Bce, parla Draghi: “Pronti a tutto”, sia sui tassi che sul QE

20 Novembre 2015, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Mario Draghi, numero uno della Bce, ha parlato in occasione dello European Banking Congress, in corso a Francoforte, segnalando l’intenzione della banca centrale di procedere all’espansione del QE (piano di quantitative easing) e anche di intervenire sui tassi, considerata l’inflazione, che rimane tuttora su bassi livelli.

“Se decideremo che l’attuale traiettoria della nostra politica (monetaria) non è sufficiente a centrare il nostro obiettivo, faremo quanto dobbiamo fare per aumentare l’inflazione il più velocemente possibile. E’ quanto il nostro mandato sulla stabilità dei prezzi ci chiede di fare”.

Draghi ricorda anche che “la crescita economica globale, quest’anno, sarà la più debole dal 2009”.

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Laura Naka Antonelli 20 Novembre 201510:12

“Le misure di politica monetaria della Bce hanno chiaramente funzionato. Infatti, sono probabilmente la forza dominante che sta alimentando la ripresa. Sono servite ad arrestare e invertire la rotta delle pressioni deflazionistiche che hanno colpito l’euro un anno fa. Detto questo, il momentum della crescita rimane debole e l’inflazione è ben al di sotto del nostro obiettivo, vicino al 2%”, ha detto Mario Draghi. 

Laura Naka Antonelli 20 Novembre 201510:15

Draghi ha continuato. “I tassi di prestiti composite per le società non finanziarie sono scese più di 70 punti base per l’Eurozona nel suo complesso, tra il giugno del 2014 e oggi, e di 110-120 punti base nelle economie più soggette a stress. Si tratta di un formidabile risultato. Anche le piccole aziende riportano miglioramenti nell’accesso alle fonti esterne di finanziamento”. 

Laura Naka Antonelli 20 Novembre 201510:16

Draghi ha illustrato quelli che sono i tre rischi principali: “la crescita globale quest’anno sarà la più debole dal 2009; questa, per l’Eurozona, è la ripresa più debole dal 1998; e il processo di ripresa rimane molto protratto da una prospettiva storica”. 

Laura Naka Antonelli 20 Novembre 201510:19

“Non possiamo dire con sicurezza che il processo di riparazione economica dell’Eurozona sia completo. Nel meeting del Consiglio direttivo di dicembre valuteremo in modo approfondito la forza e la persistenza dei fattori che stanno rallentando il ritorno dell’inflazione verso il 2%. Se concluderemo che i rischi al raggiungimento della stabilità di medio termine dei prezzi sono orientati verso il basso, agiremo utilizzando tutti gli strumenti disponibili all’interno del nostro mandato”.

Laura Naka Antonelli 20 Novembre 201510:25

“Riteniamo che il programma di acquisto di asset (ovvero il piano di Quantitative easing, QE), sia uno strumento potente e flessibile che possa essere sottoposto ad aggiustamenti per quanto concerne la dimensione, la composizione e la durata, al fine di perseguire una politica più espansiva. Anche il livello del tasso sui depositi può rendere più potente la trasmissione della APP (appunto il programma di acquisto di asset, l’asset purchase programme), aumentando tra le altre cose la velocità di circolazione delle riserve bancarie”, ha detto Draghi. “Se decideremo che la traiettoria attuale della nostra politica non sarà sufficiente a raggiungere il nostro obiettivo, faremo quanto dobbiamo fare per aumentare l’inflazione il più velocemente possibile. E’ quello che il nostro mandato di stabilità dei prezzi ci richiede di fare”.

Laura Naka Antonelli 20 Novembre 201510:31

Nel discorso proferito a Francoforte, in occasione del Congresso bancario europeo, Draghi ha sottolineato che il primo dei tre rischi che incombono sull’Eurozona, “sono aumentati negli ultimi mesi, a causa del deterioramento del contesto esterno. L’outlook sulla domanda globale, specialmente per i mercati emergenti, è peggiorata in modo notevole, mentre l’incertezza sui mercati finanziari è aumentata”. Motivo per cui la “crescita globale di quest’anno sarà la più debole dal 2009”. 

Laura Naka Antonelli 20 Novembre 201510:35

Secondo rischio è l’intensità del processo di ripresa, che è modesta, “Prendete in considerazione l’indice dei Direttori di acquisto (ovvero il Pmi), la cui ripresa, iniziata nel 2013, è la più debole per l’Eurozona dal 1998. E’ sorprendete, se consideriamo che ci troviamo nella fase iniziale della ripresa, dove ci si aspetterebbe di assistere a un recupero molto più vigoroso”. Per Draghi la lentezza del processo di ripresa è anche impressionante, se si considera anche il contesto di “prezzi energetici più bassi”. Infatti, “in nessuna delle precedenti fasi di ripresa, dal 1998, si è potuto beneficiare di una riduzione dei prezzi energetici”.

Laura Naka Antonelli 20 Novembre 201510:41

Nel descrivere il terzo rischio, che è quello di un processo di ripresa molto protratto, Draghi ricorda “che ci sono voluti tra i cinque e gli otto trimestri affinché i paesi che ora compongono l’Eurozona tornassero ai loro livelli pre-recessivi, in termini di ouput reale, dopo le crisi degli anni ’70, ’80 e ’90. Durante l’ultima recessione – che è stata considerata la peggiore dagli anni ’30 – ci sono voluti 14 trimestri affinchè gli Stati Uniti tornassero ai picchi precedenti la crisi. E se le nostre valutazioni sono corrette, l’Eurozona impiegherà 31 trimestri per tornare ai livelli di produzione precedenti la crisi, ovvero dovrà aspettare fino al primo trimestre del 2016”. 

Laura Naka Antonelli 20 Novembre 201510:45

Le parole di Draghi hanno zavorrato l’euro di mezzo punto percentuale circa nei confronti del dollari. La moneta unica è tornata sotto la soglia di $1,07, dopo due giorni di guadagni, scendendo fino a $1,0681. Focus anche sui tassi dei bond greci, con quelli decennali che sono scesi di 6 punti base bucando la soglia del 7% e calando fino al 6,98%, ovvero al minimo in un anno. Il trend è confortante in quanto tassi al 7% sono i livelli in corrispondenza dei quali diversi paesi dell’Eurozona sono stati costretti a ricorrere al bailout durante il picco della crisi finanziaria.