

Secondo Weidmann, pertanto, il Recovery Fund dovrebbe “rimanere una misura di crisi chiaramente definita e non dovrebbe aprire la porta al debito permanente dell’Ue”.

Recovery Fund, i maggiori beneficiari netti

Entrando nel dettaglio dell’impatto del Recovery Fund sul finanziamento dei vari Paesi si nota come l’Italia, nonostante i quasi 200 miliardi (193, per la precisione) che andrà a ricevere fra sussidi e prestiti, sarà solo il decimo maggior beneficiario del piano, con un impatto che non arriva al 2%, contro un beneficio netto che, per Croazia e Bulgaria, sarà superiore al 10% del Pil.

Fra i Paesi ad elevato reddito pro capite è la Spagna ad aver, cionondimeno, ricevuto le dotazioni più rilevanti dal Recovery Fund. Come prevedibile, invece, il NextGeneration EU andrà a sottrarre risorse soprattutto fra i Paesi che più ne hanno osteggiato la nascita, con l’unica eccezione della Germania. Nell’ordine, a ricevere meno di quanto spenderanno per il NextGeneration Eu saranno Danimarca, Germania, Olanda, Svezia e Austria.