Bce nei guai, con i Piigs è diventata “una enorme bad bank”

24 Maggio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Esiste “una enorme bad bank” di cui si sente parlare poco. Trattasi della Bce, ergo della Banca centrale europea. L’allarme arriva da un articolo di Der Spiegel, che mette in rilievo la situazione drammatica in cui versa l’istituto, dopo aver sfornato aiuti a diversi paesi dell’Unione europea, costretti a ricorrere ai piani di salvataggio.

Ma come sta invece lei, la banca delle banche europee? Non proprio bene, si direbbe. La prova del nove arriva dagli asset-backed securities (strumenti finanziari garantiti da determinati asset) che si trovano nel suo bilancio. Il settimanale tedesco fa riferimento alla mole enorme di bad loans, ovvero di crediti inesigibili, che sono parcheggiati nel bilancio della Bce. Tra questi crediti, ci sono anche soldi che sono stati prestati per costruire abitazioni. Insomma, il solito fenomeno della cartolarizzazione dei debiti. “Nessuno sa quanto valgono oggi…e sembra che nessuno voglia saperlo davvero”, scrive Der Spiegel.

La situazione in cui versa l’istituto di Francoforte si spiega con il meccanismo che è stato attivato in Europa per salvare i vari Piigs. “Dagli inizi della crisi finanziaria, banche attive in paesi come Irlanda, Portogallo, Spagna e Grecia hanno scaricato i loro rischi, che ammontavano a diverse centinaia di miliardi di euro, presso le banche centrali. Queste ultime, (a quel punto), hanno distribuito grandi somme di denaro alle istituzioni finanziarie dei propri paesi per evitarne il collasso. (Ma, nel fareo questo), hanno accettato asset a titolo di garanzia, molti dei quali sono, alla meglio, non particolarmente di valore”.

Der Spiegel prosegue: “Ora questi rischi si trovano nei libri contabili della Bce, in quanto le banche centrali dei paesi dell’euro non sono autonome ma fanno parte del sistema della Bce”. Basti pensare, per esempio, che “la Bundesbank, ovvero la banca centrale tedesca, rappresenta il 27% del capitale della Bce, fattore che indica che – nel caso in cui ci fossero delle perdite – dovrebbe pagare una quota delle stesse superiore al 25%”.

“Proprio per questo, per il 2010 e i due anni successivi, la Bundesbank ha deciso di accantonare riserve per un totale di 4,9 miliardi di euro, per tutelarsi contro il sopraggiungere di nuovi rischi. Il fallimento di un paese come la Grecia, per esempio, porterebbe inevitabilmente alla bancarotta di alcune banche greche”. E tutto ciò avrebbe effetti devastanti per la Bce, “che avrebbe acquistato titoli di stato governativi greci per un valore di 47 miliardi di euro. Non solo, entro la fine del mese di aprile l’istituto ha anche speso 90 miliardi di euro circa per rifinanziare le banche greche”.

Il problema non è certo sconosciuto. Già “l’ex numero uno della Bundesbank, Axel Weber, aveva criticato il programma di acquisti di bond messo a punto dalla Bce per aiutare i paesi membri in difficoltà. In una situazione di bancarotta o anche di pagamento posticipato, la Bce sarebbe (infatti) direttamente colpita”.

Ma il peggio è che “la Bce ha accettato anche i cosiddetti asset-backed securities (ABS) a titolo di garanzia. All’inizio di quest’anno, questi strumenti finanziari ammontavano a 480 miliardi di euro. Sono stati proprio questi strumenti a scatenare la crisi immobiliare negli Stati Uniti. E ora, essi gravano sull’umore e sul bilancio della Bce”.